Ci svegliamo non troppo presto in una soleggiata giornata di fine inverno, decidiamo di andare in zona etrusca per approfondire quanto la piccola ha appreso durante il laboratorio presso il romano museo etrusco di Villa Giulia. Prepariamo il necessario, svolgiamo alcune faccende domestiche e saliamo sulla Volvo V60 Business che avrebbe bisogno di una bella lavata, viste le piogge sabbiose e il fango delle scorse settimane. Dopo qualche tentennamento, riusciamo a partire. Percorriamo la Cassia Bis e, attraversando l'inverno che diventa primavera, raggiungiamo il mare di Tarquinia Lido, non senza fare una piccola sosta alla Cimina, azienda della Tuscia viterbese che ha fatto delle nocciole e del cioccolato un'arte dolciaria. Peschi, mandorli, mimose rassicurano le schive querce sull'alternarsi delle stagioni, i prati sperimentano rari abbinamenti cromatici, acquedotti e borghi adornano una campagna collinare coltivata da millenni eppure selvatica. Scorgiamo finalmente il mare nel suo blu eterno, nella sua perfetta liquida bellezza, una festa degli occhi che ci fa pregustare il piacere di liberare i piedi nella sabbia, facendoci solleticare le dita dall'acqua fredda. Troviamo facilmente parcheggio, sono poche le persone che in inverno frequentano i lidi, peraltro chiusi, come i negozi che evidentemente in estate sono pieni di merci e di gente. ci togliamo le scarpe, indossiamo le ciabatte e ci dirigiamo verso la spiaggia, dove ritroviamo la felicità del vivere. Non vogliamo andar via ma la fame si fa sentire e il museo ci attende. Arriviamo a Tarquinia paese in modo un po' tortuoso ma finalmente raggiungiamo il portale e la piazza principali, parcheggiamo e visitiamo il bellissimo museo, una sosta rinfrancante al parco giochi da cui ammiriamo uno splendido tramonto e poi torniamo verso Mentana, attraversando borghi e strade buie, illuminate vagamente dalla luna e dalle stelle che ci accompagnano luminose.