1 agosto 2026
Ci svegliamo nella calura agostana, svolgiamo alcune faccende domestiche, un breve bagno al mare, pranziamo e, con un po' di pigrizia carichiamo sulla Volvo V60 business il necessario per qualche ora fuori casa. Raggiungiamo il centro dell' Abruzzo dalle colline dense di uva e di grano falciato. Il caldo amplifica i profumi montani, l'elicriso e gli abeti sospirano ricordando la bellezza del vivere a chi sa emozionarsi col loro profumo. Tutto è estate in questa regione rocciosa e fluida, ondosa nel suo impaziente muoversi, scrollarsi di dosso il provincialismo che pure si ripresenta nella sua viscosa mediocrità nei bar del centro di città così vicine e così lontane dalla Capitale. Ad Aielli stazione ammiriamo il murale dedicato a Matteotti e poi saliamo verso un borgo che pare dipinto nella pietra e che ha saputo fare dell'arte contemporanea un motore di sviluppo economico divenendo borgo universo. I nuovi murales sono gradevoli, mostrano senza indugi il potere della cultura, di quella abusata dai Torlonia magistralmente raccontati da Silone e di quella del riscatto sociale, politico, economico dei cafoni che hanno mostrato al mondo che colorando la miseria si può strappare un destino di abbandono dalle grinfie dell'indifferenza e trasformare un decadente paesello di un'area interna in un centro vivacissimo di idee e pratiche delle differenze. Avezzano ci accoglie nella piazza agghindata per il sabato del paesone, prendiamo un gelato e poi andiamo, verso la costa, passando per le montagne, il Parco Sirente Velino ci svela una cerva, una volpetta e, mi pare, forse il cucciolo di Gabbietta, la figlia dell'orsa Amarena, generando un noi profondissima commozione. Ci fermiamo brevemente a Goriano Sicoli, un paesino graziosissimo. Prendiamo poi l'autostrada e torniamo a Francavilla dove Sal Da Vinci e tutta la piazza canta il suo sempiterno sì.