Ci svegliamo non troppo presto in una soleggiata giornata di fine inverno, decidiamo di andare in zona etrusca per approfondire quanto la piccola ha appreso durante il laboratorio presso il romano museo etrusco di Villa Giulia. Prepariamo il necessario, svolgiamo alcune faccende domestiche e saliamo sulla Volvo V60 Business che avrebbe bisogno di una bella lavata, viste le piogge sabbiose e il fango delle scorse settimane. Dopo qualche tentennamento, riusciamo a partire. Percorriamo la Cassia Bis e, attraversando l'inverno che diventa primavera, raggiungiamo il mare di Tarquinia Lido, non senza fare una piccola sosta alla Cimina, azienda della Tuscia viterbese che ha fatto delle nocciole e del cioccolato un'arte dolciaria. Peschi, mandorli, mimose rassicurano le schive querce sull'alternarsi delle stagioni, i prati sperimentano rari abbinamenti cromatici, acquedotti e borghi adornano una campagna collinare coltivata da millenni eppure selvatica. Scorgiamo finalmente il mare nel suo blu eterno, nella sua perfetta liquida bellezza, una festa degli occhi che ci fa pregustare il piacere di liberare i piedi nella sabbia, facendoci solleticare le dita dall'acqua fredda. Troviamo facilmente parcheggio, sono poche le persone che in inverno frequentano i lidi, peraltro chiusi, come i negozi che evidentemente in estate sono pieni di merci e di gente. ci togliamo le scarpe, indossiamo le ciabatte e ci dirigiamo verso la spiaggia, dove ritroviamo la felicità del vivere. Non vogliamo andar via ma la fame si fa sentire e il museo ci attende. Arriviamo a Tarquinia paese in modo un po' tortuoso ma finalmente raggiungiamo il portale e la piazza principali, parcheggiamo e visitiamo il bellissimo museo, una sosta rinfrancante al parco giochi da cui ammiriamo uno splendido tramonto e poi torniamo verso Mentana, attraversando borghi e strade buie, illuminate vagamente dalla luna e dalle stelle che ci accompagnano luminose.
giovedì 26 febbraio 2026
venerdì 2 gennaio 2026
Cronachette di un viaggio in Italia. Mentana*Napoli*Mentana
Mentana* Napoli * Mentana
Ci svegliamo presto con l'intenzione di andare in Campania. Carichiamo sulla Volvo V60 business e imbocchiamo l'autostrada con un po' di deviazioni. Il tempo non promette niente di buono, Claudio è di pessimo umore e tutto il viaggio di andata è pesantissimo, difficile godere delle bellezze paesaggistiche con un grumo di negatività nell' abitacolo. La pioggia ci accoglie a Napoli, dove arriviamo sbagliando strada più volte. Mi fermo per riprendere le energie nella bellezza della basilica dell'incoronata Madre del Buon Consiglio che sta chiudendo, riesco a sbirciare velocemente all'interno, recuperando energie, positività, equilibrio e senso del bello, il ritmo vivace e cadenzato della città mi rimette di buon umore. Alcuni momenti folcloristici ci fanno sorridere. Dopo aver chiesto informazioni ad un camionista gentile, arriviamo alla Città della Scienza, dove troviamo la generosa accoglienza e mangiamo qualcosa nel bar interno. Ripartiamo nel pomeriggio, facciamo un breve pellegrinaggio musicale verso la casa natia di Edoardo Bennato e finalmente vediamo il bel Golfo che decide di stordirci: da una parte il livido chiarore dorato, al centro il mare scuro scuro, e dall'altra Castel dell'Ovo, il Vesuvio, Napoli e la luna piena. Per chi conosce la città non c'è bisogno di aggiungere altro. Tutto sembra possibile, anche danzare con le nuvole coccolati dalle onde cupamente briose nel policromatico mosaico architettonico che sfida le convenzioni in un armonioso disequilibrio aleatorio. Ci immergiamo nel traffico del lungomare, per vedere ancora e ancora quella meravigliosa feroce e dolce bellezza. La coesistenza nel medesimo tempo e spazio di una impressionante quantità di ossimori svela la sinfonica complessità di questa incredibile città, dea che sorride dell'esser eternamente viva. Il Vesuvio gioca a nascondino con il temporale, il porto è parte della quotidianità, esplicita dimostrazione della falsità dei confini. Torniamo verso Mentana a malincuore nella pioggia di gennaio.