lunedì 28 agosto 2017

Cronachette di un viaggio in Italia. Mentana * Anello della Valle d’Arano * Mentana

28 agosto 2017

Mentana * Anello della Valle d’Arano * Mentana

Ci svegliamo intorno alle sei per la poppata di Giulia, ci prepariamo svolgendo le attività mattutine con la piccoletta e usciamo un po’ tardi, l’idea di trascorrere un paio di giorni sul Monte Amiata ci sembra poco razionale e decidiamo di andare dalle parti di Campo Felice oppure Ovindoli, comunque verso il Parco Sirente Velino. 

A Papà Claudio viene in mente l’anello della Valle d’Arano, intuizione che si rivela ottima. Carichiamo nella Ford tutto il necessario per la gita, plaid, pannolini, copertine, asciugamani, cuscini, il Peg Pèrego Book 51, cibo, acqua e tutto quello che ci sembra utile, per fortuna il bagagliaio della Focus station wagon è davvero molto ampio… 

Le montagne tra Lazio e Abruzzo si aprono in un verde abbraccio anche se l’aria sembra un po’ afosa. 


Sulla strada vediamo tanto fumo bianco, grandi incendi nei parchi, purtroppo al ritorno li vedremo ingranditi anche perché non abbiamo notato mezzi per spegnere le fiamme.
 
Arriviamo a Campo Felice e proseguiamo, non scorgiamo sentieri ombreggiati nello splendido altipiano, e dunque giungiamo nella Val d’Arano. Mamma Valentina allatta Giulia mentre Papà Claudio monta la culla sul telaio, prepara panini, mangia e si occupa di tutto ciò che è necessario per la passeggiata. Parcheggiamo di fronte ad una parete rocciosa dove una poiana ha fatto il nido, la vediamo volteggiare splendida con le sue grandi e bellissime ali. 


Finita la poppata ci incamminiamo sul sentiero, una strada bianca semialfaltata e piuttosto ombreggiata con una visuale meravigliosa. Sul percorso incontriamo varie persone alquanto incuriosite dalla presenza di Giulia, che fa un po’ la timidona e un po’ la fanatica, sorride con circospezione ma fondamentalmente si interessa ai seni di Mamma Valentina, dunque al cibo, e al braccio di Papà Claudio, utilissimo per la digestione, il riposo e le attività post-digestive. 


Camminiamo per quasi tre ore, fermandoci di quando in quando per le poppate e il cambio pannolini, con alcune scene a dir poco comiche. 

Cominciamo a rilassarci, con un po’ di sospetto iniziamo a ritrovare la voglia di stare insieme che negli ultimi tre giorni si era notevolmente affievolita.

Ci godiamo la giornata con la voglia di stare bene, Mamma Valentina cammina lenta e con qualche difficoltà ma si rilassa lo stesso respirando un po’ d’aria di montagna, ascoltando il silenzio pieno di campanacci, risate di bambini, canti di uccellini e suoni del bosco. 

Papà Claudio si adegua con qualche difficoltà alla lentezza del passo ma anche lui sembra ritrovare una certa serenità.

Arriviamo al culmine dell’anello e torniamo indietro sulla strada già percorsa, piuttosto ombreggiata dai faggi, invece di proseguire nel circuito. 

La Focus è all’ombra, agevolmente effettuiamo il cambio pannolino e la poppata pre-partenza. Passiamo per Ovindoli senza fermarci, accanto al bel castello di Celano e dalle parti di Avezzano Giulia inizia a piangere chiedendo a gran voce il seno materno. 

Ci sbrighiamo a prendere l’autostrada e, appena acceleriamo sull’asfalto liscio, Giulia si calma e si addormenta, almeno per un po’. 

Ci fermiamo un paio di volte per poppata e cambio pannolino e torniamo a Mentana nel tardo pomeriggio. 

domenica 27 agosto 2017

Cronachette di un viaggio in Italia * Mentana * Rieti * Terminillo Pian De’ Rosce * Rieti * Barco * Mentana

27 agosto 2017

Mentana * Rieti * Terminillo Pian De’ Rosce * Rieti * Barco * Mentana


Ci siamo svegliati intorno alle 6 per la poppata mattutina di Giulia, assonnati e di umore a dir poco migliorabile. Dopo un sabato da incubo con continue interferenze in quei pochi momenti che ci sarebbero serviti per recuperare energie e forze necessarie ad uscire dalla convalescenza e per riprendere il tran tran quotidiano, una nottataccia e una mattina che si presentava decisamente pessima abbiamo deciso di accantonare momentaneamente l’idea di lasciarci, almeno per la giornata odierna, e di andare a fare una passeggiata. Vista la precedente esperienza con l’Abruzzo optiamo per Rieti, se dovesse far caldo in città c’è sempre il Terminillo. Carichiamo nella Focus i vari bagagli facendo attenzione a non fare prendere sole e caldo a Giulia che, come molti bimbi, si addormenta dopo pochi minuti di macchina. Quando arriviamo il termometro segna 34°C, ci fermiamo in una pizzeria a taglio per prendere qualcosa da mangiare, memori di una precedente esperienza da dimenticare con le strutture ricettive della montagna reatina. Visto che non ci sono parcheggi all’ombra, Papà Claudio rimane in macchina con Giulia, fa inversione e aspetta con l’aria condizionata accesa. Mamma Valentina entra nella pizzeria con idee confuse ma alla fine riesce ad uscire con il necessario per un lauto picnic. Ci dirigiamo senza ulteriori indugi verso il Terminillo, appena iniziamo a salire a Papà Claudio viene in mente che forse il monte è troppo alto, per fortuna ha scaricato un altimetro sul telefonino che risulta particolarmente utile. Intorno ai mille metri di altitudine c’è Pian de’ Rosce, con possibilità di parcheggiare all’ombra e una stradetta che può essere parzialmente percorsa con la navicella. Il trio Book 51 Peg Pèrego riesce a cavarsela abbastanza bene sullo sterrato, su una strada molto polverosa, quasi sabbiosa, in salita e in discesa, siamo molto soddisfatti della nostra scelta. Giulia inizialmente non capisce bene dove siamo, è più che altro interessata alla poppata post scorrazzata in macchina, appena arriviamo in mezzo al bosco e si rilassa il suo interesse per la luce che filtra tra le foglie e i rumori di campanacci, uccellini, insetti, aerei è alquanto difficile da descrivere. Quale bellezza, sembra pensare, che piacevole il lieve refolo sulla pelle e il profumo di resina e tronchi è così gradevole, che particolare questa musica composta di suoni tanto armoniosi. Stare un po’ all’aria aperta le piace e il bosco parrebbe apprezzare tale meraviglioso interessamento. Dopo un po’ è ora di tornare, c’è da cambiare il pannolino, operazione che Papà Claudio compie piuttosto agevolmente, coadiuvato da Mamma Valentina, nell’ampio e comodo bagagliaio con l’attrezzatura del caso, non essendoci acqua corrente per il bidet utilizziamo un po’ di quella minerale acquistata a Rieti, è alla giusta temperatura, non troppo calda né troppo fredda. Risaliamo in macchina, Giulia si addormenta quasi all’istante, passiamo a Rieti per una bottiglia d’acqua e per provare una gelateria che però ci convince poco per cui optiamo soltanto per la bottiglia d’acqua e torniamo verso Mentana. Sulla strada Giulia richiede a gran voce il latte, per cui facciamo alcune soste per allattarla al seno, l’ultima all’ingresso della Riserva Naturale Macchia di Gattaceca e del Barco, dove incontriamo una nostra conoscente intenta in una delle sue lunghe passeggiate, ci saluta contenta di vedere la piccola e riprende la sua passeggiata. Torniamo a Mentana con la voglia di ricominciare a viaggiare. 

martedì 22 agosto 2017

Cronachette di un viaggio in Italia. Mentana * Fonte Cerreto * Mentana

 22 agosto 2017

Cronachette di un viaggio in Italia. Mentana * Fonte Cerreto * Mentana

Ci svegliamo presto, intorno alle 6 per la poppata mattutina di Giulia, vorremmo partire subito per la nostra prima gita in tre ma ci addormentiamo e ci risvegliamo intorno alle 7.30 con Giulia che reclama l’altro seno. Dopo il cambio del pannolino, la doccia e i bagagli per una carovana, usciamo, ci fermiamo a prendere cornetti in un’alimentari aperto di Casali e facciamo colazione da Nonni Lucilla e Pietro. L’aria è più fresca, 20°C alle 8, temperature ben diverse rispetto a quelle delle scorse settimane quando alle 6 di mattina, prima del sorgere del sole il termometro indicava i 26°C.

L’aria è tersa, con qualche nube di incendio qua e là, le montagne sono splendide, pregustiamo una splendida giornata, usciamo dal casello, entriamo nel Parco, vestiamo adeguatamente Giulia, facciamo una passeggiatina di circa 15’ e dopo neanche mezz’ora siamo di nuovo in macchina, diretti verso Mentana: se Campo Imperatore ha sentieri anche piuttosto facili, a Fonte Cerreto, con la navicella Peg-Pérego, anche se è manovrabile e adatta a qualunque terreno, si può fondamentalmente camminare soltanto sulla statale. Le prospettive di viaggio con Giulia cambiano molto. Torniamo a Mentana in tempo per pranzo. 

domenica 2 aprile 2017

Cronachette di un viaggio in Italia. Itinerari mentanesi. Mentana * Roma * Orvieto * Mentana

2 aprile 2017

Mentana * Roma * Orvieto * Mentana

Ci svegliamo tardi dopo una notte movimentata con lunghi momenti di veglia. Facciamo colazione, ci prepariamo e andiamo a prendere la piccola, si fa per dire, Asya alla stazione della Metropolitana. È più tardi del previsto quindi la sosta al centro commerciale salta anche per la notevole presenza di macchine e persone dovuta alla domenica uggiosa. Troviamo subito parcheggio e dopo poco arriva la figlia di Amila che Valentina ricordava ancora preadolescente. Ora è una giovane donna che sa viaggiare da sola e forse ha anche un po’ nostalgia di casa. Ci abbracciamo raccontandoci le novità, andiamo a mangiare da Mamma Lucilla e Papà Pietro che hanno gentilmente preparato un pranzo a base di verdure, riso e altre bontà naturali.
Chiacchieriamo, finiamo di mangiare e dunque ci dirigiamo verso Orvieto, la giornata non è troppo calda e la splendida cittadina umbra ci sembra perfetta per far scoprire alla nostra amica candese il Centro Italia. Arriviamo senza problemi, chiacchierando in macchina di Mazzini, di libertà e di femminismo. Parcheggiamo in centro e proseguiamo a piedi, Orvieto si presenta sobriamente affollata di turisti, non troppi e non troppo pochi. Ci dirigiamo direttamente verso il Duomo passando per il Palazzo del Popolo, il colpo d’occhio è, come sempre, splendido.
All’entrata ci fanno gentilmente omaggio del biglietto per Asya, c’è la messa, cantata, e la Cappella di San Brizio è pressoché deserta: un lusso che godiamo appieno.
Brividi di puro piacere ci pervadono appena entriamo nella ‘sfera’ a misura d’uomo e di spettatore, le immagini entrano nella nostra pelle, i colori ci incantano e ci ritempriamo con la forza espressiva di Luca Signorelli e di Beato Angelico. Scopriamo dettagli che non conoscevamo, ritroviamo collegamenti con lo Studiolo di Urbino, ammiriamo con infinita meraviglia le bellezze inenarrabili racchiuse in quello scrigno di tesori inestimabili dell’arte italiana in cui il passaggio tra Medio Evo e Rinascimento attraverso l’Umanesimo è palesemente evidente.
Indugiamo nel piacere di essere all’interno di tanta bellezza, quindi ci dirigiamo verso il Presbiterio, tornando di fatto in pieno Medio Evo con il bellissimo ciclo trecentesco interamente conservato che raffigura Storie di vita della Madonna superbamente affrescate da Ugolino di Prete, il medesimo artista che ha decorato la Cappella del Corporale dove ormai la messa è finita.
Mentre ci deliziamo occhi e sensi rimirando gli affreschi trecenteschi e il reliquiario lo spettacolare organo del Duomo inizia ad emettere suoni. Ne ascoltiamo le melodiose note osservando i dipinti, quindi veniamo inevitabilmente attratti dall’organista che ‘danza’ sulle tastiere e sulla pedaliera ricordando a memoria lo spartito. Ci fermiamo ad ascoltare il concerto fino quasi all’inizio della messa successiva. Usciamo quindi sulla piazza laterale al duomo, nella grigia giornata primaverile.
Ci incamminiamo verso il centro, Asya gioca con i cavalli di Michelangeli e quindi ci rifocilliamo con la tappa ormai consueta al Bar Montanucci.

Torniamo verso Mentana un po’ stanchi ma ricaricati di arte e bellezza. 

sabato 21 gennaio 2017

Cronachette di un viaggio in Italia. Itinerari mentanesi. Mentana * Civita Castellana * Sant’Oreste * Bunker Soratte * Mentana

21 gennaio 2017

Mentana * Civita Castellana * Sant’Oreste * Bunker Soratte * Mentana

Ci svegliamo verso le otto con l’intenzione di andare a fare una passeggiata a Roma. L’aria tiepida di una giornata d’inverno italiana, col sole caldo che fa presagire la dolcezza della primavera, accarezza il freddo di questi giorni festivi di intensissimo gelo polare. Le notizie dell’albergo abruzzese travolto dalla slavina, dell’autobus pieno di ragazzi ungheresi e le condizioni disastrose in cui vivono i terremotati del Centro Italia ci incupiscono e ci fanno preoccupare non poco ma decidiamo comunque di fare una passeggiata, non a Roma, nella nostra bella Sabina. La prima tappa è in verità nella Tuscia, proprio al confine con la nostra regione culturale, a Civita Castellana. Mamma Lucilla e Papà Pietro ci avevano parlato del duomo cosmatesco con grande entusiasmo e da un po’ avevamo voglia di vederlo. Attraversando la Sabina contornata del bianco di Soratte, Terminillo e della neve che è scesa copiosamente anche a quote piuttosto basse, la riflessione sulla bellezza e sulla incapacità politica è inevitabile, così come la solita domanda sulle potenzialità inespresse della Regione Lazio che nell’adiacente e confinante Toscana sono invece più che valorizzate. Arriviamo a Civita Castellana, incastonata tra forre e calanchi, un vero gioiellino. Il duomo cosmatesco si staglia nel cielo azzurro pieno con qualche lieve striatura biancastra e la luna non ancora tramontata. La facciata è veramente splendida con il rosone centrale e le decorazioni musive su lievissime strutture marmoree che danno la sensazione di trovarsi di fronte ad una spettacolare forma di merletto dura come il marmo, forte come la pietra e delicata come una tela di ragno. Entriamo e il pavimento cosmatesco in stato non eccellente anche se buono di conservazione suscita in noi una grandissima emozione. Linee, forme, colori si intrecciano in eterni giochi di perfezione che riecheggiano tutte le culture mediterranee. Claudio ha un fremito di piacere nel guardare l’organo che fu suonato casualmente, una domenica, nientemeno che da Wolfgang Amadeus Mozart. Due persone emergono da dietro l’altare con l’aria felice, immantinente scendiamo le scale per vedere la cripta che ci fa pensare inevitabilmente a quella di Anagni e dove Claudio fa una interessantissima rilevazione. “A cosa ti fa pensare questo?” “Che i goti o i carolingi siano passati da queste parti” “E la forma?” “Incredibile, sembra una ciammella a cancellu”. Proseguiamo il nostro giro con la sensazione di aver fatto una scoperta sensazionale, anche se molto probabilmente non è una scoperta e non è sensazionale, ma non bisogna mai sottovalutare la percezione soggettiva degli eventi. Usciamo e ci incantiamo nuovamente nell’osservazione estatica del portale. Ci inoltriamo tra vicoli, vie e piazze per andare a vedere la fortezza Sangallo, ma c’è un museo della ceramica e il castello è chiuso. Chiediamo perché, forse è privato? No, è del Ministero pertanto è soltanto precluso l’accesso a cittadini e turisti. Una nuvoletta di nervosismo aleggia sulla nostra testa ma viene spazzata via da un cappuccino e una pastarella in un baretto pasticceria non male in cui assistiamo ad un vero e proprio siparietto teatrale che forse sarebbe piaciuto molto ad Eduardo De Filippo. Risaliamo sulla Ford Focus e ci dirigiamo verso Sant’Oreste. Le dimensioni della familiare non sono esattamente l’ideale per sfrecciare tra i vicoletti strettissimi del borgo antico ma Valentina è irresistibilmente attratta dalle indicazioni verso il Bunker Soratte, per cui ci dirigiamo da quella parte. La visuale è a dir poco meravigliosa. Parcheggiamo la Focus e proseguiamo a piedi, lungo il Percorso della Memoria che si apre con una scultura e sotto una scritta che evoca inequivocabilmente l’orrore del campo di concentramento nazista più tristemente noto della storia occidentale, quello di Auschwitz.
Camminiamo in una passeggiata quasi deserta, con un panorama incredibilmente suggestivo e qualche mezzo militare lasciato qui e là. Scorgiamo delle porte in ferro che ci fanno pensare al simbolo della NATO ma non molto di più, non almeno finché non incontriamo l’architetto che le ha progettate e che ci fa la cortesia di farci dare uno sguardo veloce in una delle gallerie, raccontandoci approfonditamente l’incredibile storia di quel luogo che vale decisamente la pena farsi raccontare a voce durante una visita guidata prenotabile online sul sito ufficiale della struttura.
Il simbolo che ci aveva tratto in inganno in realtà potrebbe evocare quello del Patto Atlantico ma è ispirata ad una croce bugnata degli edifici militari ideati, progettati e costruiti dall’architetto rinascimentale Francesco di Giorgio Martini.
Appena entriamo Valentina cambia il colore del viso e l’espressione da allegra e curiosa si trasforma in cupo terrore. Una consapevolezza della realtà tangibile di quanto la storia tutto sommato recente possa essere stata difficile, buia, atroce accompagnata al terrore puro che tutto quell’orrore potrebbe ripetersi se continueranno ad esservi delinquenti e non politici sugli scranni più alti nella vita repubblicana italiana.
Un fremito la percorre e nonostante la temperatura nel bunker, creato da una serie di tunnel, come ci spiega argutamente il nostro cicerone, l’arch. Gregory Paolucci presidente dell’Associazione Bunker Soratte, un freddo spaventevole sembra attanagliarle le membra per qualche istante. Poi la curiosità dell’amabilissima conversazione le fa tornare il colore nelle guance e sul volto. Claudio conferma di averle visto quel pallore la prima volta che abbiamo visitato L’Aquila con le gru, anche se in quel caso non era dovuto al terrore orrorifico della dittatura militare bensì alla rabbia per la tortura inflitta da un governo scelleratamente criminale alla popolazione aquilana per avidità di denari.
La spiegazione prosegue e tutta la storia europea sembra passare davanti ai nostri occhi, tra scritte italiane, tedesche, munizioni e apparecchi radiofonici.
Tutto sembra avere una prospettiva differente sotto la luce di quelle lampade così smaccatamente fasciste, una storia che parte da lontano e si ramifica ben oltre il 1945.
Il Ventennio, l’alleanza fascio-nazista, l’8 settembre ’43, la guerra del dopo ’43, la guerra civile e partigiana, i tentativi di colpi di Stato del dopoguerra fino ai plumbei anni ’70, gli avventurieri e i cercatori d’oro d’ogni dove, un paesino i cui abitanti hanno appreso nei secoli l’arte di mantenere i segreti oltre i cunicoli di cemento armato, tra gli anfratti nascosti nel tufo.
Non è soltanto italiana la storia che si svolge in quei tunnel, è l’Europa, l’America e in buona sostanza tutta la storia mondiale. Qualcosa di unico, eccezionale è accaduto nelle viscere della Terra, nel ventre solidissimo di quel monte che si staglia solitario nella campagna sabina, a soli 44 chilometri da Roma, e che è oggi un’antenna indispensabile ai sismologi di tutto il Pianeta. Fortezza inespugnabile di segreti e conoscenze, di storia e storie che hanno dell’incredibile.
Il nostro cicerone col cappellino New York ci saluta, lo ringraziamo caldamente, sulle gote di Valentina è tornato il sorriso e il colore nel frattempo. Proseguiamo a piedi fino alla fine del percorso, davanti a noi la meraviglia della natura, dietro lo splendore che talvolta nasconde l’orrido brulichio della storia umana.

Risaliamo sulla nostra autovettura statunitense, attraversiamo la Sabina e torniamo a Mentana. 

sabato 8 ottobre 2016

Cronachette di un viaggio in Italia. Itinerari mentanesi. Mentana * Autogrill * Terme di Rapolano * Asciano * Crete senesi * Sinalunga * Autogrill * Mentana

8 ottobre 2016

Mentana * Autogrill * Terme di Rapolano * Asciano * Crete senesi * Sinalunga * Autogrill * Mentana


Ci svegliamo verso le otto di mattina, il tempo è incerto ma non sembra minacciare pioggia. Guardiamo le previsioni meteo e decidiamo di fare colazione e sbrigarci per andare alle terme. Prepariamo velocemente borsone e zaino, prendiamo la Ford Focus e partiamo verso la provincia di Siena. Prendiamo l’autostrada, mentre il tempo varia sulle nostre teste ammiriamo la meraviglia dell’autunno sui vigneti laziali e umbri. La ruggine comincia a posarsi sul verde delle foglie mentre i grappoli sodi di succoso nettare sono stati già raccolti e portati a vinificare. Rimaniamo in silenzio in un intreccio di pensieri e immagini fino a Orvieto, poi Claudio ha la necessità di una colazione e ci fermiamo all’autogrill prima di quello di Fabro, dove troviamo una carovana di turisti cinesi. Andiamo via con la voglia di arrivare presto. Rapolano ci accoglie tra le sue calde acque solfuree e ci rilassiamo per almeno quattro ore in cui l’unico nostro interesse è la bellezza del lasciarsi coccolare dal benefico liquido. Pranziamo nella tavola calda delle terme e poi ci addormentiamo nell’area della vasca coperta con l’acqua caldissima. Respiriamo a pieni polmoni lo zolfo che lava via tutti i fastidi e le noie. I nostri corpi si adagiano nel tepore umidiccio come in un accogliente grembo materno prima di decidere che è ora di tornare nella vita normale, per quanto il concetto di normalità sia discutibile, e andare a toglierci il costume. Valentina si asciuga i capelli e si veste, preferendo lasciare sulla sua pelle il velo di acqua solforosa e quindi ha tutto il tempo di osservare con sguardo rilassato il movimento lento e cadenzato di una scopa che definisce spazi, linee e superfici mentre Claudio fa una lunga doccia. Usciamo poco prima dell’inizio del temporale, vorremmo fermarci nella vicina Asciano per un panino ma non troviamo niente di aperto per cui proseguiamo verso Sud attraversando le Crete senesi, paesaggio brullo, aspro e morbido al contempo, che volevamo vedere da tempo. Arriviamo a Sinalunga, dove l’Eroe dei due mondi venne arrestato poco prima di giungere a Mentana per perdere la famosa battaglia, ci fermiamo nel bar Garibaldi costruito all’interno di quello che fu probabilmente l’albergo in cui soggiornò. Molte cose sono cambiate da allora, tra cui l’usanza di utilizzare pane fresco per i panini, per cui Claudio prende una birra olandese e una focaccia con salame piccante mentre Valentina resta digiuna fino all’arrivo al vicino supermercato. Andiamo via con disappunto e ci avviamo decisamente verso casa mente il temporale si scatena fuori dall’abitacolo, ci fermiamo per un caffè in autogrill dove troviamo un’altra carovana di turisti cinesi e quindi torniamo a Mentana.   

sabato 1 ottobre 2016

Cronachette di un viaggio in Italia. Itinerari mentanesi. Mentana * Sutri * Lido degli Estruschi, Tarquinia * Cerveteri * Mentana

1 ottobre 2016

Mentana * Sutri * Lido degli Estruschi, Tarquinia * Cerveteri * Mentana

Ci svegliamo verso le otto con la voglia di pigrare tra le lenzuola e le coperte. Ci alziamo pieni di buone intenzioni per andare in piscina ma tra una cosa e l’altra non usciamo prima delle dieci e mezza e tutte le piscine sono stracolme di ragazzini e persone che hanno soltanto il weekend per fare attività sportiva. Dopo qualche indecisione ci dirigiamo verso il mare, anche la Focus si è stancata di gironzolare sempre per le stesse strade e ha voglia, come noi, di sentire l’arietta salmastra sulla superficie. Non facciamo colazione ma prendiamo caffè e prosecco in un bar di Sutri dove intavoliamo una animata discussione sulla necessità di costruire una scena musicale indipendente e sull’importanza della cultura nelle contemporanee società democratiche. Non c’è più la guerra, pensiamo, ormai da parecchi anni e costruire pace e libertà è un percorso lungo, difficile eppure meraviglioso. Risaliamo sulla Ford e proseguiamo verso il mare. La campagna laziale si snoda lentamente davanti ai nostri occhi coi vigneti colmi di frutta matura o già vendemmiati e il mare è un’apparizione blu che ci attrae a sé. Il cielo non è limpidissimo e c’è vento ma appena arriviamo sul lungomare ci guardiamo e in men che non si dica indossiamo i costumi da piscina, senza timore di sembrare ridicoli tanto non c’è praticamente nessuno sull’ampia spiaggia, e qualche aspirante surfista si allena nell’acqua non limpidissima. Entriamo senza indugio, valutando la temperatura come piuttosto più calda di quella dell’oceano, ci guardiamo, osserviamo gli aspiranti surfisti coperti con le mute e Claudio scuote la testa sorridendo “non sanno che vuol dire aver bisogno della muta”, scherza e ridiamo con l’oceano negli occhi e il Tirreno che ci accarezza il corpo con la dolcezza del Mediterraneo. Sguazziamo divertendoci a nuotare controcorrente, saltiamo sulle onde surfando col corpo, urliamo per farci scorgere dagli altri in acqua, ci sorridono, si sono accorti di noi. Ridiamo felici e ci sentiamo liberi, riadattiamo la canzone di Gaber ‘la libertà non è uno spazio libero, la libertà è un bagno in mezzo al mare’. Pensandoci a mente fredda ci rendiamo conto di quanto tale gioco di parole sia vero. Usciamo, ci asciughiamo togliendoci il costume fondamentalmente noncuranti di esser visti seminudi mentre il vento ci acconcia i capelli e il mare ci nutre la pelle, tanto sulla spiaggia non c’è praticamente nessuno e le poche persone stanno o sdraiate ad abbronzarsi oppure sono intente ad apprendere qualche sport e non ci guardano neanche. Le risate nei nostri occhi si incontrano e torniamo sulla Focus con una gran voglia di mangiare della frutta. Salutiamo il mare e andiamo verso Cerveteri, dove troviamo una cantina sociale niente male e le necropoli patrimonio UNESCO chiuse, è già tardi dobbiamo tornare verso casa, non prima di una sosta in una bottega artigiana dove troviamo squisitezza marinare.
Torniamo senza indugio verso casa con una gran fame, un forte desiderio di creare e l’oceano irrimediabilmente negli occhi.