mercoledì 31 agosto 2016

Cronachette di un viaggio in Italia. Autostrada * Populonia * Agriturismo * Rispescia * Alberese * mare * Montiano * Magliano in Toscana * Rispescia * Alberese * Agriturismo

31 agosto 2016

Autostrada * Populonia * Agriturismo * Rispescia * Alberese * mare * Montiano * Magliano in Toscana * Rispescia * Agriturismo

Ci svegliamo verso le 8, assonnati e stanchi. La sosta per evitare un colpo di sonno si è rivelata una scoperta di nuove forme pubblicitarie molto carine sebbene taluni dettagli possano essere migliorabili. Ripartiamo subito verso Alberese, giriamo verso Populonia, per vedere il famoso Parco Naturale di Baratti, che non ci piace punto. Proseguiamo. Giungiamo a Rispescia e fortunatamente c’è un posticino per noi nel solito agriturismo, dove ritroviamo e possiamo finalmente salutare la Signora P., con cui chiacchieriamo brevemente di quanto accaduto nel tempo in cui non ci siamo viste e sentite. Un abbraccio, poi ci sistemiamo nella camera scaricando qualche bagaglio, torniamo ad Alberese per alcuni acquisti. Nel centro di Alberese compriamo biglietti dell’autobus, panini imbottiti che a Valentina ricordano molto quelli distribuiti dai chioschi tanti anni fa e l’immancabile Settimana Enigmistica, è l’edizione precedente, pazienza. Parcheggiamo, la Ford ancora carica ma non in modo eccessivo, l’autobus arriva quasi subito. L’Uccellina ci accoglie nella sua delicata bellezza di macchia mediterranea non distrutta dall’avidità edilizia degli esseri umani, l’odore di pini ci inebria. La spiaggia è abbastanza affollata nonostante sia la fine di agosto. Costruiamo una capannina recuperando legni dispersi, ci spruzziamo protettivo solare, sistemiamo gli asciugamani, una gran quantità di venditori ambulanti ci chiede di acquistare mercanzia. Ci innervosiamo, non ricordiamo tanta insistenza nel Parco, rispondiamo in modo secco, in modo piccato ci viene risposto: ‘con calma, con calma, poi io me ne vado’, chiediamo scusa ma gli ambulanti continuano a questuare e proporre merci da acquistare. Andiamo a farci un bagno, siamo stanchissimi e non ci va di discutere. Le onde lievi ci coccolano senza stancarci, scarichiamo le tensioni del viaggio, le gambe gonfie da troppo girovagare cominciano a riprendere una forma normale. L’acqua, che in altre occasioni avremmo trovato freddina, ci sembra quasi calda dopo quella gelida dell’oceano, per cui sguazziamo per circa un’ora. Siamo contenti di essere venuti nel Parco toscano, qualunque altro luogo ci sarebbe sembrato troppo affollato, costruito, urbanizzato, troppo poco ‘naturale’.
Mangiamo e osserviamo incuriositi una tribù di bambini trasformatisi per l’occasione in guerrieri tribali con tanto di bastoni rituali. L’oggetto della loro attenzione è una volpe che col suo musetto curioso non capisce tutte quelle urla. Si aspetterebbe forse una carezza o un pezzetto di cibo, ma i bimbi continuano ad esultare e gridando la fanno scappare.
Dormicchiamo un po’, compiliamo qualche schema di parole crociate, facciamo qualche bagno, l’Uccellina ci incanta come al solito, ci lasciamo cullare dalla sua bellezza fino a che arriva un temporale per cui dobbiamo riprendere la navetta e tornare verso Alberese. Nonostante cominciamo a rilassarci abbiamo ancora i ritmi frenetici del viaggio per cui decidiamo di andare alla cantina sociale. Valentina ricorda che quella più buona è dalle parti di Montiano, Claudio pensa sia dalle parti di Magliano. In effetti abbiamo ragione entrambi, è appena fuori Magliano verso Montiano. Acquistiamo vino e prelibatezze da regalare ad amici e parenti. Chiacchieriamo un po’ delle diverse mentalità tra Toscana e Lazio e ci dirigiamo verso l’agriturismo, non senza passare prima per l’alimentari di Rispescia. Claudio porta una bottiglia di vino alla Signora Paola che ci fornisce uno stendino per appendere i panni appoggiati sulle sedie in modo poco decoroso. Mangiamo, proviamo a connetterci ad internet senza riuscirci.

Abbiamo deciso di dedicarci qualche ora, di fermarci un po’ prima di ricominciare il tran tran quotidiano con la consapevolezza che dopo aver visto l’oceano qualcosa in noi è profondamente cambiato. Siamo felici di essere all’Uccellina, ci riavviciniamo pian piano all’urbanità dopo esserci inselvatichiti per qualche giorno, sapendo che non c’è niente di normale nel vivere in città inquinate, colme di cemento e di incomprensioni. Ci addormentiamo assonati.

martedì 30 agosto 2016

Cronachette di un viaggio in Italia. Friuli * Verona * Cremona * Roncole Verdi * Autostrada

30 agosto 2016

Friuli * Verona * Cremona * Roncole Verdi * Autostrada

Ci svegliamo verso le 7, indolenziti da un’ennesima notte senza un vero e proprio letto. Il Friuli ci accoglie con una generosa colazione, ettari di campi coltivati con le Alpi Giulie a far da cornice. Claudio ha voglia di un bel pasto caldo, gli vengono in mente i tortelli di Gina per cui ci dirigiamo senza indugio verso Verona anche se avremmo voglia di esplorare il Friuli, regione che sfugge ai nostri giri ancora una volta, così come il Piemonte, che per qualche motivo non siamo riusciti a vedere insieme. Il maltempo lascia gradualmente il passo ad una bella giornata di sole che scalda gli acini dell’uva matura pronta per la prossima vendemmia. Nelle pianure coltivate racchiuse dentro una nube di inquinamento sottile si aprono varchi verso luoghi meravigliosi e posti incantevoli. L’Italia, con le sue innumerevoli diversità, con l’abitudine ad abbellire a non esser mai contenti di sé nella tensione verso un miglioramento costante, ci fa sentire fieri di essere italiani. C’è qualcosa di bello nel BelPaese che ci fa sperare nella possibilità di andare avanti, di costruire arte e non soltanto industrie. Pur di mangiare i famosi tortelli Claudio decide di non passare né a Venezia né a Pellestrina, come vorrebbe Valentina, dunque proseguiamo speditamente sulla strada Romea, ovvero di quei pellegrini che erano diretti a Roma. Non essendo in Francia, dove le Vie Francigene hanno ottenuto riconoscimento internazionale, la Via Romea non ha cartelli turistici se non le semplici indicazioni stradali. Borghi con chiese di notevole pregio si rincorrono tra le distese verdi e gialle dove riposano gli aironi. Ne avvistiamo anche uno che ha tutta l’aria di essere cinerino, è piuttosto diverso dagli altri, bianchi, immacolati seppur vivano nel fango, noblesse oblige, verrebbe da pensare. A Verona troviamo subito parcheggio, abbiamo una piccola discussione sulla strada da percorrere per giungere nella splendida Piazza delle Erbe, poi Claudio dimostra facilmente di aver ragione per cui Valentina dovrà pagare il pranzo, camminiamo a passo svelto tra viuzze e piazzette colorate, elegantemente briose con i fiori che traboccano dalle finestre colorate in un tripudio di ritmi architettonici. Piazza delle Erbe ci fa rallentare il passo per la sua incomparabile beltà, i palazzi decorati con un gusto tutto italiano che esprime appieno la compresenza di stili e di tempi, peculiarità di molte città italiane particolarmente evidente in alcune di esse, tra cui Roma e, appunto la città dell’amore shakespeariano. Prima di fiondarci dentro la Bottega del tortello da passeggio, dove facciamo conoscenza con alcune persone e chiacchieriamo a lungo con una versione umana del gatto Roxy, di nome Giacomo, accompagnato da una ragazza, Silvia, passiamo accanto alla Casa di Giulietta. Pensiamo che questo è proprio il viaggio delle riunificazioni di grandi amori leggendari, ricordiamo il corteo nuziale per Ines e Pedro ad Alcobaca e a Valentina torna in mente una canzone che ha a che fare con un’onda bianca e il sole, cantata dalla splendida voce di Mamma Lucilla. I due antispecisti sono impegnati a cercare di capire e sperimentare nuove forme di economia senza soldi, discutiamo di politica e corruzione e riprendiamo la strada verso il bresciano per poi arrivare a Cremona dove troviamo tutto chiuso, Museo del violino, liuterie, negozietti, per cui, al contrario di Crema, non ci fa una grande impressione e ci sembra meno vivace di Salisburgo. Proseguiamo quindi nella Pianura Padana e ci troviamo a Roncole Verdi, la patria di Verdi e di Guareschi, dove c’è la minuscola piazzetta in cui è racchiuso l’immaginario italiano. 
Al bancone dove Guareschi mesceva vino e bevande una ragazza di origine rumena con un accento della Bassa degno dei migliori libri di Don Camillo e Peppone.
Proseguiamo e ci fermiamo in Autogrill vicino Parma dove mangiamo bene spendendo poco.

lunedì 29 agosto 2016

Cronachette di un viaggio in Europa. Austria * Germania * Austria * Italia. Tirolo * Monaco di Baviera * Salisburgo * Friuli

29 agosto 2016

Tirolo * Monaco di Baviera * Salisburgo * Friuli

Ci svegliamo verso le 8 indolenziti per la mancanza di un letto vero. Apriamo i finestrini e l’aria profumata del bosco dopo la pioggia si insinua nell’abitacolo, la cascata davanti ai nostri occhi ha aumentato parecchio la sua portata e dal rumore diremmo che anche il fiume si è ingrossato. Avremmo voglia di rimanere ma Valentina è un po’ inquieta. Il meteo prevede pioggia per oggi e vista la repentinità e la foga con cui si scatenano i temporali in montagna, con tanto di fulmini e raffiche di vento, non si sente tranquilla ad andare a fare le passeggiate che avremmo voluto fare. Ci facciamo la doccia a turno e Claudio asciuga le scarpe con il phon nella lavanderia, suscitando la curiosità ilare di alcuni campeggiatori. C’è qualcosa che ci fa stare bene qui ma forse è meglio andare, conosciamo poco la montagna e sappiamo bene che sottovalutarne i pericoli può essere più che rischioso fatale. Dunque ripartiamo non senza esserci assicurati che il coraggioso alpinista con una minuscola tenda che ieri sera aveva sfidato le intemperie e le forze naturali fosse ancora lì, aver salutato i roulottisti gentili e mentalmente i bambini che giocavano con una macchinina supersonica visto che la palla era proibita. Non ripartiamo proprio per niente, la Focus è stanca e non ne vuol sapere di mettersi in moto, almeno non fino all’intervento di alcune persone della reception del camping Edelweiss. Pronti? Via.
Salutiamo la valle con le montagne, le cascate, i fiumi e i torrenti, l’odore di bosco e gli abeti da cui sembra nascere la nebbia e dove pare di poter veder nascere le nubi.
Un posto magico che ci ha accolti con amore, proteggendoci dai pericoli alpini.
Arriviamo a Monaco attraversando la Baviera. Lo scenario cambia in modo evidente per Valentina e impercettibile per Claudio. L’architettura è molto razionale e le grandi campagne disseminate di fienili a forma di grandissime cucce per giganteschi cani. La quantità di mucche che abbiamo incontrato durante questo viaggio è enorme e si arricchisce di ulteriori varietà nella regione dell’Oktoberfest. Claudio non riesce a bere neanche una birra e questo lo rende nervosamente incredulo. Arriviamo a Monaco, mangiamo pretzle e un panino in un forno della catena Muller, dove non c’è il bagno e non vendono birra, soltanto acqua gassata aromatizzata alla frutta. Con l’aria contrita si accinge ad ingollare il panino. Facciamo rifornimento d’acqua in un supermercato lì di fronte, acquistiamo pane nero, formaggio, latte, muesli e il preziosissimo elemento che qui sembra avere un prezzo esorbitante nonostante la copiosa presenza di tale liquido.
Ci innervosiamo e decidiamo di tornare verso l’Austria, riattraversiamo la Baviera, scoprendo con sgomento che andare al bagno e bere acqua in questa parte dell’Europa è qualcosa di molto complicato e costoso. Proseguiamo verso Salzburg dove parcheggiamo, vorremmo trovare un hotel per dormire ma capiamo che i prezzi di questa ridente cittadina i prezzi sono proibitivi quando chiediamo una birra e una bottiglietta d’acqua e ne abbiamo conferma assoluta quando entriamo nell’ufficio informazioni del locale festival operistico. Consci di chiedere informazioni sul prezzo di biglietti di uno tra i più importanti e prestigiosi festival operistici internazionali non riusciamo a trattenerci dal ridere quando veniamo a sapere i costi. Gironzoliamo per le vie del centro, oggettivamente molto carino, anche se Claudio smania dalla voglia di andarsene. Tutta questa ostentazione di modestia non gli va particolarmente a genio. I prezzi eccessivamente alti di qualunque cosa ci fanno venire in mente le parole di chi dice che con la cultura non si mangia e ci fanno salire una rabbia sorda nei confronti di chi afferma di governarci. Ce la prendiamo con la scarna bellezza di edifici storici e chiese, seppur molto graziosamente decorati, dunque risaliamo sulla Ford e torniamo verso il confine italiano. Il tempo inclemente non ci impedisce di ammirare montagne verdi e blu con paesini di casette con ampi e protettivi tetti marroni, le nuvolette che si insinuano tra i monti. Salutiamo idealmente l’Austria e il campeggio Edelweiss nella Stubaital che ci ha ricaricato di energie e ci ha fatto entrare in contatto profondo con le Alpi.
Siamo stanchi, stremati da un viaggio molto diverso da quello che immaginavamo e che avevamo programmato, con tanta voglia di dormire in un lettone ma anche con tantissime immagini negli occhi, sensazioni, impressioni e l’idea che ‘fatta l’Europa bisogna fare gli europei’.
Non siamo passati a Innsbruck, dove ricordavamo alti personaggi di legno sparsi per la città, alti quasi quanto i personaggi della fiesta di Almería. Quando li abbiamo visti la prima volta ci erano sembrati Pinocchi giganti pronti ad animarsi al suono di un flauto magico suonato da un misterioso personaggio leggendario e fiabesco, li avevamo dimenticati nella calura spagnola ma evidentemente ci avevano richiamato, personaggi in cerca d’autore, di cantore o flautista.
Pensiamo che in fondo l’Europa è una realtà molto più ampia di quanto avessimo compreso, i cui confini sono definiti soltanto dalla fantasia e dal meraviglioso immaginario collettivo in cui personaggi reali e immaginari si intrecciano nelle storie delle persone, passando dal teatro agito nell’antica Grecia alle fieste spagnole, passando per le fiabe sussurrate ai bambini, gli unici che possano davvero capire la magia di una barba intrecciata quale criniera accarezzata da fate e streghette. I simboli incisi nelle rocce dialogano attraversando a zig-zag il Vecchio Continente.  

domenica 28 agosto 2016

Cronachette di un viaggio in Europa. Austria. Tirolo. La tempesta.


28 agosto 2016

Tirolo

Ci svegliamo dopo l’alba, intorno alle 8.30 e non crediamo ai nostri occhi. Siamo in un luogo meraviglioso, completamente immersi nella natura, tra le montagne coperte di abeti altissimi, accanto ad un ruscello impetuoso, di fronte a noi una cascata con ettolitri di acqua che scendono ad una velocità impressionante dalle alte montagne, all’orizzonte un ghiacciaio, tutt’intorno natura.
Decidiamo di restare qualche giorno qui. Sistemiamo l’abitacolo, i bagagli, e le borse così da poterci sdraiare comodamente. La Focus può essere utilizzata quasi come un mini-van e non ci lasciamo sfuggire l’occasione di soggiornare in un posto tanto spettacolare. Stiamo ritrovando i nostri ritmi vitali, ricominciamo a respirare, il cervello, il corpo e anche i capelli si rilassano. Paghiamo anche la seconda notte e ci adattiamo alla vita da campeggio.
Abbiamo la sensazione che tutto abbia un significato che ha poco a che fare con la razionalità.
Lo spirito di Tucci e la sua forza ci accompagnano in questo viaggio di conoscenza, più che di turismo.
Ci siamo accorti che c’è un nuovo modo di viaggiare e siamo parte di questa onda, siamo una tribù in movimento. I concetti espressi dalla Scuola di Comunicazione di Toronto sulle nuove forme di organizzazione civica e di socialità ci sembrano più che mai attuali.
Raccogliamo le energie e poi, forse ripartiremo, per il momento tutto ciò che abbiamo voglia di fare è essere.
Trascorriamo parte del pomeriggio a lavare e asciugare i panni nella lavanderia del Campingplatz Volderau, di quando in quando qualche persona si avvicenda ai lavandini e sorridendo cercano di capire in che modo possano essere di aiuto. Notiamo che gli uomini e i bambini sono addetti alle pulizie di panni e piatti e comunque non c’è in questo caso una suddivisione di ruoli maschilista, come sarebbe ovvio e normale in qualunque società. Gli uomini e le donne si aiutano a vicenda e imparano a collaborare tra loro sin da bambini. Valentina ritrova in questo molto della sua educazione, di concetti, idee e pratiche che hanno contraddistinto la sua infanzia e la sua adolescenza. Claudio si adegua e si sente a suo agio tanto che comincia a sbloccarsi con l’inglese e comunica lasciando andare una timidezza comprensibile seppur poco utile alla comunicazione verbale.
Dopo qualche minuto speso a cercar di capire come far funzionare le lavatrici fa il suo ingresso nella lavanderia un oriundo che molto carinamente inserisce la sua carta di credito austriaca e ci evita di trascorrere quasi due ore a spingere il bottone dell’elettricità ogni due minuti.
Non abbiamo la medesima fortuna con l’asciugatrice. Ci viene fame e facciamo merenda con i Gentilini e una Paulaner, sempre dentro la lavanderia, dopo poco arrivano delle donne che lavano i piatti, anche loro evidentemente svolgono tale mansione, non parlano inglese, ma comunichiamo lo stesso. Pensano che l’asciugatrice sia troppo lenta e che non sia una buona macchina. Offriamo loro un biscotto che sembrano non voler accettare ma poi si convincono alla parola ‘italiani’. Ci offrono quindi di utilizzare il loro stendino, in cambio accettano i biscotti restanti.
Sorridiamo felici, ci sentiamo un po’ tutti quanti parte di una specie di tribù.
Il tempo non è bellissimo, dalle montagne sembrano addensarsi nubi che poi corrono verso fondo valle, il cielo è di un azzurro rarefatto e terso. Andiamo a fare una passeggiatina, l’altitudine non si sente troppo ma la stanchezza del viaggio sì. Arranchiamo su una salitella simile a quella della Macchia del Barco, anche se tra abeti altissimi contornati da montagne di incommensurabile bellezza, cascate, ruscelli dove non si può non provare ad infilare i piedi per trarne beneficio e ristoro. Torniamo indietro e Claudio lava finalmente le sue scarpe. L’olezzo insopportabile o forse il fatto di averle lavate nei lavandini sbagliati scatena l’ira del cielo montanaro che scatena su di noi una bufera violentissima con scariche di pioggia, fulmini, saette e vento. Claudio va a prendere la Ford inzuppandosi per aver percorso qualche metro, va a prendere Valentina nella lavanderia con i panni asciutti, o quasi. Andiamo verso il paese più vicino, poi ci dirigiamo verso Neustiff, siamo un po’ spaventati dalla tempesta. In paese non troviamo un posto dove mangiare e torniamo indietro, la furia del vento si è placata, forse riusciremo a tornare al campeggio e mangiare qualcosa là. La strada è però bloccata, causa caduta massi, speriamo che il campeggio sia a posto e che le persone stiano bene. Immediatamente prima del blocco c’è una baitina dove possiamo fermarci, trovare riparo e rifocillarci. Mangiamo peraltro piuttosto bene per la prima volta da quando siamo arrivati in Tirolo e facciamo amicizia con alcuni avventori, alcuni turisti e altri gente del posto che non sembrano tanto spaventati quanto sorpresi.
Temiamo di non poter arrivare al campeggio, non ci sentiamo troppo tranquilli, chiediamo ripetutamente alla polizia e ai vigili del fuoco se il camping è sicuro, ci dicono di sì, i massi sono caduti più a monte e non c’è pericolo nell’area dove siamo.

Ci rilassiamo nella baitina ma siamo contenti quando possiamo tornare verso il camping. Non è possibile mettere in pratica la strategia per dormire che avevamo ideato causa maltempo per cui tiriamo giù i sedili e ci copriamo coi sacchi a pelo.

sabato 27 agosto 2016

Cronachette di un viaggio in Italia. Passo del Tonale * Val di Sole * Val di Rabbi * Merano * Tirolo

27 agosto 2016

Passo del Tonale * Val di Sole * Val di Rabbi * Merano * Tirolo

Ci svegliamo dopo l’alba, un po’ indolenziti dal viaggio e dall’aver dormito nella Focus. Il sole è alto nel cielo terso, il Passo comincia ad animarsi, i mercanti si svegliano e sistemano in bella vista oggetti da montagna, andiamo in un bar a turno a fare colazione e darci una rinfrescata. I raggi a quest’altitudine ‘incocciano’, scendiamo verso la Val di Sole dove facciamo colazione e commentiamo le recenti notizie sul terremoto. Non ci sono novità sulla diga di Campotosto e questo ci preoccupa un po’. Gli uffici del turismo perfettamente organizzati ci mettono di buon umore, comunque acquistiamo qualche giornale e cerchiamo di trovare un posto per la notte. Questo viaggio ha tutta l’intenzione di proseguire on the road e non riusciamo a fermarci. Mentre la Val di Sole ci accoglie e ci fa sentire bene, la Val di Rabbi, dove ci rechiamo incuriositi da un’iniziativa culturale multimediale sull’acqua, ci innervosisce alquanto per cui invece di tornare verso la Val di Sole ci dirigiamo verso Merano, non senza essere prima passati all’autolavaggio automatico e aver utilizzato ben dieci gettoni per riuscire a dare una pulita non troppo approfondita, la sabbia finissima dell’oceano mescolata a residui di molliche, foglie e foglioline raccolte dalle nostre scarpe durante il tragitto non vuole saperne di venir aspirata e la brezza oceanica mista alla terra del deserto, alla caliggine e allo smog ha creato una patina che non si vuole togliere dalla carrozzeria. Valentina si abitua lentamente all’altitudine e alle strade di montagna, arriviamo a Merano, cittadina che stranamente non ci dà claustrofobia. Parcheggiamo sotto le terme, che sembrano molto belle, ampie con tante piscine ma non ci ispirano granché. Preferiamo andare a cercare un posto per dormire, prima, però, non resistiamo alla tentazione di andare a mettere i piedi nell’acqua gelida del fiume cittadino, imitando gli abitanti. All’ufficio del turismo capiamo che una stanza non costa meno di novanta euro a notte in un albergo con una o due stelle, ci sembra un prezzo esorbitante, ringraziamo e usciamo per le vie della cittadella tirolese. Stando ai cartelli stradali dovrebbe essere addirittura pre-tirolese ma da queste parti si sentono tedeschi, non italiani. La toponomastica locale è decisamente ispirata al Risorgimento ma i negozi glorificano Mozart, la Principessa Sissi e altri compositori dell’Impero Austro-Ungarico. Ci sembra una città immersa nelle sue limitazioni auto-imposte. I tedeschi e gli austriaci non considerano i tirolesi come appartenenti alla loro patria mentre i meranesi non si degnano di essere italiani, rozzi, dongiovanni e maschilisti. Gli italiani sono ben diversi da ciò che i sudtirolesi immaginano, però è vero che c’è stato un passato in cui gli italiani sono stati così, o forse no, visto e considerato che la stragrande maggioranza dei siti UNESCO si trova nel BelPaese e che l’arte e la biodiversità prodotte dagli italiani sono ineguagliate e ineguagliabili.
Entriamo in una libreria, i libri italiani sono al secondo piano. Ci viene un po’ di tristezza per questo mondo conchiuso in cui tutto è collegato ad un’identità nazionale negata.
Pensiamo di aspettare un paio d’ore e di gironzolare per la città, poi di entrare in un bar e collegarci ad internet così che Claudio possa vedere in pace la partita di calcio.
Passeggiamo nella calma ovattata delle strade pulite e ben ordinate, con qualche palazzo non perfettamente tirato a lucido, ci guardiamo negli occhi e andiamo verso il parcheggio a riprendere la Focus.
Ci dirigiamo verso Vipiteno passando per le montagne. Guidare tra le stradine impervie non è facilissimo, frotte di motociclisti corrono in modo abbastanza incosciente, qualche macchina d’epoca romba tra i tornanti mentre i veri eroi della strada montana, i ciclisti, attraversano silenziosi salite e discese impegnative anche per le quattro ruote motorizzate.
Le montagne di un blu che fa inevitabilmente pensare ad un arcaico mare pietrificato sono talmente belle da far dimenticare qualunque stanchezza e negatività.
Ci par di volare nell’infinito movimento della natura e della vita. Breve sosta in un bar di un Passo dove alcune aquile si muovono ferme e repentinamente scattano tuffandosi nell’aria rarefatta e limpidissima.
I rapaci reali ci accompagnano da giorni, Claudio si spaventa un po’ in un’area di pic-nic dove ci fermiamo per mangiare il tonno e il pane comprati in Spagna con un po’ di mais italiano, pensa che ci abbiano puntati ma non siamo prede per i loro artigli e le guardiamo con la curiosità con cui si osservano esseri tanto maestosi.
Andiamo via temendo di trovarci ad affrontare tornanti dopo il tramonto e ci fermiamo in un paese appena prima di Vipiteno dove Claudio può guardare la partita e pensiamo di pernottare in un campeggio, l’idea non ci stuzzica troppo anche se avremmo bisogno di ricaricare le batterie di telefoni, computer e di fare una bella doccia rigenerante. L’alternativa è andare verso l’Austria, Paese che Claudio ama particolarmente.
Arriviamo a Stubaital di notte, siamo stanchi e assonnati, non troviamo niente che ci piaccia e un sincero sconforto ci assale. Ci sembra che tutto ciò che abbiamo fatto, i chilometri percorsi siano stati soltanto un’inutile diversivo per non rilassarci e sarebbe stato meglio, molto meglio, restare vicino all’oceano.
Mentre vaghiamo nella valle tirolese cercando un posto dove dormire ci viene una gran voglia di gridare, le montagne ci sembrano ostili, i balconcini di legno con i fiorellini ci evocano il discorso di Peppino Impastato sulla bellezza, non riusciamo a capire perché siamo qui e nemmeno in che modo riuscire a trovare un luogo per riposarci e ripartire.

Finalmente approdiamo ad un campeggio, c’è una donna gentile che ci accoglie, il prezzo è abbordabilissimo, i bagni perfetti. Posizioniamo la Focus, la aggiustiamo per la notte e ci addormentiamo nel buio più fitto.

venerdì 26 agosto 2016

Cronachette di un viaggio in Italia. Autostrada * Terme di Colà * Passo di Crocedomini * Passo del Tonale

26 agosto 2016

Autostrada * Terme di Colà * Passo di Crocedomini * Passo del Tonale

Ci svegliamo dopo una notte alla guida e qualche ora di sonno nel parcheggio dell’Autogrill, ben diversi da quelli degli altri Paesi, molto puliti e ben tenuti. Abbiamo il bisogno di riposare un po’ e andiamo verso le Terme di Colà. Bellissime, al solito. L’oceano continua ad essere nei nostri pensieri, nei nostri sguardi e nella nostra memoria corporea. Non riusciamo a toglierci di dosso la sensazione di libertà, il colore dei raggi del sole, così dissimile eppure assimilabile a quelli che attraversano i boschi del Monte Bianco, l’oro della sabbia, la velocità delle onde. Qualcosa è cambiato in noi, è come se avessimo scoperto, vissuto la libertà, come se avessimo compreso qualcosa di più intenso, di più vero.
Non siamo soli, ci rendiamo conto che molte persone vivono le nostre stesse sensazioni. Ci sembra che ci sia un nuovo modo di viaggiare, che tanto nuovo non è ma è tornato di moda.
Abbiamo visto molti autostoppisti per le strade, cosa che non si vedeva da molti anni, e molti ‘acchittano’ van, minivan e furgoncini a guisa di camperini piccoli e agili che facilmente riescono a passare tra le viuzze europee.
C’è voglia di libertà e ci auguriamo fortemente che questo desiderio sia condiviso da tante persone. Le città ci sembrano sempre più luoghi in cui viene messa in atto una forma di tortura di persone e ambiente, una forma di distruzione non necessaria, tanto dannosa quanto assolutamente inutile.
Speriamo che le persone si rendano conto di quanto sia fondamentale rispettare l’ambiente.
Alle terme ci rilassiamo ma Valentina, stranamente, trova l’acqua caldissima e riesce a sguazzare poco, abbiamo le gambe gonfie da troppe ore in macchina e abbiamo una gran voglia di tornare verso l’oceano o comunque di camminare tra le montagne e ruscelletti freschi.

Breve chiacchierata con i termalisti e poi via verso le montagne, vorremmo andare a vedere il tramonto al Rifugio Crocedomini e così facciamo. Le vette dialogano con una nebbiolina leggera e una sensazione di infinito ci pervade. Prendiamo un aperitivo, quindi camminiamo un po’ per entrare in contatto col luogo. Un anfiteatro magico ci abbraccia. Il rumore umano si infiltra tra suoni d’acqua, di campane e di animali. Parliamo, camminiamo e finalmente spegniamo i telefonini. È ora di stare un po’ tra noi, di vivere appieno il nostro rapporto e la felicità di essere in mezzo al Parco dell’Adamello Brenta, nella valle dei simboli, la Valcamonica. Torniamo verso il rifugio, Claudio regala un disco The Balmung al gestore del rifugio, beviamo un altro aperitivo, poi prendiamo la chitarra e cominciamo a cantare mentre il sole tramonta tra i picchi. Sembra di volare o di essere in una qualche forma di paradiso. Descrivere ciò che proviamo in quel momento è pressoché impossibile. Non abbiamo voglia di niente, non sentiamo il bisogno di alcunché, siamo, semplicemente e assolutamente siamo nell’istante presente, siamo parte della perfezione e tutto ci appare per ciò che è. O meglio, tutto è ciò che è nel momento stesso del suo essere. Qualcosa, appunto, di indescrivibile, che è possibile soltanto vivere per qualche istante di pura estasi meditativa. Al Rifugio ci sentiamo accolti in un ambiente familiare e amico. Per la seconda volta il Crocedomini ci coccola nel suo canto di sirena camuna e per l’ennesima volta la valle di Cernunnos ci ammalia con la sua naturale e meravigliosa bellezza. Quando usciamo a riveder le stelle, e la Via Lattea, abbiamo la tentazione di rimanere lì, rientriamo e riusciamo dal rifugio come attratti inevitabilmente da una forza, un magnetismo complessissimo e al contempo talmente elementare da apparire ovvia. Proseguiamo, Valentina si addormenta profondamente, la sua testa in eterno movimento si è finalmente rilassata e per qualche ora riesce a non pensare a niente di niente di niente, Claudio guida fino al Passo del Tonale dove tiriamo giù i sedili, stendiamo i sacchi a pelo e ci addormentiamo tra le stelle e una nube che avvolge la notte. 

giovedì 25 agosto 2016

Cronachette di un viaggio in Italia. Valle d'Aosta. Varreyes * Valgrisenche * Courmayeur * Donnas * Autostrada

25 agosto 2016

Varreyes * Valgrisenche * Courmayeur * Donnas * Autostrada

Ci svegliamo tardi, verso le nove. Facciamo una lunga doccia, laviamo i capelli e ci asciughiamo. Godiamo la visuale dal giardino delle montagne, la campana della chiesetta ci dà il buongiorno. È tutto molto bello, molto gradevole. Avremmo voglia di restare ma ‘bisogna andare’. Sistemiamo un po’ i bagagli, paghiamo e ci dirigiamo verso Aosta, dopo pochi metri tra le strade cittadine un senso di claustrofobia ci assale e scappiamo verso la Valgrisenche, dove salutiamo idealmente Grisanche, il Sanbernardo di peluche che è ormai parte della nostra vita. Ci calmiamo appena arriviamo in mezzo alle montagne, tra la natura, le casette sparse e un ritmo che sembra naturale, giusto, vero. Le strade sono piene di curve e tornanti e un po’ di mal di macchina ci scombussola lo stomaco. All’ufficio postale incontriamo un personaggio che ha parenti in Abruzzo e a Torlupara. Chiacchieriamo un po’ e veniamo a scoprire che è arrivato in Valgrisenche quasi negli stessi anni in cui Valentina, Mamma Lucilla e Papà Pietro sono passati di là, portando con sé il peluche. Coincidenze che ci fanno sorridere. Abbiamo voglia di restare ma andiamo via, continuiamo a macinare chilometri, diretti verso il Monte Bianco, calamita di roccia che ci attrae a sé con il canto suadente di enorme sirena apparentemente immobile. Le notizie del terremoto continuano a scuoterci, avremmo il desiderio di essere lì, aiutare, far qualcosa ma sappiamo che non servirebbe a niente, sarebbe più dannoso che utile, considerando che la strada di accesso ad Amatrice è particolarmente impervia e stretta e rischieremmo di ostacolare i soccorsi anziché agevolarli. Arriviamo a Courmayeur, molto carina. Prima di arrivare Sua Maestà il Monte Bianco ci abbraccia idealmente in una emozionante forza di bellezza assoluta. La cittadella non ci dà il senso di claustrofobia delle altre città ma è pur sempre un centro urbano. Troviamo un caffè bellissimo dove incontriamo un personaggio un po’ particolare, invitato dal locale festival, si definisce un avventuriero e fa cose un po’ strane quali scalare il Kilimangiaro dopo aver attraversato a nuoto un fiume pieno di animali voraci e aver corso per una quarantina di chilometri sotto il sole africano per poi riscendere e ricominciare a correre. Gli chiediamo perché, ci risponde per amore dell’avventura. Ci viene da sorridere, pensiamo alle storie di cavalieri, draghi e principesse rinchiuse in qualche torre di castello, ma lui non ha parlato di principesse o di tornei da vincere, soltanto di spirito d’avventura, non conosce Tucci ma sembra animato da uno spiritello dispettoso, un duende o qualcosa del genere. Non sapremmo dire. Andiamo via, Valentina ha difficoltà con l’altitudine e preferisce scendere a valle. Il viaggio prosegue.
Arriviamo a Donnas, ci fermiamo in una trattoria pub valdostano irlandese dove hanno la connessione wi-fi. Ci rifocilliamo e chiacchieriamo un po’, lei è un donnone con un carattere evidentemente focoso, testarda e con la voglia di andar via dalla valle che le sembra eccessivamente chiusa, lui è mingherlino, con boccoli tra il biondo e il rossiccio, timido e gentile, ama la storia della Valle d’Aosta, è innamorato della sua terra, di quel territorio dove i raggi del sole sono lamine d’aria dorata che filtra attraverso le cime di alberi ad alto fusto. Montagne silenziosamente innevate d’inverno e rumorosamente cariche d’acqua in estate, dove è possibile parlare con gli alberi e gli abitanti di tutti i boschi di qualunque pianeta.
Lei è innamorata dell’Irlanda, del mare freddo e impetuoso che abbraccia le scogliere ripide, di un popolo che parla con le popolazioni di tutti i boschi di qualunque pianeta.
Lui ha convinto lei a rimanere, sono felici insieme anche se le opinioni sul concetto di abitabilità non convergono.
Ci troviamo a nostro agio. Forse un po’ ci fanno pensare a noi, alla nostra storia, alla necessità che abbiamo di stare insieme e all’insofferenza per tante cose. La differenza maggiore è forse data dal fatto che Claudio è tutto tranne timido e gentile. Gentile forse, ma timido proprio no. Le nostre litigate somigliano a guerre e fanno pensare a quel vulcano dal nome impronunciabile che qualche anno fa ha bloccato il traffico aereo di mezza Europa finché non s’è chetato. Notizie del terremoto continuano ad arrivare a tratti, ci sentiamo nell’impossibilità di agire concretamente. Temiamo per l’incolumità di chi è ancora là e di chi abita nella valle al di sotto della diga di Campotosto. E soprattutto temiamo per l’ingordigia di chi potrebbe evitare disastri e tragedie ma è troppo avido per salvare vite, paesi, luoghi. Il suono agghiacciante di risate unte di sete di denari echeggia nella nostra memoria. Speriamo che questa volta sia diverso, speriamo che si riesca a sentire il rumore delle risate soddisfatte di soccorritori e persone con senso civico e il suono melodioso delle lacrime di chi sa di poter contare ancora su ciò che è veramente importante in una società.

Avremmo voglia di fermarci a Donnas ma proseguiamo, arriviamo verso Milano, coperta da una coltre di rosso fumo, segno inequivocabile di inquinamento. Pensiamo che l’umanità si stia sbagliando di grosso, che ci sia qualcosa di profondamente errato in tutto ciò che è chiamato ‘sviluppo’. È assolutamente necessario agire per creare sviluppo sostenibile, rispettare la natura non è un’opzione è una assoluta necessità.