sabato 5 dicembre 2015

Cronachette di un viaggio in Italia. Itinerari mentanesi. Mentana > Rifugio Montecristo > L'Aquila > Mentana

5 dicembre 2015

Itinerari mentanesi. Mentana > Rifugio Montecristo > L'Aquila > Mentana

Ci svegliamo di buon mattino senza troppa voglia di andare via. La giornata promette bene, ci rimettiamo a letto con pigro gusto vacanziero. Il sole irrompe nella stanza e ci invita a godere della calda mattinata dicembrina. Ci facciamo una doccia calda, ci vestiamo bene e ci copriamo per andare sulla neve, direzione: Gran Sasso. L'acqua bolle, il tè è subito pronto per il thermos, tagliamo a dadini un po' di cacio lombardo acquistato al Passo del Tonale, prepariamo gli zaini e via, pronti per una bella gita.
Saliamo in macchina, bacetto del buon viaggio, l'autostrada non promette bene e sembra proprio che mezza Roma e dintorni abbiano deciso di seguirci verso l'Abruzzo, o che comunque la nostra sia stata una di quelle originalissime idee sulla falsa riga di una capatina al centro commerciale in un sabato pomeriggio uggioso. Arriviamo a Fonte Cerreto, dove pensiamo di acquistare panini ma preferiamo proseguire verso Campo Imperatore, o almeno finché si riesce ad arrivare. Ci fermiamo al Rifugio Montecristo, dove ci accolgono due bellissimi cagnoloni che hanno tutta l'aria di essere maremmani paciosi e dolcissimi. Cambiamo le scarpe e ci incamminiamo verso la cima, o almeno cominciamo ad inerpicarci su una pista da sci con qualche centimetro di neve e gli impianti di risalita fermi. Prendiamo come riferimento i pali della funivia per non perdere l'orientamento. L'impressione che abbiamo è quella di una scalata in cordata dell'Everest, ci fermiamo di frequente per riprendere fiato anche se non abbiamo il coraggio di ammettere che siamo decisamente fuori allenamento. Alfin giungiamo in vetta, forse sarebbe più appropriato affermare che abbiamo percorso qualche centinaia di metri in leggera pendenza e ci siamo seduti, stremati e soddisfatti, vicino al capo opposto della seggiovia. Intorno a noi la meravigliosa varietà dei Monti della Laga e del Massiccio del Gran Sasso. C'è poca neve e Valentina riesce finalmente a comprendere il concetto di trasformazione dell'idrogeno con due basi di ossigeno dallo stato liquido a quello nevoso. Rimaniamo molto sorpresi dalla forza straordinaria della natura che riesce ad esprimersi nello spazio di pochi centimetri quadrati tra forme vitali all'apparenza diversissime tra loro. Ci beiamo nella bellezza ondosa di monti che si rincorrono tra loro in una corsa infinita verso il cielo e il mare. Siamo in profonda meditazione, il modo giusto per salutare un amico e per godere il piacere vivace dell'amenità del luogo. Riscendiamo verso il rifugio correndo sulla neve, ridiamo, sembra di volare. Piccola sosta al Montecristo per succo di frutta e caffè al ginseng. Vorremmo mangiare lì ma forse la prossima volta. Una chiacchierata sui luoghi di montagna opposti a quelli di mare ci fa sorridere: a quanto pare i montanari trovano il mare monotono. Andiamo via con la voglia di tornare. Arriviamo a L'Aquila, città massacrata ingiustamente dall'inettitudine e dalla corruzione. L'imponenza della Procura ci strappa un amaro sorriso.
Nella Piazza del Duomo ci deliziamo tra squisitezze e sapori autentici nel Caffè dei Fratelli Nurzia. Torniamo verso casa tra le vie della città dignitosamente sofferente, fantasmagoricamente testarda. Attraversiamo paesini deliziosi, Antrodoco, Sella di Corno, per giungere fino a Rieti, dove non ci fermiamo.

La Salaria ci riporta verso casa con il desiderio di ricominciare il lavoro. Ci aspetta il sagrato della chiesa per un'iniziativa commemorativa.

domenica 22 novembre 2015

Cronachette di un viaggio in Italia: Itinerari mentanesi. Mentana > Abruzzo > Ascoli Piceno > Acquasanta Terme > Mentana

Domenica 22 novembre 2015

Itinerari mentanesi. Mentana > Abruzzo > Ascoli Piceno > Acquasanta Terme > Mentana


Siamo partiti tardi, verso le nove, dopo aver cotto al forno arancini con gorgonzola e pere, lessato patate, preparato il tè e il borsone con gli indumenti adatti alla montagna. Ci dirigiamo verso il Gran Sasso, che ci riempie di un meraviglioso sentimento di maestosità. Sull'autostrada incontriamo pioggia, nevischio, neve e venti forti, per cui decidiamo di proseguire verso Ascoli Piceno. L'Adriatico ci svela la sua bellezza aprendosi davanti ai nostri occhi in una immensità di sole, cielo terso e mare blu cobalto increspato da onde capricciose, qua e là qualche campanile, matite in resta in un disegno che è al contempo realtà e rappresentazione di sé. Ascoli ci accoglie nelle sue ritmiche vie e piazze, il romanico piceno si espande fino a raggiungere un'umanistica forma di rapporto tra i cittadini e i luoghi del vivere. Nella piazza, che sarebbe dechirichiana se non fosse decisamente romanica, scompostamente fiorata, vivacemente abitata, prendiamo l'aperitivo in uno tra i bar più belli che abbiamo mai visto, sembra di essere in una assoluta compresenza di epoche e tempi. Il Risorgimento, gli ideali novecenteschi e il nuovo umanesimo di questi primi decenni del ventunesimo secolo si intrecciano tra suggestioni liberty, sapienza artigianale, innovazione e mondanità eterna. Dalle vetrine si vede la piazza, si fa guardare fanatica con elegante nonchalance popolare, e la vita pigramente attiva della domenica mattina. L'aperitivo è spettacolare e ci avviamo soddisfatti verso il nostro giro tra le architetture religiose. Non ci sono molte chiese visitabili, o c'è la messa o sono chiuse, ma riusciamo comunque a vedere il Battistero e il Duomo. Vi entriamo mentre una fanfara intona l'inno italiano. La cattedrale principale è frutto di una serie di aggiustamenti successivi, segno inequivocabile di una vivacità culturale che si esprime nella costruzione e nella modificazione graduale del tessuto urbano. Non ci sono mastodontici edifici a testimonianza inequivocabile del potere temporale di questo o quel nobile, di questo o quel vescovo, di questa o quella religione, piuttosto una graduale evoluzione partecipata. Ascoli Piceno ci piace moltissimo, rispecchia in tutto e per tutto il nostro ideale di cittadella a misura di persona, in cui la vita civile non è e non deve essere opprimente per chi la abita. Ci sorprende in modo molto positivo anche l'alternanza e il bilanciamento tra luoghi di culto e le istituzioni pubbliche. Evidentemente il dialogo tra i due poteri c'è e c'è sempre stato, ma è altrettanto palese che non si tratta di sottomissione acritica, piuttosto di un incastro costruito in secoli di trattative, una specie di mercanteggiamento costante che a poco a poco ha creato una coscienza civica e un tessuto sociale all'apparenza molto coeso e solido. La vivacità di questo incessante colloquio in una terra che ha l'abitudine di tremare di quando in quando si evidenzia nella commistione ben armonizzata di stili all'interno del Duomo, il quale era originariamente orientato diversamente, avendo virato di 90° la navata centrale. Anche la cripta sottostante la chiesa a livello strada è un esempio molto interessante di incontro tra linguaggi artistici temporalmente molto distanti. Un mosaico della seconda metà del novecento illumina un insieme marmoreo settecentesco, dando respiro alle colonne romane, riadattate alla meglio e collocata in forma ecclesiale poco prima dell'inizio del Medioevo. Nella parte superiore Oriente e Occidente tramano dialoghi possibili, i confini temporali e spaziali si ampliano. Pregevoli le ventisette formelle di argento di mastri artigiani abruzzesi, i cori lignei e alcune opere di rilievo ma quello che veramente stupisce in questo luogo è il lavorio costante che sembra rispecchiare appieno il carattere vivace di Ascoli Piceno. Andiamo via non senza aver assaporato la squisitezza delle olive ascolane originali e averne portato un po' con noi. Prendiamo la Salaria, i Monti della Laga e i Sibillini sono le nostre ali in questo percorso che ci porta a fare una piccola sosta a Acquasanta Terme. Un albergo in ristrutturazione molto bello, in perfetta armonia con la natura, ci fa avventurare verso il fiume gelato dell'acqua di montagna e caldo di acqua solfurea. Ci innamoriamo per l'ennesima volta del territorio marchigiano, stiamo cominciando a conoscerlo, sembra volerci sempre più svelare la sua profonda bellezza. Torniamo verso Mentana con il desiderio di tornare presto ad esplorare le Marche e l'Abruzzo.   

domenica 15 novembre 2015

Itinerari mentanesi. Mentana – Appia Antica – Mentana

Domenica 15 novembre 2015

Itinerari mentanesi. Mentana – Appia Antica – Mentana

Ci siamo svegliati presto e abbiamo iniziato a gingillarci per casa con la voglia di fare qualcosa di particolare, abbiamo cotto supplì e arancini, che abbiamo portato a Mamma Enza e Papà Giancarlo e poi siamo andati da Mamma Lucilla e Papà Pietro. Dopo una ricchissima colazione abbiamo deciso che una bella giornata di caldo autunno era perfetta per una gita all'Appia Antica, loro sarebbero state le nostre guide d'eccezione.
In effetti ci hanno illustrato con molta competenza le varie tappe del percorso e ci hanno fatto scoprire alcuni gioielli della cultura romana.
Passeggiare senza fretta sull'antica strada costruita sulla colata lavica del Vulcano Albano è un piacere da Grand Tour o una di quelle gite che chi vive a Roma e provincia dovrebbe concedersi almeno una volta.
È un modo per ripercorrere i passi degli antichi romani, per scoprire meraviglie archeologiche e ville leggendarie e per riappropriarsi di uno spazio culturale, modificato nel corso degli anni da abusi edilizi che ormai costituiscono un'attrazione turistica.
In realtà, più che un museo a cielo aperto, è un cimitero allegro. Nell'antichità i romani abbinavano a quella che ancor oggi è la tradizionale 'gita fuoriporta' alla commemorazione gioiosa di defunti.
Le ricche famiglie, o comunque i familiari di chi poteva permettersi di venir seppellito al lato della grande arteria di comunicazione con più o meno imponenti monumenti funebri, avevano l'abitudine, dopo onoranze funebri che duravano anche due o tre giorni, di banchettare sulle tombe, che erano costruite su piani diversi.
Al piano inferiore della costruzione, che poteva essere tanto grande quanto la tomba di Cecilia Metella, utilizzata nel Medioevo come forte militare, c'era le urne o la cassa marmorea, al piano superiore i familiari erano soliti rendere omaggio alla memoria con veri e propri banchetti.
Per quanto possa sembrare macabra, è un'usanza che ancor oggi si ritrova in alcune aree della Sicilia, e quindi ha forse radici antichissime.
Da vedere assolutamente il Capo di Bove, una villa di proprietà di un inglese, acquistata dalla Soprintendenza, nel cui giardino è emersa una domus romana con addirittura la zona termale privata con mosaici, calidarium e riscaldamento a pavimento.
Proseguendo nel cammino ecco che si giunge alla Tomba di Cecilia Metella e al Castrum Caetani, una faraonica tomba circolare in marmo bianco sulla cui struttura è stata costruita nel Medioevo una fortificazione con funzione protettiva e di dazio, dedicata ad una signora di cui non si sa praticamente nulla. Di fronte i resti della chiesa dedicata a San Nicola da Bari che si trovava all'interno del castrum.
Dopo qualche metro ecco apparire la maestosa Villa di Massenzio, lo sfortunato imperatore che perse la battaglia contro Costantino per un errore di strategia. Imperdibile punto di osservazione in questo viaggio nel tempo.

Oggi l'Appia Antica ha mantenuto il carattere allegro e festoso in un luogo che sembra una strada in cui il dialogo tra la vita e la morte assume forme impensate di gioiosa socialità.

sabato 3 ottobre 2015

Itinerari mentanesi: sulla strada della ceramica – Mentana _ Civita Castellana _ Montepulciano _ Asciano _ Deruta _ Perugia _ Mentana

Sabato 3 ottobre


La giornata bellissima non ammetteva di perderla stando pigramente in casa, per cui dopo esserci svegliati ad un orario decente e aver dato una pulita 'francesina' alla casa abbiamo deciso di metterci in macchina alla ricerca delle eccellenze della ceramica italiana.
Prima tappa Civita Castellana, in provincia di Viterbo.
La zona industriale irrimediabilmente chiusa il sabato mattina ci stava facendo desistere dalla missione ma poi abbiamo trovato un negozio con un'esposizione molto ampia nelle vicinanze, con ceramiche industriali e fatte a mano.

Chiediamo se vi sono esempi della zona ma no, c'è soltanto la ceramica di Vietri, la solita storia italiana.

Andiamo via e ci dirigiamo verso la Val d'Orcia, a Montalcino e Asciano, dove la nostra curiosità, nonostante la pubblicità internet della strada toscana della ceramica, non viene soddisfatta punto. Invece di proseguire tra le morbide colline toscane riprendiamo la superstrada verso Deruta, dove, meraviglia delle meraviglie, troviamo le eccellenze che cercavano.

Nel primo negozio in cui ci fermiamo non c'è altro che vasellame di gran pregio ma proprio di fronte ci sono le piastrelle e che tripudio di colori, forme e decori!

La maestria artigiana si esprime in decori creativi in un dialogo costante con la tradizione, al raffaellesco e al 'Deruta' tipico si uniscono decori innovativi e rigorosamente fatti a mano con tecniche che affondano la propria sapienza in secoli di pratica.

Cupi blu, gialli pieni, verdi corposi e rossi decisi si combinano in una sinfonia di delicatezza e sobria esuberanza che inebria lo sguardo.

Chiediamo un preventivo per un progetto e ci troviamo immersi tra disegni e carta simile a quella dei cartamodelli da sartoria con cui abbiamo una certa familiarità, usciamo storditi e felici.

La strada è piena di botteghe, ognuna con un proprio stile e una lunghissima storia da raccontare.

Il 'Deruta' è il filo rosso che unisce questa espressione unica dell'artigianato artistico, e qualunque bottega ha distillato nel corso degli anni, e spesso dei secoli, decori originali e una giustapposizione di colori e forme assolutamente unica.

Facciamo giusto in tempo ad entrare in un'altra bottega, dove due donne chiacchierano la loro vita fatta di intricati equilibri, vediamo in foto la lavorazione di un vaso alto quanto un palazzo e veniamo a sapere che anche in questo angolo di Italia che resiste c'è chi, dall'altra parte della superstrada, ha cercato di spostare la produzione verso l'Oriente Estremo esplorato da Marco Polo.

Siamo arrivati un po' tardi ma abbiamo tutta l'intenzione di tornare per esplorare tutte le botteghe, abbiamo fame e andiamo verso Perugia, una velocissima tappa prima di tornare verso Mentana.

Vorremmo fermarci a mangiare a Sangemini ma c'è un palio, una giostra o altra manifestazione folcloristica che sembra aver richiamato mezza Umbria, non troviamo parcheggio e torniamo a casa.

mercoledì 23 settembre 2015

Cronachette di un viaggio in Italia * Itinerari mentanesi * San Pietro

Mercoledì 23 settembre 2015

Itinerari mentanesi: San Pietro

Ci siamo svegliati prestissimo, Claudio doveva accordarsi per un lavoro a Roma e la sveglia ha suonato alle 5.30. Valentina si è alzata senza svegliarsi e sempre in sonnambulismo si è lavata, vestita, ha sorbito il caffè lungo preparato da Claudio ed è riuscita a salire in macchina. Dopo oltre un'ora di traffico intenso alleggerito dalle parole delicate della rassegna stampa e di altre trasmissioni di informazione arriviamo e troviamo quasi subito parcheggio accanto alla Stazione San Pietro.

Claudio si incammina verso il luogo di lavoro e Valentina comincia a gironzolare ma la fascinazione del Cuppolone che si intravede tra i tetti irregolari della Capitale è assolutamente irresistibile. Prima delle 9 di mattina, prima del caos, prima del vociare dei turisti, prima che tutto diventi 'normale' Valentina entra nella Basilica attraversando il colonnato del Bernini, illuminato da raggi obliqui di sole dorato e polveroso in una grigia mattinata nuvolosa.

Qualche refolo di vento smuove leggermente l'acqua nelle fontane, rendendole meduse evanescenti e solidissime in uno dei più bei luoghi di culto mai immaginati, progettati e realizzati dall'operosità umana.

Papa Francesco, il papa cristiano, è in quello stesso momento impegnato in altra conversazione, in un sogno all'apparenza irrealizzabile di Fidel Castro, quello di un pontefice sudamericano a dialogo con un presidente degli USA nero. I fedeli stanno pregando per questo incontro, stanno inviando a loro modo un pensiero di speranza e di benedizione.

Entrando nella Basilica l'impressione è potente, immensa. Sulla sinistra la Pietà di Michelangelo, protetta da vetri e da una transenna che non riesce ad oscurarne la meraviglia.

L'emozione si fa sempre più forte man mano che si avanza verso l'altare maggiore, dove una rappresentazione dello Spirito Santo sprizza energia con la protezione benefica di due Sante Donne e verso la Dimora Eterna di quel Pietro che qui viene venerato. Il sole ha deciso di mettersi a ballare con le tesserine dei mosaici, di rendere vive le marmoree statue con un effetto scenografico a dir poco sorprendente.

La cupola sembra muoversi nella sua solida leggerezza in questo movimento perpetuo delle meraviglie.

Lo stordimento è fortissimo quando dal pavimento salgono le voci armoniose di un coro femminile, sembra di poter vedere 'l'amor che move il sole e l'altre stelle', e il piacere spirituale si spande nel corpo, avvolgendolo come le spirali che torcono le possenti colonne poste a protezione di Pietro, proprio sotto la Cupola.

Quando sembra di aver raggiunto la pace interiore ecco che dall'altare maggiore si spande un canto di voci maschili che perfettamente si integra con quello che sembra arrivare direttamente dal pavimento.

La testa gira nella enorme divina bellezza, brividi di puro piacere percorrono i nervi e i muscoli, fin dentro le ossa e sembra che arrivino ai capelli per poi proseguire in un'unione perfetta con il cosmo.

I raggi del sole sempre più impertinenti penetrano dalle vetrate creando giochi e movimenti che tolgono il senso del tempo, del mondano, di ciò che è finito.

Ma non basta, ecco che dal fondo della Basilica inizia un canto di voci femminili, un coro di cori. Estasi pura.

Ecco uscire nel tenero abbraccio del colonnato per ricominciare il cammino nella quotidianità è un piacere immenso.  

domenica 6 settembre 2015

Cronachette di un viaggio in Italia * Itinerari mentanesi * Mentana * Roma, Castel Sant'Angelo, Via dei Coronari, Piazza Navona, Pantheon, Ara Pacis, Rione Monti, San Pietro in Vincoli * Mentana

Castel Sant'Angelo
Domenica 6 settembre 2015

Mentana * Roma, Castel Sant'Angelo, Via dei Coronari, Piazza Navona, Pantheon, Ara Pacis, Rione Monti, San Pietro in Vincoli * Mentana

Castel Sant'Angelo
Ci svegliamo dopo una notte agitata, sistemiamo casa, la quantità di panni che si erano accumulati, andiamo a fare un saluto ai Genitori di Claudio, Papà Giancarlo sta sulle scale, quasi espulso dalla sua stessa casa dal suocero, Nonno Nino e dalla cognata Zia Anna, provvisoriamente lì collocati per il rifacimento del tetto nella loro abitazione, a pochi metri di distanza, sempre sul corso principale di Mentana. 

Castel Sant'Angelo
Dopo aver consegnato un sacchetto e qualche fiorellino di confetti andiamo verso la Città Eterna, usufruendo dell'iniziativa dei musei gratuiti la prima domenica del mese.

Castel Sant'Angelo
Troviamo parcheggio non senza difficoltà davanti al Palazzaccio, sede della Corte di Cassazione, proprio accanto a Castel Sant'Angelo, che Claudio voleva visitare da lungo tempo, essendo il luogo dove Crescenzio il Nomentano si asserragliò prima di essere 'stanato' con l'inganno da Ottone III e quindi ucciso in modo truculento.

Castel Sant'Angelo
C'è un po' di fila ma possiamo entrare facilmente, inutile descrivere la maestosità del fortino, quello che impressiona maggiormente è senza dubbio la visuale che si riesce a godere da questo luogo, la panoramica che abbraccia una consistente parte della capitale, evidenziando i motivi per cui Roma è unica. 

Castel Sant'Angelo
Per qualche istante riusciamo a guardarla con lo sguardo meravigliato di chi la vede per la prima volta, o almeno così ci pare. 

Castel Sant'Angelo
Forse non riusciremo mai a provare l'emozione irripetibile di chi la guarda per la prima volta ma è certo che è semplicemente splendida. 

Vista da lassù. 

Castel Sant'Angelo
Scendiamo, senza far caso ad esempi di maleducazione che potrebbero già farci venire i nervi, e ci incamminiamo nelle stradine che si dipartono dal ponte degli Angeli, in via dei Coronari, verso la gelateria. 

Ci fermiamo prima, contenti che vi sia un posticino dove mangiare un piatto di pasta artigianale ad un prezzo decente, in un ambiente accettabile. 

Ara Pacis
Facciamo conoscenza con una coppia di tedeschi appena arrivati e diamo loro qualche suggerimento su posti da vedere, anche fuori Roma. 

Ara Pacis
Ci salutiamo e, mentre loro si incamminano verso Castel Sant'Angelo noi ci dirigiamo verso Piazza Navona e il Pantheon per prendere il caffè in torrefazione. 

Proseguiamo poi verso l'Ara Pacis, fatta costruire da Augusto in onore della Pace, divinità che riteneva essere sua ispiratrice, proprio durante l'epoca in cui Ovidio, il poeta nato nella città della nostra gita abruzzese di ieri, trovò ispirazione e gloria. In cuor nostro ci auguriamo che vi sia maggiore attenzione a questa parola, considerata una divinità o una realtà concreta. 
Ara Pacis
Paladino, Ara Pacis

Apprezziamo anche il mosaico ideato da Mimmo Paladino nel 2000 e ci rendiamo conto di quanto diamo per ovvie e scontate alcune bellezze che in un ambito meno noto, meno collegato al tran-tran quotidiano, alla vita e alle difficoltà di tutti i giorni, ci meraviglierebbero alquanto. 

Ara Pacis
Riprendiamo la macchina con l'intenzione di andare verso il Colosseo, la fila ci dissuade e, dopo una sosta veloce in un baretto in cui ci chiedono 9 euro per una birra e un chinotto, ci dirigiamo verso San Pietro in Vincoli per ammirare il Mosè di Michelangelo. 

Torniamo verso Mentana senza aver litigato troppo e senza essere rimasti imbottigliati nel traffico.

sabato 5 settembre 2015

Cronachette di un viaggio in Italia * Itinerari mentanesi * Mentana * Parco della Majella * Sulmona * Fonte d'amore * Tempio di Ercole * Eremo di Sant'Onofrio o di Celestino V * Fabbrica di confetti * Mentana

Il tempo incerto
Sabato 5 settembre 2015

Sulmona
Mentana * Parco della Majella * Sulmona * Fonte d'amore * Tempio di Ercole * Eremo di Sant'Onofrio o di Celestino V * Fabbrica di confetti * Mentana


Ci svegliamo con un tempo da lupi, acqua a catinelle che inzuppa i panni stesi in terrazzo, finalmente. 
Sulmona

Ci fidiamo delle previsioni del tempo e ci dirigiamo verso il Parco della Majella, il cui simbolo è proprio un lupo sebbene sia l'unico monte al femminile, e Sulmona, dove pare non pioverà, non senza aver fatto una bella discussione.
Sulmona

Sull'autostrada ci viene il dubbio che aver seguito le indicazioni meteo potrebbe non essere stata un'idea geniale ma dopo la piana del Fucino il temporale accenna a placarsi e il colore delle nuvole passa da un grigio plumbeo ad un grigetto chiaro che fa sperare in miglioramenti. 

Arriviamo a Sulmona e troviamo parcheggio, ci fa pensare molto a Tivoli, dall'esterno. 
Sulmona
Sulmona
Passato il ponte sul parco fluviale ci ritroviamo quasi subito nella piazzetta centrale piena zeppa di negozi di confetti e punti vendita delle fabbriche locali dei dolciumi tipici della città. 

Prima di addentrarci nella conoscenza delle delizie dolciarie visitiamo il Museo civico, ad ingresso gratuito, con annessa un'interessantissima esposizione permanente di costumi popolari regionali. 

Impossibile non notare che i vestiti tradizionali popolari abruzzesi prevedono rigorosamente una forma di velo a coprire il capo delle donne, imposizione arcaica e inaccettabile che si cerca ultimamente di far ritornare di moda con la scusa del rispetto delle diversità culturali.
Sulmona

Sulmona
Interessanti reperti di epoca pre-romana e romana mostrano le antiche radici dei collegamenti con la Campania che ancor oggi si possono sentire nel dialetto locale e una predilezione per il culto di Ercole. 
Sulmona

La patria di Ovidio non è immemore del suo illustre cittadino e non mancano certo riferimenti culturali ai passi più significativi delle Metamorfosi e delle opere del poeta dell'amore che vide crescere la sua creatività e fortuna nel circolo di Mecenate, dove ebbe modo di conoscere Virgilio e Orazio, durante la Pax Augustea. 
Sulmona

Molte strade, negozi e addirittura fabbriche sono inoltre dedicate a Publio Ovidio Nasone, è gradevole vedere che l'Italia sa anche essere orgogliosa della propria cultura e della propria storia. 

Ai piaceri dell'intelletto associamo quelli del palato, cosa non difficile in questa cittadina in cui antichità, tradizione e modernità sembrano viaggiare insieme. 

Sulmona
Sulmona
Claudio è restio ad entrare nei negozietti ma poi capisce di essere in un luogo unico dove le botteghe sono degli scrigni di confetti dai gusti più fantasiosi, un'arte rappresentata in modo eccelso dalla Pelino, fondata nel 1783, e dalle più recenti Ovidio, Di Sulmona, Pareggi che si stimolano in una continua innovazione delle tecniche di produzione. 

Nelle stradine si spande dalle profumerie persino la fragranza 'confetto', inutile dire che nei negozi di arredamento le vetrine sembrano bomboniere. 

Proseguiamo in questa nostra esplorazione a piedi e ci troviamo nella piazza dove si sta svolgendo il mercato settimanale. 
Sulmona

Sulmona
È ora di pranzo e troviamo il camion-bar Venditti di Luco dei Marsi che porta in giro una pluripremiata porchetta. 

La assaggiamo, scopriamo probabili parentele e veniamo a sapere che questi intraprendenti produttori hanno aperto delle filiali in ristoranti di Dubai, per i polli arrosto e non ovviamente per la carne di maiale notoriamente proibita nei Paesi arabi, una delle tante piccole eccellenze dell'Italia che si muove e si da da fare nonostante la burocrazia e il politicame. 
Eremo Celestino V

Eremo Celestino V
Portiamo via panini, porchetta per la sera e salsicce e ci dirigiamo verso il Parco della Majella per un pic-nic. 

Sulmona è in realtà all'interno del Parco ma vorremmo qualcosa di più 'montanaro', non riusciamo a trovare un ingresso o indicazioni che ci possano far capire in che modo entrare più in contatto con la natura. 

Eremo Celestino V
Ci innervosiamo, troviamo una strada chiusa e andiamo verso l'Abbazia e il Tempio di Ercole, sbagliamo strada e ci ritroviamo alla Fonte d'Amore, una fontana di acqua sorgiva la cui freschezza e proprietà venivano decantate anche dagli antichi romani. 
Eremo Celestino V

Ci fermiamo e ci rilassiamo nell'area sosta, beviamo l'acqua freschissima, quasi gelida, assaporiamo qualche confetto e Valentina si inzacchera tutte le scarpe alla ricerca della sorgente. 

Pensiamo di tornare verso casa ma finalmente troviamo la strada per il Tempio di Ercole, per l'Abbazia e per l'Eremo. 

L'Abbazia è enorme e molto bella ma la vedremo un altro giorno, cii dirigiamo verso il Tempio, parcheggiamo la macchina e ci incamminiamo nella radura. 

Eremo Celestino V
Eremo Celestino V
Il Tempio è carino ma siamo abituati ai Fori Romani e non ci impressiona più di tanto, decidiamo pertanto di incamminarci verso il sovrastante Eremo, dimora di Celestino V che da qui venne portato a L'Aquila per l'incoronazione papale, a dorso di un asinello le cui corde furono tirate da Carlo d'Angiò e da Carlo Martello. 

Non durò molto il suo papato: ai fasti della curia preferì il cristianesimo, la fede che avrebbe dovuto rappresentare nel suo pontificato, e per questo venne imprigionato da chi aveva molti meno scrupoli di fede e coscienza. 

Gli fu impedito di tornare nel suo eremo, suo unico e vero desiderio, probabilmente un sant'uomo profondamente cristiano era più ingombrante di un esercito bene armato per chi aveva desideri più cupi e decisamente meno onesti. 
Abbazia dall'Eremo

Eremo Celestino V
Altri tempi. O forse no, pensando a tutti gli intellettuali e politici onesti che sono stati marginalizzati per brama di potere da parte di incompetenti, inetti, incapaci e disonesti. 

Pensiamo che Papa Francesco forse potrebbe apprezzarne la figura ma ci rendiamo conto che l'unico pontefice che lo abbia veramente omaggiato è stato Benedetto XVI, uno dei più conservatori e chiacchierati pontefici, personaggio dall'ambigua moralità e dall'ancor più ambiguo passato. 

Eremo Celestino V
Misteri di fede. 

Eremo Celestino V
Fatto sta che quando arriviamo nell'eremo quello che proviamo è un senso forte di spiritualità, una voglia di silenzio e contemplazione di queste rocce in cui prevale proprio il celeste. 

Fabbrica Ovidio
L'odore dei pini resinosi completa la forza del rilassamento meditativo che ispira questo luogo, sacro sin dal tempo dei romani e forse anche prima. 

Fabbrica Ovidio
Scendiamo verso il parcheggio, riprendiamo la macchina e andiamo verso Mentana, sulla strada incontriamo la fabbrica di confetti Ovidio e non resistiamo alla voglia di vedere com'è fatta. 

Ci fermiamo, entriamo e meraviglia! Ci fanno visitare la fabbrica spiegandoci tutte le fasi di lavorazione del confetto. 

Fabbrica Ovidio
Sacchi e sacchi di tele per incartarli in forme fantasiose colorano enormi scaffalature metalliche, vicino a quintali di zucchero in sacchi di carta pesante che fa inevitabilmente pensare al cemento, non fosse per l'aroma che si mescola a quello del cioccolato fondente di buona qualità.

Fabbrica Ovidio
File di macchinari di rame la cui forma evoca quella delle molazze che si vedono nei mercati nei banchi dei produttori di nocciole e mandorle pralinate, sale frigorifere piene di prodotti semilavorati e di ingredienti di base.  

Chiediamo informazioni sul mercato di queste delizie e la risposta, immancabile, è che il mercato primario è quello straniero, in lavorazione ci sono alcuni confetti per la Libia, la vita continua anche in un paese fondamentalmente in guerra. 

Fabbrica Ovidio
L'odore di zucchero, cioccolato, mandorle e cannella ci inebria le narici, gentilmente ci fanno assaggiare alcune produzioni appena uscite dal macchinario e pronte per essere messe nei sacchetti, Claudio, che di solito non ama i dolciumi, si scatena assaporando quello che gli viene proposto con la curiosità di un bambino in una fabbrica di dolci. 
Fabbrica Ovidio

È stupito dalla gran varietà di sapori e dalla creatività artigiana nella capitale mondiale del confetto. 
Majella
 Usciamo non senza non aver comprato più di un chilo di confetti classici e insoliti, in un inebriamento dei sensi. Torniamo verso Mentana carichi di squisitezze.