venerdì 13 maggio 2016

Cronachette di un viaggio in Italia. Itinerari mentanesi. Mentana * Marta * Montefiascone * Mentana

13 maggio



Mentana * Marta * Montefiascone * Mentana




Ci svegliamo presto, Claudio va a lavorare e torna a casa all'ora di pranzo, mangiamo e ci mettiamo in macchina verso il Lago di Bolsena, arriviamo a Marta, il tempo è piuttosto incerto e freddino e il lago ci regala scorci e visioni di rara bellezza. Il paese di sta preparando per la festa della Madonna, sui balconi sventolano stendardi e ai lati dei muri pani a forma di cuore su canne ornate di fiori ornano le vie e le vetrine di negozi e botteghe. Facciamo un giro veloce, i raggi del sole illuminano obliqui Capodimonte che si protende nel lago, e andiamo a Montefiascone, che ci accoglie allegramente nella sua caotica vitalità. Gironzoliamo un po' e poi di nuovo verso Mentana.

sabato 7 maggio 2016

Cronachette di un viaggio in Italia. Itinerari mentanesi. Mentana * Orte * Montefiascone * Capranica * Sutri * Mentana

7 maggio 2016



Mentana * Orte * Montefiascone * Capranica * Sutri * Mentana




Ci svegliamo presto dopo una notte di sonno e una settimana abbastanza lunga. Valentina si è ripresa dal mal di stomaco, Claudio deve finire alcuni lavori e poi possiamo metterci in macchina e partire per il nostro giretto nell'Alta Tuscia e nel Viterbese. Arriviamo a Orte ben prima dell'orario previsto, ma va bene lo stesso. Ci addentriamo nel centro storico dell'isola terrestre che tanto fa pensare a Orvieto, piazzette, balconi fioriti e vicoletti ci incantano, poi scendiamo verso la parte più vicina alle piscine, dove pace e tranquillità si alternano ad un'architettura moderna che pure non contrasta in modo eccessivo con l'ambiente naturale e paesaggistico. Risaliamo in macchina in fretta e in furia, vorremmo andare verso Viterbo ma usciamo a Montefiascone, stranissimo luogo, molto ameno e pieno di locande, cantine private e sociali, consorzi. Si respira aria di Toscana con la frizzante allegrezza del Lazio. Il paesino ci piace molto e non ci stupisce che qui un frate ebbe a dire 'Est! Est! Est!' parlando del vino prodotto localmente. Facciamo una piccola sosta presso il consorzio per acquistare legumi, che qui sono prodotti con una particolare attenzione alla biodiversità, cereali, biologicamente coltivati e vino. Cominciamo ad essere stanchi e andiamo verso Capranica, che ci fa un effetto pessimo. Carinissimo il borgo ma c'è qualcosa che proprio non ci piace, non capiamo bene cos'è, forse la fame, nonostante la quantità di nocchie viterbesi sgranocchiate durante il percorso. Una nube minaccia temporale, passiamo velocemente a Sutri, senza neppure fermarci, l'anfiteatro ci saluta nella sua meravigliosa bellezza. Torniamo quindi a Mentana, dove mangiamo e ci dedichiamo all'orto.  

venerdì 15 aprile 2016

Cronachette di un viaggio in Italia. Itinerari mentanesi. Mentana * Porto Santo Stefano * Ansedonia * Grotte Santo Stefano * Mentana

15 aprile 2016
Mentana * Porto Santo Stefano * Ansedonia * Grotte Santo Stefano * Mentana

Ci svegliamo presto, Valentina si addormenta alle 7.30 dopo una notte insonne e Claudio va al lavoro, ci incontriamo all'ora di pranzo e decidiamo di fare una gita pomeridiana per svolgere alcune incombenze e valutare alcune possibilità di progettualità future che non realizzeremo mai, probabilmente. Andiamo a Porto Santo Stefano attraversando la campagna devastata dalla centrale nucleare di Montalto di Castro, assurdità dell'era moderna, e poi la laguna di Orbetello, ci addentriamo tra i vicoli e notiamo per la prima volta la torre. Il paesino che tante volte ci ha fatto innervosire continua a non piacerci punto. Andiamo dunque verso il mare dove Valentina vorrebbe fare un bagno ma non ha il costume, si bagna finché può. Pensavamo fosse Ansedonia ma forse era una spiaggia tra Orbetello e Ansedonia, non sapremmo dire. Ci rimettiamo in macchina e via verso Grotte Santo Stefano, cittadina non lontana da Viterbo dove tranquillità e pace lasciano trapelare il canto delle rondini nel pieno centro del paese. È tardi, chiamiamo Giulietto per chiedergli se è da quelle parti, ma è impegnato e torniamo verso casa.

domenica 3 aprile 2016

Cronachette di un viaggio in Italia. Itinerari mentanesi. Mentana * Roma * Mentana

3 aprile 2016

Mentana * Roma * Mentana


Ci svegliamo in orari diversi, prima delle 11,30 non riusciamo ad uscire di casa. Ci avventuriamo nella caotica capitale trovandoci quasi subito nel traffico del G.R.A. con l'intenzione di andare a vedere i ciliegi giapponesi in fiore al Laghetto dell'E.U.R., non vediamo che alcuni alberelli e ci viene da pensare che forse è meglio se facciamo un giro tra le nostre campagne a vedere colline intere rincorrersi tra ondose nuvole di fiori. Facciamo dunque tappa da Claudio Torcè per un gelato, meno buono di quanto ricordavamo. Ci avviamo dunque verso il Museo Pigorini, dove riscontriamo una similitudine impressionante tra l'arte primitiva e quella di popolazioni anche molto vicine geograficamente. Prima di arrivare incontriamo alcuni cosplay che si fanno fotografare tra le colonne fasciste. Ci colpisce in modo particolare la regressione culturale di civiltà relativamente sviluppate, nel nostro modo di vedere, che abitavano il Nord Africa. Il salto a ritroso nella conoscenza tecnica e scientifica dalle sofisticate società fenicie, egizie e sumere del tempo degli Antichi Romani alla rozzezza formale di manufatti datati XIX secolo nella medesima area geografica è a dir poco spaventevole. E il timore che il medesimo imbarbarimento sia dietro l'angolo nel corso della storia 'occidentale' è forte. Uno strumento, nello specifico, aumenta in noi questo terrore: uno strumento incredibilmente simile, nei principi, al computer, sviluppato dalle popolazioni Maya e Azteche, civiltà spazzate letteralmente via dagli incivili conquistadores spagnoli e portoghesi. Per rianimare lo spirito atterrito da tali nefaste preoccupazioni, ci dirigiamo verso il museo delle tradizioni popolari, dove ci meravigliamo delle capacità artigianali, ingegneristiche e tecniche dei mestieri italiani. Per suggellare la meraviglia ci rechiamo nella vicina Basilica papale di San Paolo fuori le mura, non senza essere prima passati intorno alla Piramide Cestia. Nella chiesa ci accolgono le note avvolgenti dell'organo suonato da un argentino, lì per caso a studiare il complessissimo strumento musicale che richiede un'abilità da ballerino. Torniamo dunque verso Mentana.  

martedì 29 marzo 2016

Ortigia * Messina * Autogrill * Altomonte * Autogrill * Mentana



29 marzo 2016


Ortigia * Messina * Autogrill * Altomonte * Autogrill * Mentana


Ci svegliamo presto, come previsto e ci prepariamo per la partenza. Carichiamo la Ford Focus cercando di non disturbare le viuzze ancora assonnate di Ortigia e le piante che ci accompagneranno fino a casa. Appena arriviamo sul lungomare si esprime davanti ai nostri occhi tutto lo splendore luminoso del giorno che nasce, aprendosi un varco rosso, giallo e rosa tra le tenebre e il mare trasparente, con le lampare delle barchette che trascinano fuori dalle braccia di Morfeo il Sole mentre la Luna e le Stelle danzano placide nell'oscurità celeste. Salutiamo Ortigia, ringraziandola per tutte le emozioni profonde e sincere in cui ci ha coccolati e cullati, onda perfetta di umana bellezza.
Ci immettiamo sull'autostrada e l'Etna ci sorride con due fumate bianche, come a dirci che torneremo e ci mostrerà la forza bonaria della sua lava, un'altra volta, però, non oggi.
A Messina, prima di imbarcarci, non resistiamo alla tentazione di un arancino da Famulari, che è puntualmente aperto di prima mattina e ci accoglie con un sorriso e il profumo inebriante dei rustici caldi caldi, preparati con la pasta della pizza sfogliata. Eccellenze siciliane.
Ci imbarchiamo quasi subito deliziandoci con le squisitezze del 're degli arancini' che ci fanno quasi dimenticare la nostalgia che ci attanaglia tutte le volte che lasciamo l'isola a tre punte.
La Calabria decide di farci intuire le sue meraviglie, nascoste e celate dietro ad invisibili veli ricamati di storie. Dopo una sosta in autogrill arriviamo da Carla e Carlo, ad Altomonte, non faremo in tempo a vedere il borgo ma il piacere di stare insieme e gustare prelibatezze prodotte nello splendido agriturismo ci ritempra. Ci salutiamo con la voglia di rivederci presto. Sulla strada del ritorno rimaniamo estasiati dal Parco nazionale del Pollino, che abbiamo tutto il tempo di ammirare con agio grazie ai soliti lavori sulla Salerno-Reggio Calabria. Attraversiamo il casertano, che ci fa una pessima impressione, quella di un posto che sarebbe bellissimo se la tradizione delle opprimenti baronie feudatarie non fosse perpetrata da quaquaraqua senza moralità o etica. Ci fermiamo all'autogrill immediatamente dopo Cassino, che è stracolmo, vista la mole di traffico che blocca le strade, per cui mettiamo benzina e ci fermiamo due piazzole più avanti per fare la pipì che non riusciamo più a trattenere. Le piante han creato un microclima profumatissimo per cui sentiamo meno la stanchezza. Arriviamo la sera, ci accolgono Mamma Lucilla, Papà Pietro e la famiglia di gatti. Mangiamo, scarichiamo la macchina e poi ci addormentiamo sul comodo materasso.

lunedì 28 marzo 2016

Cronachette di un viaggio in Italia. Ortigia

28 marzo 2016


Ortigia


Ci svegliamo pigri con ritmo vacanziero da giornata di Pasquetta, ci prepariamo e usciamo nelle strade di Ortigia, che ci accoglie nel suo abbraccio avvolgente. La voglia di pigrare è fortissima e non abbiamo la benché minima intenzione di stressarci, cosa che puntualmente avviene appena attraversiamo il ponte che porta fuori dall'Isola, ma andiamo comunque verso una rosticceria che aveva attirato la nostra attenzione e che ci delude fortemente. Mentre attraversiamo il ponte assistiamo ad un allenamento di canoa polo, un gioco di squadra che consiste nel colpire la palla con la pagaia e mandarla in rete, che ci incuriosisce per cui restiamo qualche minuto a guardare la sfida sportiva con alle spalle la statua di Archimede, il sol uomo che riuscì a tener testa ad uno dei più potenti eserciti della Terra con l'astuzia del genio. Ortigia ci richiama nel suo ventre rassicurante, rientriamo tra le sue viuzze e ci calmiamo all'istante. Riusciamo anche a vedere il Castello Maniace, una fortificazione che riassume tra le sue severe e splendide mura gli intrecci mediterranei peculiari di questa cittadella. Pare sia stato parzialmente edificato dal comandante bizantino Giorgio Maniace, le cui gesta furono talmente eroiche da farlo diventare un personaggio delle saghe scandinave, col nome di Gyrgir. Venne poi conquistato dagli arabi e dunque dai normanni. Federico II di Svevia rinforzò la fortificazione, affidando il progetto al noto architetto Riccardo da Lentini, che aveva il mandato di dirigere i lavori di edificazione più importanti nella Sicilia federiciana, passò dunque agli angioini ma venne espugnato dai siracusani in rivolta, venne poi nuovamente conquistato, espugnato e conquistato e fu utilizzato fino alla seconda guerra mondiale come fortino. La sua storia è dunque intrinsecamente intrecciata a quella di Siracusa e attraverso le sue feritoie si possono scorgere i riflessi della storia del Mediterraneo. Ci siamo dunque diretti verso una spiaggetta e Valentina ha fatto un quasi bagno nella fredda acqua cristallina. Siamo tornati verso l'appartamentino per mangiare una pasta fresca con sugo di ciliegini di Pachino e aglio fresco dai Monti Iblei, Claudio ha dato una rassettata e Valentina è crollata in un sonnellino ristoratore. Usciamo velocemente nelle strade di Ortigia per una passeggiatina pomeridiana con cannolo, quasi bagnetto e granita con brioche calda spettacolare. Come barchette sull'acqua placida nel dorato mare cobalto ci facciamo trasportare nel ritmo cadenzato, lento e allegro della Pasquetta ortigiana, per poi tornare, preparare la valigia, fare una doccia e uscire a mangiare qualcosa di buono e insolito per le nostre abitudini. Salutiamo il nostro gentilissimo ospite siracusano ringraziandolo per averci accolto in quella sorta di antro magico e ci accingiamo a ripartire, senza averne punto voglia.

domenica 27 marzo 2016

Ortigia * Parco archeologico di Siracusa * Ortigia

27 marzo 2016


Ortigia * Parco archeologico di Siracusa * Ortigia


Ci svegliamo ad un orario decente, Valentina è convinta che sia prestissimo ma Claudio le ricorda che c'è l'ora legale per cui per l'orologio non è così presto come sembrerebbe. Usciamo nel dedalo di Ortigia e rimaniamo incantati dalla sua vivace bellezza. Troviamo un posto dove mangiare una granita come si deve con la brioche calda perfetta, facciamo gli auguri di Pasqua e di buon compleanno a Nonna Augusta, Mamma Lucilla e Papà Pietro, Mamma Enza e Papà Giancarlo, alcune compere da bottegai simpaticissimi con cui entriamo subito in confidenza e ci incamminiamo verso l'area archeologica, attraversiamo il ponte e ci viene voglia di tornare indietro, proseguiamo. Il Teatro Romano è molto bello ma ci interessa poco, forse perché lo compariamo a quello di Ostia Antica, che è ancor oggi molto attivo. Ci impressiona moltissimo l'Ara di Ierone II, un tempio votivo dedicato ai sacrifici taurini in onore di Zeus Eleutherios (liberatore), non tanto per il suo valore architettonico, quanto per la mole così imponente da far pensare alle misure del Circo Massimo e che infatti misura quasi come due campi di calcio moderni. Ci addentriamo dunque nell'area più interessante per noi. Il teatro greco, a tutt'oggi utilizzato per rappresentazioni di drammi greci e latini, è intensamente suggestivo, con il mare all'orizzonte a fare da scenario e un torrente a riempire lo spazio uditivo. L'acustica è ottima seppure l'impressione che abbiamo avuto è che in quello sannita di Pietrabbondante sia ancor più perfetta. A pochi passi l'orecchio di Dioniso, imponente costruzione che forse aveva la funzione di auscultare le parole di prigionieri ma che, a logica, a noi farebbe pensare molto di più ad uno strumento di macchineria scenica di altissimo livello ingegneristico, una sorta di coro tragico con strumentazioni musicali e sonore di grandissimo effetto scenico. Misteri dell'antichità. Mentre siamo lì, una guida invita al silenzio e intona una litania siciliana, lo consideriamo un segnale di buon auspicio pasquale. Proseguiamo il nostro giro nelle latomie, luoghi di estrazione e lavorazione della pietra, per poi tornare ad Ortigia, cambiarci e fare il primo bagno di primavera in un'acqua gelida e limpidissima. Torniamo verso l'appartamento intirizziti dal freddo, indossiamo qualcosa di più caldo, prima di mangiare andiamo a comprare spezie e specialità in un negozietto dove facciamo subito amicizia, poi Claudio finalmente acquista alcuni calzini. Prepariamo al volo una pasta con asparagi selvatici siciliani, pomodorini freschi di Pachino, aglio, aglio fresco e 'casucavallo' Ragusano stagionato. Ci incamminiamo verso il Piccolo teatro dei Pupi e Valentina rimane letteralmente estasiata, tutti e due siamo piuttosto contenti di essere lì, ci sentiamo partecipi di una ritualità civile in cui rivive la tradizione letteraria italiana con le storie dei paladini di Francia. Usciamo con la voglia di tornare per ascoltare altre storie e sapere come continua la storia. Ci addentriamo nuovamente tra le vie di Ortigia e finalmente vediamo il tramonto in tutta la sua bellezza dal lungomare accanto alla Fonte Aretusa. Torniamo verso l'appartamentino, ci vestiamo in modo più consono al clima e usciamo per andare a mangiare il pesce, molto buono, in un ristorantino in cui ci sentiamo molto coccolati, almeno finché non arriva il conto, ma va bene lo stesso. Torniamo verso l'appartamentino rilassati e con la voglia di dormire.