Mentana* Napoli * Mentana
Ci svegliamo presto con l'intenzione di andare in Campania. Carichiamo sulla Volvo V60 business e imbocchiamo l'autostrada con un po' di deviazioni. Il tempo non promette niente di buono, Claudio è di pessimo umore e tutto il viaggio di andata è pesantissimo, difficile godere delle bellezze paesaggistiche con un grumo di negatività nell' abitacolo. La pioggia ci accoglie a Napoli, dove arriviamo sbagliando strada più volte. Mi fermo per riprendere le energie nella bellezza della basilica dell'incoronata Madre del Buon Consiglio che sta chiudendo, riesco a sbirciare velocemente all'interno, recuperando energie, positività, equilibrio e senso del bello, il ritmo vivace e cadenzato della città mi rimette di buon umore. Alcuni momenti folcloristici ci fanno sorridere. Dopo aver chiesto informazioni ad un camionista gentile, arriviamo alla Città della Scienza, dove troviamo la generosa accoglienza e mangiamo qualcosa nel bar interno. Ripartiamo nel pomeriggio, facciamo un breve pellegrinaggio musicale verso la casa natia di Edoardo Bennato e finalmente vediamo il bel Golfo che decide di stordirci: da una parte il livido chiarore dorato, al centro il mare scuro scuro, e dall'altra Castel dell'Ovo, il Vesuvio, Napoli e la luna piena. Per chi conosce la città non c'è bisogno di aggiungere altro. Tutto sembra possibile, anche danzare con le nuvole coccolati dalle onde cupamente briose nel policromatico mosaico architettonico che sfida le convenzioni in un armonioso disequilibrio aleatorio. Ci immergiamo nel traffico del lungomare, per vedere ancora e ancora quella meravigliosa feroce e dolce bellezza. La coesistenza nel medesimo tempo e spazio di una impressionante quantità di ossimori svela la sinfonica complessità di questa incredibile città, dea che sorride dell'esser eternamente viva. Il Vesuvio gioca a nascondino con il temporale, il porto è parte della quotidianità, esplicita dimostrazione della falsità dei confini. Torniamo verso Mentana a malincuore nella pioggia di gennaio.