sabato 21 gennaio 2017

Cronachette di un viaggio in Italia. Itinerari mentanesi. Mentana * Civita Castellana * Sant’Oreste * Bunker Soratte * Mentana

21 gennaio 2017

Mentana * Civita Castellana * Sant’Oreste * Bunker Soratte * Mentana

Ci svegliamo verso le otto con l’intenzione di andare a fare una passeggiata a Roma. L’aria tiepida di una giornata d’inverno italiana, col sole caldo che fa presagire la dolcezza della primavera, accarezza il freddo di questi giorni festivi di intensissimo gelo polare. Le notizie dell’albergo abruzzese travolto dalla slavina, dell’autobus pieno di ragazzi ungheresi e le condizioni disastrose in cui vivono i terremotati del Centro Italia ci incupiscono e ci fanno preoccupare non poco ma decidiamo comunque di fare una passeggiata, non a Roma, nella nostra bella Sabina. La prima tappa è in verità nella Tuscia, proprio al confine con la nostra regione culturale, a Civita Castellana. Mamma Lucilla e Papà Pietro ci avevano parlato del duomo cosmatesco con grande entusiasmo e da un po’ avevamo voglia di vederlo. Attraversando la Sabina contornata del bianco di Soratte, Terminillo e della neve che è scesa copiosamente anche a quote piuttosto basse, la riflessione sulla bellezza e sulla incapacità politica è inevitabile, così come la solita domanda sulle potenzialità inespresse della Regione Lazio che nell’adiacente e confinante Toscana sono invece più che valorizzate. Arriviamo a Civita Castellana, incastonata tra forre e calanchi, un vero gioiellino. Il duomo cosmatesco si staglia nel cielo azzurro pieno con qualche lieve striatura biancastra e la luna non ancora tramontata. La facciata è veramente splendida con il rosone centrale e le decorazioni musive su lievissime strutture marmoree che danno la sensazione di trovarsi di fronte ad una spettacolare forma di merletto dura come il marmo, forte come la pietra e delicata come una tela di ragno. Entriamo e il pavimento cosmatesco in stato non eccellente anche se buono di conservazione suscita in noi una grandissima emozione. Linee, forme, colori si intrecciano in eterni giochi di perfezione che riecheggiano tutte le culture mediterranee. Claudio ha un fremito di piacere nel guardare l’organo che fu suonato casualmente, una domenica, nientemeno che da Wolfgang Amadeus Mozart. Due persone emergono da dietro l’altare con l’aria felice, immantinente scendiamo le scale per vedere la cripta che ci fa pensare inevitabilmente a quella di Anagni e dove Claudio fa una interessantissima rilevazione. “A cosa ti fa pensare questo?” “Che i goti o i carolingi siano passati da queste parti” “E la forma?” “Incredibile, sembra una ciammella a cancellu”. Proseguiamo il nostro giro con la sensazione di aver fatto una scoperta sensazionale, anche se molto probabilmente non è una scoperta e non è sensazionale, ma non bisogna mai sottovalutare la percezione soggettiva degli eventi. Usciamo e ci incantiamo nuovamente nell’osservazione estatica del portale. Ci inoltriamo tra vicoli, vie e piazze per andare a vedere la fortezza Sangallo, ma c’è un museo della ceramica e il castello è chiuso. Chiediamo perché, forse è privato? No, è del Ministero pertanto è soltanto precluso l’accesso a cittadini e turisti. Una nuvoletta di nervosismo aleggia sulla nostra testa ma viene spazzata via da un cappuccino e una pastarella in un baretto pasticceria non male in cui assistiamo ad un vero e proprio siparietto teatrale che forse sarebbe piaciuto molto ad Eduardo De Filippo. Risaliamo sulla Ford Focus e ci dirigiamo verso Sant’Oreste. Le dimensioni della familiare non sono esattamente l’ideale per sfrecciare tra i vicoletti strettissimi del borgo antico ma Valentina è irresistibilmente attratta dalle indicazioni verso il Bunker Soratte, per cui ci dirigiamo da quella parte. La visuale è a dir poco meravigliosa. Parcheggiamo la Focus e proseguiamo a piedi, lungo il Percorso della Memoria che si apre con una scultura e sotto una scritta che evoca inequivocabilmente l’orrore del campo di concentramento nazista più tristemente noto della storia occidentale, quello di Auschwitz.
Camminiamo in una passeggiata quasi deserta, con un panorama incredibilmente suggestivo e qualche mezzo militare lasciato qui e là. Scorgiamo delle porte in ferro che ci fanno pensare al simbolo della NATO ma non molto di più, non almeno finché non incontriamo l’architetto che le ha progettate e che ci fa la cortesia di farci dare uno sguardo veloce in una delle gallerie, raccontandoci approfonditamente l’incredibile storia di quel luogo che vale decisamente la pena farsi raccontare a voce durante una visita guidata prenotabile online sul sito ufficiale della struttura.
Il simbolo che ci aveva tratto in inganno in realtà potrebbe evocare quello del Patto Atlantico ma è ispirata ad una croce bugnata degli edifici militari ideati, progettati e costruiti dall’architetto rinascimentale Francesco di Giorgio Martini.
Appena entriamo Valentina cambia il colore del viso e l’espressione da allegra e curiosa si trasforma in cupo terrore. Una consapevolezza della realtà tangibile di quanto la storia tutto sommato recente possa essere stata difficile, buia, atroce accompagnata al terrore puro che tutto quell’orrore potrebbe ripetersi se continueranno ad esservi delinquenti e non politici sugli scranni più alti nella vita repubblicana italiana.
Un fremito la percorre e nonostante la temperatura nel bunker, creato da una serie di tunnel, come ci spiega argutamente il nostro cicerone, l’arch. Gregory Paolucci presidente dell’Associazione Bunker Soratte, un freddo spaventevole sembra attanagliarle le membra per qualche istante. Poi la curiosità dell’amabilissima conversazione le fa tornare il colore nelle guance e sul volto. Claudio conferma di averle visto quel pallore la prima volta che abbiamo visitato L’Aquila con le gru, anche se in quel caso non era dovuto al terrore orrorifico della dittatura militare bensì alla rabbia per la tortura inflitta da un governo scelleratamente criminale alla popolazione aquilana per avidità di denari.
La spiegazione prosegue e tutta la storia europea sembra passare davanti ai nostri occhi, tra scritte italiane, tedesche, munizioni e apparecchi radiofonici.
Tutto sembra avere una prospettiva differente sotto la luce di quelle lampade così smaccatamente fasciste, una storia che parte da lontano e si ramifica ben oltre il 1945.
Il Ventennio, l’alleanza fascio-nazista, l’8 settembre ’43, la guerra del dopo ’43, la guerra civile e partigiana, i tentativi di colpi di Stato del dopoguerra fino ai plumbei anni ’70, gli avventurieri e i cercatori d’oro d’ogni dove, un paesino i cui abitanti hanno appreso nei secoli l’arte di mantenere i segreti oltre i cunicoli di cemento armato, tra gli anfratti nascosti nel tufo.
Non è soltanto italiana la storia che si svolge in quei tunnel, è l’Europa, l’America e in buona sostanza tutta la storia mondiale. Qualcosa di unico, eccezionale è accaduto nelle viscere della Terra, nel ventre solidissimo di quel monte che si staglia solitario nella campagna sabina, a soli 44 chilometri da Roma, e che è oggi un’antenna indispensabile ai sismologi di tutto il Pianeta. Fortezza inespugnabile di segreti e conoscenze, di storia e storie che hanno dell’incredibile.
Il nostro cicerone col cappellino New York ci saluta, lo ringraziamo caldamente, sulle gote di Valentina è tornato il sorriso e il colore nel frattempo. Proseguiamo a piedi fino alla fine del percorso, davanti a noi la meraviglia della natura, dietro lo splendore che talvolta nasconde l’orrido brulichio della storia umana.

Risaliamo sulla nostra autovettura statunitense, attraversiamo la Sabina e torniamo a Mentana. 

sabato 8 ottobre 2016

Cronachette di un viaggio in Italia. Itinerari mentanesi. Mentana * Autogrill * Terme di Rapolano * Asciano * Crete senesi * Sinalunga * Autogrill * Mentana

8 ottobre 2016

Mentana * Autogrill * Terme di Rapolano * Asciano * Crete senesi * Sinalunga * Autogrill * Mentana


Ci svegliamo verso le otto di mattina, il tempo è incerto ma non sembra minacciare pioggia. Guardiamo le previsioni meteo e decidiamo di fare colazione e sbrigarci per andare alle terme. Prepariamo velocemente borsone e zaino, prendiamo la Ford Focus e partiamo verso la provincia di Siena. Prendiamo l’autostrada, mentre il tempo varia sulle nostre teste ammiriamo la meraviglia dell’autunno sui vigneti laziali e umbri. La ruggine comincia a posarsi sul verde delle foglie mentre i grappoli sodi di succoso nettare sono stati già raccolti e portati a vinificare. Rimaniamo in silenzio in un intreccio di pensieri e immagini fino a Orvieto, poi Claudio ha la necessità di una colazione e ci fermiamo all’autogrill prima di quello di Fabro, dove troviamo una carovana di turisti cinesi. Andiamo via con la voglia di arrivare presto. Rapolano ci accoglie tra le sue calde acque solfuree e ci rilassiamo per almeno quattro ore in cui l’unico nostro interesse è la bellezza del lasciarsi coccolare dal benefico liquido. Pranziamo nella tavola calda delle terme e poi ci addormentiamo nell’area della vasca coperta con l’acqua caldissima. Respiriamo a pieni polmoni lo zolfo che lava via tutti i fastidi e le noie. I nostri corpi si adagiano nel tepore umidiccio come in un accogliente grembo materno prima di decidere che è ora di tornare nella vita normale, per quanto il concetto di normalità sia discutibile, e andare a toglierci il costume. Valentina si asciuga i capelli e si veste, preferendo lasciare sulla sua pelle il velo di acqua solforosa e quindi ha tutto il tempo di osservare con sguardo rilassato il movimento lento e cadenzato di una scopa che definisce spazi, linee e superfici mentre Claudio fa una lunga doccia. Usciamo poco prima dell’inizio del temporale, vorremmo fermarci nella vicina Asciano per un panino ma non troviamo niente di aperto per cui proseguiamo verso Sud attraversando le Crete senesi, paesaggio brullo, aspro e morbido al contempo, che volevamo vedere da tempo. Arriviamo a Sinalunga, dove l’Eroe dei due mondi venne arrestato poco prima di giungere a Mentana per perdere la famosa battaglia, ci fermiamo nel bar Garibaldi costruito all’interno di quello che fu probabilmente l’albergo in cui soggiornò. Molte cose sono cambiate da allora, tra cui l’usanza di utilizzare pane fresco per i panini, per cui Claudio prende una birra olandese e una focaccia con salame piccante mentre Valentina resta digiuna fino all’arrivo al vicino supermercato. Andiamo via con disappunto e ci avviamo decisamente verso casa mente il temporale si scatena fuori dall’abitacolo, ci fermiamo per un caffè in autogrill dove troviamo un’altra carovana di turisti cinesi e quindi torniamo a Mentana.   

sabato 1 ottobre 2016

Cronachette di un viaggio in Italia. Itinerari mentanesi. Mentana * Sutri * Lido degli Estruschi, Tarquinia * Cerveteri * Mentana

1 ottobre 2016

Mentana * Sutri * Lido degli Estruschi, Tarquinia * Cerveteri * Mentana

Ci svegliamo verso le otto con la voglia di pigrare tra le lenzuola e le coperte. Ci alziamo pieni di buone intenzioni per andare in piscina ma tra una cosa e l’altra non usciamo prima delle dieci e mezza e tutte le piscine sono stracolme di ragazzini e persone che hanno soltanto il weekend per fare attività sportiva. Dopo qualche indecisione ci dirigiamo verso il mare, anche la Focus si è stancata di gironzolare sempre per le stesse strade e ha voglia, come noi, di sentire l’arietta salmastra sulla superficie. Non facciamo colazione ma prendiamo caffè e prosecco in un bar di Sutri dove intavoliamo una animata discussione sulla necessità di costruire una scena musicale indipendente e sull’importanza della cultura nelle contemporanee società democratiche. Non c’è più la guerra, pensiamo, ormai da parecchi anni e costruire pace e libertà è un percorso lungo, difficile eppure meraviglioso. Risaliamo sulla Ford e proseguiamo verso il mare. La campagna laziale si snoda lentamente davanti ai nostri occhi coi vigneti colmi di frutta matura o già vendemmiati e il mare è un’apparizione blu che ci attrae a sé. Il cielo non è limpidissimo e c’è vento ma appena arriviamo sul lungomare ci guardiamo e in men che non si dica indossiamo i costumi da piscina, senza timore di sembrare ridicoli tanto non c’è praticamente nessuno sull’ampia spiaggia, e qualche aspirante surfista si allena nell’acqua non limpidissima. Entriamo senza indugio, valutando la temperatura come piuttosto più calda di quella dell’oceano, ci guardiamo, osserviamo gli aspiranti surfisti coperti con le mute e Claudio scuote la testa sorridendo “non sanno che vuol dire aver bisogno della muta”, scherza e ridiamo con l’oceano negli occhi e il Tirreno che ci accarezza il corpo con la dolcezza del Mediterraneo. Sguazziamo divertendoci a nuotare controcorrente, saltiamo sulle onde surfando col corpo, urliamo per farci scorgere dagli altri in acqua, ci sorridono, si sono accorti di noi. Ridiamo felici e ci sentiamo liberi, riadattiamo la canzone di Gaber ‘la libertà non è uno spazio libero, la libertà è un bagno in mezzo al mare’. Pensandoci a mente fredda ci rendiamo conto di quanto tale gioco di parole sia vero. Usciamo, ci asciughiamo togliendoci il costume fondamentalmente noncuranti di esser visti seminudi mentre il vento ci acconcia i capelli e il mare ci nutre la pelle, tanto sulla spiaggia non c’è praticamente nessuno e le poche persone stanno o sdraiate ad abbronzarsi oppure sono intente ad apprendere qualche sport e non ci guardano neanche. Le risate nei nostri occhi si incontrano e torniamo sulla Focus con una gran voglia di mangiare della frutta. Salutiamo il mare e andiamo verso Cerveteri, dove troviamo una cantina sociale niente male e le necropoli patrimonio UNESCO chiuse, è già tardi dobbiamo tornare verso casa, non prima di una sosta in una bottega artigiana dove troviamo squisitezza marinare.
Torniamo senza indugio verso casa con una gran fame, un forte desiderio di creare e l’oceano irrimediabilmente negli occhi. 

venerdì 30 settembre 2016

Cronachette di un viaggio in Italia. Itinerari mentanesi. Mentana * Roma * Autogrill * Santuario di San Gabriele dell’Addolorata * Castelli * Fonte Cerreto * Campo Imperatore * Autogrill * Mentana

30 settembre 2016

Mentana * Roma * Autogrill * Santuario di San Gabriele dell’Addolorata * Castelli * Fonte Cerreto * Campo Imperatore * Autogrill * Mentana

Ci svegliamo presto, ci prepariamo e usciamo. Ci rincontriamo all’ora di pranzo, Claudio si cambia d’abito e andiamo verso Roma dove deve svolgere alcuni lavori, quindi prendiamo l’autostrada e ci dirigiamo, a bordo della Ford Focus, verso l’Abruzzo per ordinare un ovale di ceramica decorato. Mentre i Preappennini laziali esprimono la loro bellezza di fine estate l’Appennino centrale ci abbraccia nel suo accogliente ventre roccioso. Il Gran Sasso ci incanta, per gioco pensiamo a quante volte lo dovremmo vedere per trovarlo noioso e la risposta è impossibile da decifrare in forma di astrazione matematica. Il pomeriggio crea giochi luminosi che si trasformano in ali di luce sulle forti e possenti montagne, decidiamo che forse è meglio andare a visitare prima il Santuario di San Gabriele dell’Addolorata, Mamma Enza e Papà Giancarlo ce ne avevano tanto parlato incuriosendoci, e quindi recarci a Castelli.
La chiesa primonovecentesca in stile classico non ci piace granché e il grosso edificio brullo in cemento armato e ferro che riprende nelle intenzioni le linee delle montagne non ci fa venire certo voglia di entrare. Superiamo la riluttanza e ci troviamo immersi in un arcobaleno di luce e colore in cui la gioia dello stare insieme e la felicità della meraviglia quotidiana dell’essere nell’universo ci pervade. Vetrate multicolori inondano uno spazio aperto, espressione concreta e architettonicamente efficace della spiritualità contemporanea, a prescindere dal proprio credo religioso o dal proprio ateismo. Una chiesa è pur sempre una chiesa e tutto è apparenza di semplicità, di essenzialità, nonostante la profusione di marmi e vetri e mosaici tutto sembra soltanto un grande abbraccio, emozione di bellezza e condivisione. Le ‘armi’ in questo luogo dello spirito sono le canne degli organi che esprimono con la musica la felicità dell’essere insieme e dell’esprimere la propria spiritualità in comunione con gli altri. I mosaici sono essenziali e bellissimi, le vetrate un’onda di pura energia. All’interno della chiesa, verso la cripta, ritroviamo con nostra gioia i pezzi di ceramica del presepe creato dagli studenti dell’Istituto Grue. Usciamo, mentre Claudio va a vedere la cripta con il corpo del santo, Valentina, decisamente meno interessata a reliquie cattoliche, ammira la collezione di arte sacra contemporanea. Ci ritroviamo fuori dalla chiesa, davanti al portale dell’emigrante, meraviglioso memento per l’attuale realtà italiana.
Ci avviamo dunque verso Castelli, dove troviamo tutte le botteghe chiuse e un bottegaio che ci introduce a vedere i suoi lavori che però Valentina non trova particolarmente adatti a quello che ci serve. Chiamiamo i mastri con cui avevamo avuto uno scambio di email e ordiniamo finalmente l’inserto per il letto in ferro e ceramica.
Torniamo verso l’autostrada, andiamo a Fonte Cerreto, dove mangiamo benissimo, quindi riprendiamo la Ford e ci dirigiamo verso Campo Imperatore dove ammiriamo un cielo senza luna e colmo di stelle. Alcune persone stanno osservando col telescopio e ci fanno vedere Altair, quale emozione vedere quel puntino luminoso, nel buio della notte senza pianeti, e pensare che quella moltitudine di minuscole lucelle è una minima parte dell’enorme quantità di sistemi stellari con nomi e caratteristiche diverse rispetto al sistema solare di cui siamo parte.

Torniamo verso Mentana non senza una sosta in autogrill per un caffè stanchi e felici. Facciamo giusto in tempo a metterci il pigiama e cadiamo addormentati in un sonno luminoso e riposante. 

sabato 24 settembre 2016

Cronachette di un Viaggio in Italia. Itinerari mentanesi. Mentana * Insula Sapientiae * Chiesa di Sant’Ignazio * Fontana di Trevi * San Claudio * Biblioteca Casanatense * Mentana

24 settembre 2016

Mentana * Insula Sapientiae * Chiesa di Sant’Ignazio * Fontana di Trevi * San Claudio * Biblioteca Casanatense * Mentana

Ci svegliamo verso le otto, ci prepariamo velocemente e usciamo per partecipare ad una visita guidata all’Insula Sapientiae durante le Giornate del Patrimonio. Valentina indossa per l’occasione la maglietta bianca di seta cucita su misura da Mamma Lucilla, con scarpe rigorosamente basse e comode, Claudio non trova la giacca di lino e opta per una camicia senza cravatta. Saliamo sulla Focus e arriviamo senza fretta e senza eccessivo traffico a Roma, dove troviamo parcheggio dalle parti di Piazzale Flaminio dove pare stiano allestendo un palco per un concerto con finalità animaliste.
Di buon passo arriviamo in Via del Seminario in tempo per il turno delle 11, senza aver fatto colazione. Lo stomaco di Valentina brontola ma fino all’ora di pranzo non sazierà la fame, cosa che ovviamente le causerà un mal di stomaco alquanto molesto che troverà sfogo sulla strada del ritorno e definitivamente poco prima di cena col risultato di un ascetico e non voluto digiuno giornaliero.
Facciamo dunque il nostro ingresso nella Sala del Refettorio della Camera dei Deputati che ci offre ancora una volta la visione di un legno di pirati più che di una biblioteca, abbiamo la netta sensazione di essere nel regno incontrastato del Sandokan uscito dalla penna di Salgari.
Lì ci viene gentilmente raccontata la storia dell’Insula e un moto di rabbia nei confronti dell’ordine dei cosiddetti ‘cani del Signore’ si placa soltanto con la constatazione che oggi quelle che furono sale di tortura, imposizione, coercizione, odio e negazione delle libertà personali ed individuali sono oggi luogo di quella che dovrebbe essere la massima espressione della democrazia italiana e, ancor più, luoghi in cui gli strumenti sono quelli della conoscenza e non dell’odio. Forse i luoghi hanno però una storia, un’attitudine e, a sentire i resoconti parlamentari, sembra proprio che la vocazione alla tortura e alla negazione delle libertà in favore dell’ignoranza gretta e accecante permanga in molti anfratti di quello che fu un monastero costruito a forza sulle più modeste, e probabilmente molto più spirituali, sedi di ordini femminili nonché dei Septa Iulia, luoghi destinati ad uso civile, o ancora a sovrastare templi di altre religioni.
Il monastero dell’ordine religioso fondato da Domenico, poi creato Santo, e tristemente famoso per l’Inquisizione e per aver torturato Giordano Bruno, Tommaso Campanella, aver indotto Galilei all’abiura, aver rincorso e distrutto la vita di donne considerate streghe e aver reso alquanto difficile se non impossibile la libera circolazione di idee e libertà, venne costruito a ridosso del Collegio Romano, al confine con la Chiesa di Sant’Ignazio, venerato dai Gesuiti, acerrimi nemici, insieme ai Francescani di quei Domenicani devoti a Santa Caterina da Siena.
Caterina viene anche definita Santa Anoressia ed è, a guardare con occhi maliziosi, il primo esperimento dell’era volgare ben riuscito di creazione a tavolino di un’icona della propaganda, ben precedente le avanguardie novecentesche, dopo la dissoluzione dell’Impero Romano.
Caterina, analfabeta e molto devota, venne seguita sin da bambina da un confessore che ne descrisse accuratamente le gesta mettendone in luce gli aspetti comunicativamente più rilevanti ai fini dello spirito religioso. Ella venne costretta dal padre, ricco borghese che aveva previsto per lei, giovane carismatica e di bell’aspetto, un matrimonio conveniente, a vestire i panni consunti della serva di casa e a svolgere tutte quelle mansioni che non si addicevano ad una donna della sua condizione sociale ed economica. Il confessore sempre accanto, che probabilmente aveva di già intuito le potenzialità della forza comunicativa della giovane, la incoraggiò a resistere e a far valere il proprio diritto a monacarsi nonostante la ferma opposizione paterna. A quei tempi per una donna opporsi alla volontà del padre non era cosa facile, né tantomeno considerata accettabile dalla chiesa e dalla società. Caterina riuscì però sin da subito a far valere i propri diritti di libera scelta affermando la propria vocazione a sposare soltanto il suo sommo idolo, Gesù. Tanto fece e tanto disse che alla fine la spuntò, forse con grande soddisfazione da parte del confessore, che la condusse per mano sulla via della santità, dote che puntualmente le venne tributata.
Nella sua vita, minuziosamente descritta dal confessore, riuscì a far proseliti, a coinvolgere le popolazioni e a creare intorno a sé un’aura di misticismo tale da diventare la protettrice proprio di quei Domenicani che avrebbero scientificamente torturato donne più o meno libere, con misticismi sicuramente meno d’effetto. I Domenicani, abilissimi comunicatori in perenne conflitto con l’altro ordine religioso noto per le medesime qualità, i Gesuiti di Papa Francesco e delle più alte gerarchie della comunicazione vaticana, riuscirono ad affermare che Caterina aveva anche le stimmate, le quali non erano sanguinanti come quelle di San Francesco, ispiratore di un altro ordine rivale, i Francescani appunto, bensì di luce.
Attraversando chiostri superstiti riportati alla loro funzione originale dopo una serie di modificazioni architettoniche anche piuttosto spericolate, nate dalle esigenze delle successive funzioni del monastero, quindi di caserma napoleonica e di sede istituzionale del Regno d’Italia ci viene da pensare a quanta strada deve ancora compiere il BelPaese prima di potersi definire democrazia.
Visitiamo brevemente quello che oggi è il Polo Bibliotecario Parlamentare, nato dalla fusione delle Biblioteche di Camera e Senato, fino a pochissimi anni fa divise da una porta e da una fondamentale mancanza di comunicazione tra le due istituzioni che si riflette ancora nella evidente suddivisione di ruoli, competenze e spazi tra i lavoratori dei due rami del polo.
Giungiamo quindi alla Biblioteca Casanatense, dove va in scena il grande spettacolo del sapere universale del tempo.
La splendida biblioteca con volumi di gran pregio voluta da Girolamo Casanate con una precisa volontà è un vero e proprio gioiello architettonico e della conoscenza dove lo scibile è strutturato in rigidissima categorizzazione in base a quelle che erano le priorità del tempo.
Forse ebbe un’intuizione, forse nell’ultima parte della sua vita volle fare uno scherzo alla marchese del Grillo o la sua fu semplicemente un desiderio di affermazione del proprio potere personale. Sapeva, probabilmente, che come inquisitore, cardinale e bibliotecario il suo nome non sarebbe rimasto nella memoria storica della Città Eterna e che se avesse donato il suo fondo librario alla più importante, prestigiosa e imponente biblioteca cittadina non sarebbe stato altro che il nome di una sala o di un’ala di una grande istituzione e così decise di donare i suoi libri e fare un consistente lascito ai Domenicani per la costruzione di una Biblioteca pubblica. Qualcosa di rivoluzionario per il tempo e soprattutto qualcosa di molto diverso da quello che noi oggi consideriamo pubblico, tant’è che in una lunga e successiva diatriba legale tra Stato italiano e ordine domenicano furono proprio i ‘cani del Signore’ ad avere la peggio per il mutamento, nel corso dei secoli, del significato della parola ‘pubblico’.
Usciamo dalla Casanatense con la sensazione di qualcosa di bello e andiamo di filato a vedere Sant’Ignazio, ci spostiamo poi verso Fontana di Trevi dove acquistiamo pizza e panini da mangiare nella piazza di San Claudio. Torniamo verso Sant’Ignazio per una fantomatica visita gratuita che non viene effettuata, torniamo dunque alla Casanatense per un interessantissimo giro didattico tra carte astrali e mappe geografiche.

Torniamo dunque verso la macchina con la fantasia piena di mappe di esploratori e di pirati, Valentina sulla via del ritorno ha un forte mal di stomaco e decidiamo che è meglio evitare la pizza a Roma.  

sabato 17 settembre 2016

Cronachette di un viaggio in Italia. Itinerari mentanesi. Mentana * Castelli * Mentana

17 settembre 2016
Mentana * Castelli * Mentana

Ci svegliamo presto con la voglia di poltrire nel fresco tepore mattutino. Facciamo colazione, ci prepariamo e usciamo. La Ford è già carica con gli strumenti da lavoro di Claudio, Francesco ci aspetta al bar, dobbiamo sbrigarci. Siamo indecisi se lasciare alla piccola Sara il regalo per il suo compleanno davanti alla porta oppure farglielo trovare al ritorno. È meglio darglielo di persona, pensa Claudio. Francesco è puntuale e ci incontriamo subito. Mentana è ancora sonnolenta, chi doveva alzarsi presto per andare a Roma si è già alzato i primi furgoni del mercato cominciano a preparare banchi ricolmi di mercanzia e prodotti agroalimentari locali.
Chiacchieriamo del più e del meno fino all’uscita autostradale con vivacità senza sentire il peso del tragitto. Le montagne ci accolgono ricolme di nebbiolina, fiamme di nuvolette sembrano originare dalle sinuose morbidezze rocciose, gli alberi sbadigliano via la notte per accogliere il sole pieno di fine estate.
Il Gran Sasso gioca a nascondino in spettacolari svelamenti celandosi quindi in un manto lieve e denso di umidità. Raggiungiamo subito la casetta dove Claudio e Francesco devono sistemare un soppalco. È in pietra, immersa nel bosco, piccolina e inserita in un casolare più ampio ma sempre non particolarmente grande. La strada per raggiungerla è seminascosta dalle fronde e dalle curve, si inoltra nel bosco fitto, quindi si apre a mostrare il roccioso e fiero Camicia illuminato da sapienti raggi di un sole che ha deciso di coccolarci evidenziando tra luci ed ombre la bellezza della Natura in cui è immersa l’abitazione. Un prato ampio e vasto si espande fino alle pendici del monte e verso la radura, il mare all’orizzonte sembra compreso tra due mani di colline con l’attaccatura dei palmi e i polsi uniti, le dita aperte a formare un’ideale coppa. Sotto lo strapiombo ecco minuscola Castelli, un quadro inerpicato su una cresta.
È ora di cominciare il lavoro, Valentina saluta Claudio e Francesco e si dirige con la Focus, dopo aver segnato sul TomTom le indicazioni stradali per il casolare non facilissimamente individuabile, verso la scuola di cui con tanto entusiasmo ci avevano parlato Mamma Lucilla e Papà Pietro. Uno scoiattolo nero attraversa la strada ricordandole i mesi canadesi in cui ha avuto modo di conoscere piuttosto bene le abitudini delle pesti pelose con delle ottime pubbliche relazioni, come le vennero descritti una volta. La trova subito prima di entrare in paese e quello che vede la incanta oltre ogni immaginazione.
Eppur si muove, le viene da pensare, eppure è possibile, anche in Italia che la scuola sia luogo di apprendimento e insegnamento, che vi sia gioia nell’imparare e nell’insegnare e che si crei quella incredibile magia che soltanto si genera quando si può liberamente esprimere il talento e il desiderio di conoscenza, di sapere. Tutto è come dovrebbe essere, l’atmosfera è rilassata, tranquilla, giocosa e allegra. Le aule e i laboratori le fanno venire in mente quella scuola d’arte canadese che tanto l’aveva sconvolta perché aveva pensato, quel giorno di inimmaginabile sciopero selvaggio degli autobus, che è possibile, è concretamente possibile creare delle scuole che funzionano, delle scuole in cui apprendere non sia un peso bensì un gioco, il più appassionante di tutti i giochi e di tutte le esperienze, eccezion fatta per la vita e per l’amore stessi.
Nella scuola c’è anche un presepe splendido e altre opere create dagli allievi nel corso degli anni. Un sentimento di pura emozione la pervade, la felicità le si legge negli occhi, è possibile anche in Italia, pensa con un sospiro di grandissima fiducia.
Esce stordita da quel luogo magico e si dirige verso Castelli.
Lì fa il giro di tutte le botteghe artigiane, dopo aver sorbito un caffellatte in un coloratissimo bar, e cerca di familiarizzarsi con lo stile delle ceramiche castellane, peculiarissimo e affatto differente tra bottega e bottega.
Se vi sono taluni motivi ricorrenti, che hanno costituito nel corso del tempo un vero e proprio marchio di fabbrica della ceramica prodotta in questo paesino abbarbicato tra le montagne, ed è evidentemente individuabile uno stile caratteristico e tipico, vi è anche una notevole diversificazione di motivi e produzioni che cambiano sensibilmente o variano lievemente in base all’artigiano che li crea. In altre parole, sembra di fare un tuffo nella tradizione tutta italiana delle botteghe in cui il ‘maestro’ ha affinato tecniche e stilemi.
Nell’aria si diffondono odorini squisiti per l’ora di pranzo, Valentina va a recuperare Claudio e Francesco con la Focus incredibilmente senza sbagliare strada decisamente di ottimo umore. Quando arriva non hanno ancora finito, ma di lì a poco sarà ora di ‘rifare i ferri’ e andare via. L’entusiasmo di Valentina ci riporta verso la scuola dove Francesco e Claudio sembrano non credere ai loro occhi, si girano e si guardano intorno come bambini in un mondo incantato di fiaba e realtà al contempo.
Usciamo con gli occhi pieni di certezza che volendo tutto si può fare, con determinazione, cocciutaggine, sapere, arte e conoscenza, perfino una buona scuola in Italia.
Ci dirigiamo quindi verso il Santuario di San Donato con il soffitto a pannelli di maiolica, è aperto e bellissimo. Una chiesetta in pietra, alle spalle il Camicia, nel bel mezzo del Parco del Gran Sasso e Monti della Laga, e all’interno una spiritualità fatta di verità e di bellezza.
Arriviamo a Castelli affamati, troviamo un ristorantino dove ci accolgono con gentilezza e mangiamo bene. Quindi ci scateniamo nel paesello per trovare le ceramiche che più sono adatte a ciò che abbiamo in mente di realizzare. I mastri artigiani ci accolgono sorridendo, sanno già quello che abbiamo in mente e svelano a Claudio e Francesco, stupefatti da tanta bellezza e diversità negli stili, le loro creazioni.

È tardi e torniamo verso Mentana, non senza una sosta, come all’andata, per un caffè al solito Autogrill, chiacchierando tutto il tempo di diritti civili. 

sabato 10 settembre 2016

Cronachette di un Viaggio in Italia. Itinerari mentanesi. Mentana * Roma, Santa Maria della Pace * Mentana

10 settembre 2016

Mentana * Roma * Mentana

Ci svegliamo poco prima delle otto. La giornata è bella, un po’ afosa, non ci sono nuvoloni all’orizzonte come previsto dal servizio meteorologico, decidiamo di uscire. Siamo indecisi tra l’andare in una piscina termale nei dintorni, nel caso ci chiediamo quale sarebbe quella più adatta in base alla temperatura dell’acqua, al mare o in montagna. Dovremmo anche tirare su le piante di pomodoro nell’orto, cadute durante la nostra assenza, sistemare i potos, andare a fare la spesa al mercato settimanale e sbrigare altre faccende domestiche. Sarebbe opportuno anche andare a trovare Nonna, Genitori e parentado. Oppure pigrare tutta la giornata e rimandare gli impegni a domani. Siamo svegli, dormire tutta la giornata non è poi così allettante. Claudio è un po’ stanco e non ha troppa voglia di guidare a lungo, optiamo per un giretto a Roma. È sabato e, incrociando le dita, dovremmo riuscire ad arrivare in tempo per gli orari di apertura, si fa per dire, di Santa Maria della Pace. Da oltre dieci anni Valentina cerca invano di vedere la chiesetta dall’interno, recandovisi sempre negli orari di apertura indicati ma non c’è mai stato verso di trovarla aperta. Cancello chiuso, vasi davanti al cancello, uno scrigno di tesori inestimabili sequestrato dai preti, uno tra i più begli affreschi di Raffaello visibile soltanto dall’alto grazie ad una finestra nel bar nell’adiacente, e annesso ma gestito diversamente, Chiostro del Bramante.
Saliamo sulla Ford e ci dirigiamo verso Villa Borghese. Troviamo parcheggio quasi subito. Attraversiamo a piedi vicoli e piazzette in cui notiamo con un certo piacere misto ad una specie di orgoglio nazionale e locale che stanno rifiorendo le botteghe di artigianato di qualità nel centro storico della Capitale.
Appena arriviamo davanti all’ingresso della Piazzetta della Pace, dove le saracinesche del Caffè della Pace sono vergognosamente chiuse, e dove fervono lavori di ristrutturazione del manto stradale e di ripristino della pavimentazione a sanpietrini, scorgiamo il cancello della chiesa aperto. Non vogliamo ancora credere ai nostri occhi, ma anche il portale è aperto.
Appena varchiamo la soglia di marmo bianco che ci porta verso una sinfonia di policromie sorprendenti, un brivido di emozione percorre la schiena di Valentina, che cerca il contatto con le dita di Claudio.
Ecco che, alla nostra destra, compare l’affresco tante volte cercato, tantissime volte sbirciato dalla grande finestra e l’arte pervade i nostri sensi.
È un tutto, una musica che travalica il tempo e lo spazio, luce pura nella sua più mirabile espressione di pulviscoli colorati, assoluta bellezza.
Non c’è un dettaglio, un’inezia, un qualcosa che non sia espressione completa di perfezione.
Se l’essere umano è stato in grado di creare questo, pensiamo all’unisono senza parlare, tutta la bellezza che non è stata compresa, vista, immaginata è possibile e c’è forse un motivo per cui gli esseri umani popolano, distruggendolo continuamente, e costantemente proteggendolo, questo meraviglioso Pianeta.
Tutte le emozioni coesistono nell’attimo di estasi suprema che si prova semplicemente ammirando il capolavoro raffaellesco, tutti gli attimi vissuti in tutti gli angoli della Terra, nei mondi dell’immaginazione e della fantasia, dell’arte, della musica, della scienza e della letteratura, sono raffigurati dalle sibille e dagli angeli.
Intorno a noi Michelangelo, Rosso Fiorentino, Sangallo chiedono a gran voce attenzione. Ci giriamo col naso all’insù che non ci fa venire le vertigini perché sembra che a Santa Maria della Pace tutta l’arte italiana si sia data appuntamento per sconvolgere e riempire di senso, di bellezza, di assoluto e di verità chi guarda, incredulo, attonito, ciò che è, nel suo essere più essenziale.
Impossibile descrivere tanta bellezza perché ha la medesima forza dell’oceano, delle montagne più maestose e imponenti, della Natura.
Santa Maria della Pace non è una chiesa qualunque, è uno scrigno, qualcosa di talmente bello da risultare indescrivibile perché è come se le parole più emozionanti di Shakespeare, le invenzioni più strabilianti di Leonardo e la musica più ispirata di Vivaldi si trovassero unite in un unicum spazio-temporale.
Usciamo dalla chiesa con un lieve giramento di testa e la voglia di tornare per vedere le variazioni di luce sui colori. L’affresco di Raffaello ci coccola gli occhi e ci inebria, nenia visiva, emozione allo stato puro. Vaghiamo alla ricerca di qualcosa da mangiare ma neanche il ritmo brioso di Piazza Navona riesce a distoglierci dalla voglia di tornare a vedere quel capolavoro.
Entriamo a San Luigi de’ Francesi, il Trittico di San Matteo è reso invisibile dalla calca di turisti che si affollano per vedere i Caravaggio mentre i fedeli si raccolgono in preghiera. Non cerchiamo la forza di Michelangelo Merisi da Caravaggio e anche la violenza espressiva di Michelangelo Buonarroti ci colpisce relativamente. Siamo come stregati dalle Sibille raffaellesche e torniamo verso Santa Maria della Pace, rientriamo per farci travolgere dalla bellezza nella sua forma più eccelsa. Usciamo, mangiamo qualcosa e poi rientriamo. Non c’è alternativa, ci sentiamo richiamati da quell’assoluto, come ci è accaduto col Gran Sasso, col Monte Bianco, con l’oceano.

Torniamo di corsa a Mentana, l’acquazzone incombe.