Gabriele D'Annunzio ha scritto in diverse occasioni dell'Abruzzo e ha avuto una particolare attenzione nei confronti di Anversa e della Valle del Sagittario, dove ha ricostruito di aver effettuato una cavalcata che ha il sapore di un'avventura cavalleresca d'altri tempi.
Il luogo effettivamente è epico, la Valle del Sagittario con le sue rocce dure e imponenti che sembrano voler custodire il tesoro di uno dei Borghi più belli d'Italia ben stimola l'immaginazione.
Un'idea per una gita che unisca la passione per la montagna e quella per la letteratura.
Per i temerari e i motociclisti appassionati di strade arzigogolate può essere anche il punto di partenza per un'esplorazione del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.
domenica 17 agosto 2014
venerdì 15 agosto 2014
Ai piedi del vecchio campanile di San Berardo
"Mi piacerebbe di esser sepolto così, ai piedi del vecchio campanile di San Berardo, a Pescina, con una croce di ferro appoggiata al muro e la vista del Fucino, in lontananza".
Ignazio Silone, pseudonimo e poi nome legale di Secondino Tranquilli, ha voluto essere seppellito nella sua città d'origine, probabile fonte di ispirazione per il suo romanzo più noto 'Fontamara'.
Seguendo quelle che sono state le volontà dello scrittore la croce di ferro essenziale e semplicemente emozionante sovrasta un mucchio di pietre che si affaccia sulla scalinata monumentale e sulla Valle del Fucino, a pochi passi dalla lapide commemorativa che ricorda la breve vita del fratello ucciso a Procida nel 1932, e perfettamente armonizzata con l'ambiente circostante.
Uno spunto di viaggio per ripercorrere i luoghi della memoria letteraria e politica del nostro Paese e costituisce sicuramente un potente luogo di riflessione intellettuale e spirituale.
giovedì 14 agosto 2014
Un posto magico in cui tutto è vietato
Il Parco dell'Uccellina sarebbe un luogo meraviglioso, è sicuramente un posto magico peccato che da qualche tempo sia tutto rigorosamente vietato.
Non si può camminare nel parco, non si può decidere di fare una passeggiata, non si può andare in giro in bici, non si può entrare qui, non si può, è vietato, a pagamento e con gite organizzate in orari improbabili (es. escursione con partenza alle 10 di mattina in pieno agosto...).
Il luogo sarebbe meraviglioso, si può, percorrendo la strada del mare raggiungere la spiaggia in bici con delle bellissime ciclabili che tagliano la pianura tra mucche, volpi, aironi bianchi, cavalli, macchia mediterranea, grilli e cicale. Però dalla spiaggia non ci si può spostare, se si vuole arrivare alla foce dell'Ombrone si deve andare con guide del parco e pagare un biglietto francamente salato, se si vuole raggiungere una torre anche dal mare si deve tornare indietro e percorrere i percorsi stabiliti...
Il mare è bello, il parco magico, gli agriturismi e le persone che lavorano nella zona stupende ma sinceramente sembra un parco ideato da un architetto di uno dei negozi di mobili a buon mercato svedesi più noti piuttosto che un luogo per turismo responsabile e per entrare in contatto con la natura.
Non si può camminare nel parco, non si può decidere di fare una passeggiata, non si può andare in giro in bici, non si può entrare qui, non si può, è vietato, a pagamento e con gite organizzate in orari improbabili (es. escursione con partenza alle 10 di mattina in pieno agosto...).
Il luogo sarebbe meraviglioso, si può, percorrendo la strada del mare raggiungere la spiaggia in bici con delle bellissime ciclabili che tagliano la pianura tra mucche, volpi, aironi bianchi, cavalli, macchia mediterranea, grilli e cicale. Però dalla spiaggia non ci si può spostare, se si vuole arrivare alla foce dell'Ombrone si deve andare con guide del parco e pagare un biglietto francamente salato, se si vuole raggiungere una torre anche dal mare si deve tornare indietro e percorrere i percorsi stabiliti...
Il mare è bello, il parco magico, gli agriturismi e le persone che lavorano nella zona stupende ma sinceramente sembra un parco ideato da un architetto di uno dei negozi di mobili a buon mercato svedesi più noti piuttosto che un luogo per turismo responsabile e per entrare in contatto con la natura.
mercoledì 4 giugno 2014
Rosciolo val bene un risotto
Gira voce che ci siano carovane organizzate di golosi che vanno a Rosciolo a mangiare il riso alla Locanda dell'Arco, ci siamo stati a giugno e bisogna dire che a volte vox populi è vox dei: il risotto è uno spettacolo. Tra l'altro è vero anche che ci sono le 'carovane' per cui, visto che Rosciolo è un piccolo paese incastonato tra il Velino e la Piana del Fucino, e il locale non può avere le dimensioni di un fast food statunitense, è bene prenotare, in particolar modo se si va nei giorni festivi o prefestivi.
Il menù cambia frequentemente (di mese in mese?) rispettando le stagionalità e i piatti sono effettivamente piuttosto particolari. La ricerca costante di dialogo tra il Nord e il Centro Italia con incursioni anche verso Sud crea possibilità interpretative molto interessanti, in alcuni casi concretizzando nel piatto squisitezze che esaltano la forza degli ingredienti singoli, in altri il rischio dell'omologazione dei sapori si affaccia a smussare le caratteristiche più evidenti degli elementi che compongono la pietanza.
Rosciolo val bene un risotto, si potrebbe dire, intendendo che il riso della Locanda dell'Arco effettivamente è molto buono ed è il caso di percorrere un po' di chilometri per andarlo a mangiare.
Tra l'altro la posizione è suggestiva, all'interno del borgo, sotto un arco, con il Velino che incombe con tutta la sua maestosità. Da notare i centrini nei piatti, rigorosamente fatti a mano all'uncinetto e di un bianco immacolato.
Le persone del ristorante sono molto gentili e amichevoli, soprattutto con chi non si presenta in modo spocchioso o arrogante. Si respira aria abruzzese: 'Nec sine Marsis nec contra Marsos' dicevano gli antichi Romani e in questo ristorante è chiaro sin dall'inizio che è bene rispettare le norme basilari dell'educazione, insomma l'ospitalità è molto calorosa se c'è rispetto da parte dei clienti, è così ovunque ma in alcuni posti lo è in modo particolare.
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Il menù cambia frequentemente (di mese in mese?) rispettando le stagionalità e i piatti sono effettivamente piuttosto particolari. La ricerca costante di dialogo tra il Nord e il Centro Italia con incursioni anche verso Sud crea possibilità interpretative molto interessanti, in alcuni casi concretizzando nel piatto squisitezze che esaltano la forza degli ingredienti singoli, in altri il rischio dell'omologazione dei sapori si affaccia a smussare le caratteristiche più evidenti degli elementi che compongono la pietanza.
Rosciolo val bene un risotto, si potrebbe dire, intendendo che il riso della Locanda dell'Arco effettivamente è molto buono ed è il caso di percorrere un po' di chilometri per andarlo a mangiare.
Tra l'altro la posizione è suggestiva, all'interno del borgo, sotto un arco, con il Velino che incombe con tutta la sua maestosità. Da notare i centrini nei piatti, rigorosamente fatti a mano all'uncinetto e di un bianco immacolato.
Le persone del ristorante sono molto gentili e amichevoli, soprattutto con chi non si presenta in modo spocchioso o arrogante. Si respira aria abruzzese: 'Nec sine Marsis nec contra Marsos' dicevano gli antichi Romani e in questo ristorante è chiaro sin dall'inizio che è bene rispettare le norme basilari dell'educazione, insomma l'ospitalità è molto calorosa se c'è rispetto da parte dei clienti, è così ovunque ma in alcuni posti lo è in modo particolare.
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martedì 3 giugno 2014
MastraGatta una birreria perfetta anche per gli astemi
Un luogo affascinante, piccolo e con una grandissimi attenzione al gusto e alle prelibatezze: una birreria dove anche il più astemio degli astemi può trovare bevande squisite senza sentirsi un alieno o dover chiedere acqua, Coca Cola o simili.
Quando si entra si ha la sensazione di essere all'estero, in uno di quei luoghi che tanto ci fanno sentire bene quando attraversiamo il confine verso Nord o Ovest: attenzione ai dettagli, design minimale e accogliente con tavoli in legno e luppolo, disegni a china magistralmente dipinti a mano, lampadari creati artigianalmente con boccali di birra, buona musica a volume decente, menù scritto con criterio e voglia di comunicare qualcosa in più del costo dei prodotti, che peraltro non è alto.
Le birre sono artigianali e di ottima qualità, selezionate dalla 'Mastra Gatta' che, dopo aver studiato la birra in tutte le sue possibili elaborazioni nelle apposite accademie conseguendo un gran numero di titoli di studio, spiega con semplice eleganza le caratteristiche delle bevande nel menù, le modalità di preparazione e consiglia abbinamenti.
E qui si apre un capitolo a parte. I formaggi sono semplicemente squisiti, scelti con evidente amorevole passione per il cacio di qualità, i filetti di aringa si mangiano con gusto, per quanto riguarda i salumi e le altre cibarie, torneremo.
Per gli astemi o per chi, per qualunque motivo, non abbia voglia di bere alcolici ci sono ampie e alquanto ricercate possibilità di scelta. Si passa dalla Cola ottenuta da noci e altre bevande gassate prodotte con materie prime che spesso sono presidi Slow Food alla ottima selezione di tè in foglie, rigorosamente serviti in teiera da infusione per la gioia di chi ama questa bevanda.
Quando si entra si ha la sensazione di essere all'estero, in uno di quei luoghi che tanto ci fanno sentire bene quando attraversiamo il confine verso Nord o Ovest: attenzione ai dettagli, design minimale e accogliente con tavoli in legno e luppolo, disegni a china magistralmente dipinti a mano, lampadari creati artigianalmente con boccali di birra, buona musica a volume decente, menù scritto con criterio e voglia di comunicare qualcosa in più del costo dei prodotti, che peraltro non è alto.
Le birre sono artigianali e di ottima qualità, selezionate dalla 'Mastra Gatta' che, dopo aver studiato la birra in tutte le sue possibili elaborazioni nelle apposite accademie conseguendo un gran numero di titoli di studio, spiega con semplice eleganza le caratteristiche delle bevande nel menù, le modalità di preparazione e consiglia abbinamenti.
E qui si apre un capitolo a parte. I formaggi sono semplicemente squisiti, scelti con evidente amorevole passione per il cacio di qualità, i filetti di aringa si mangiano con gusto, per quanto riguarda i salumi e le altre cibarie, torneremo.
Per gli astemi o per chi, per qualunque motivo, non abbia voglia di bere alcolici ci sono ampie e alquanto ricercate possibilità di scelta. Si passa dalla Cola ottenuta da noci e altre bevande gassate prodotte con materie prime che spesso sono presidi Slow Food alla ottima selezione di tè in foglie, rigorosamente serviti in teiera da infusione per la gioia di chi ama questa bevanda.
sabato 11 gennaio 2014
Pork'n'Roll, un locale particolare a Roma dalla provincia pugliese
Pork'n'roll è un localino nei pressi della via Tiburtina, a due passi dalla omonima stazione romana, arredato in modo sobrio e informale quasi completamente in legno, dove è possibile mangiare soltanto carne di maiale, o quasi. Non di normali suini si parla, però, ma di un allevamento a gestione familiare nel cuore della Puglia. La famiglia Roccia ha un'azienda agricola ad Ascoli Satriano, paesino nel foggiano dalla storia antica abitato già dalla popolazione pre-romana dei Dauni, ma è difficile per dei giovani neo-laureati adattarsi alla placida vita provinciale. I 'pargoli' ormai adulti della famiglia Roccia sono quindi emigrati a Roma, in cerca di un po' di divertimento e di nuove opportunità. Viste le condizioni precarie dei loro colleghi di studi, decidono di unire la tradizione familiare, le passioni per il rock, la birra, la cucina schietta e l'ambizione a ritagliarsi uno spazietto nella Capitale. Cos'altro se non aprire un locale in cui servire i prodotti preparati dai genitori e la birra artigianale prodotta da uno dei fratelli?
giovedì 5 dicembre 2013
Le Fontanelle di Contigliano...
Un agriturismo con il ristorante ricavato all'interno di un ex fienile con una vetrata spettacolare che affaccia sulla valle del Tancia dove si mangia bene ma dove è consigliabile andare con persone del luogo.
La prima volta siamo andati a cena, invitati da amici di Rieti che conoscono il territorio, per cui non abbiamo potuto godere del panorama splendido anche di sera.
Eravamo un gruppo, ci sono stati serviti degli antipasti misti, degni di nota: le bruschette con buon pane casareccio, gli affettati tagliati a mano che ricordavano sapori dell'infanzia, quando i maiali erano ancora allevati in modo civile e non imbottiti di antibiotici, la ricotta molto buona, fresca e delicata, i fritti sublimi, pastella leggera e croccante, verdure fresche burrose all'interno, neanche una traccia d'unto, l'olio utilizzato sembra di produzione locale o comunque extra vergine di frantoio. Abbiamo preso delle fettuccine, degli strangozzi e altri primi. Le paste fatte in casa sono molto buone, per i condimenti: squisita la funghi e tartufo, un po' pesante per l'estate quella con salsiccia e zucchine anche se la salsiccia era ottima e ben cotta, le zucchine fresche, l'olio buono, l'ortolana indugiava un po' nell'aroma di cipolla ma le verdure erano da orto.
Non abbiamo assaggiato la carne che ben prometteva, soprattutto quella cotta nel grande camino con braciere. Ci hanno detto che tutta la produzione di carne è dell'agriturismo stesso e hanno un tipo particolare di maiale, il maiale nero, le cui carni sono particolarmente gustose, non fatichiamo ad immaginarlo, visti i salumi. Patate al forno ben cotte. Dolci fatti in casa: torta della nonna, frolla, crema, mandorle e briciole, servita tiepida, buona ma non eccellente e crostata con marmellata di more. Buon vino, servito in quantità, acqua microfiltrata leggermente gasata e liscia.
La seconda volta siamo andati con un gruppo di amici non di Rieti e il pranzo, seppur gustoso, non era della stessa qualità della prima, insomma ci siamo sentiti considerati un po' dei turisti sprovveduti e abbiamo avuto la sensazione che, come per molti luoghi in Italia, i piatti più prelibati siano destinati agli amici. La veduta di giorno è comunque meravigliosa.
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