mercoledì 17 agosto 2016

Cronachette di un viaggio in Europa. Spagna. Sant Just Desvern * Barcellona * Sant Just Desvern * Valencia * Autostrada

17 agosto 2016

Sant Just Desvern * Barcellona * Sant Just Desvern * Valencia * Autostrada


Ci svegliamo relativamente presto dopo una bella dormita nel comodo lettone dell’albergo, prepariamo le valigie così da avere subito pronto il cambio per le prossime tappe del viaggio. L’umore è cambiato, “’a nuttata” è passata. Claudio dorme ancora un po’ mentre Valentina cerca di svegliarsi, quindi ci prepariamo, carichiamo la macchina che lasciamo nel parcheggio mentre ci avviamo in tram verso Barcellona. Abbiamo modo di apprezzare l’ampia rete di mezzi pubblici, tram e metropolitane con fermate attrezzate per l’acquisto di biglietti e abbonamenti con bancomat o carta di credito, informazioni in tempo reale su fermate e arrivi, proprio come in Italia, uguale uguale. Le grandi strade barcellonesi fanno pensare più all’America che all’Europpa, tutto sembra ben organizzato e molto efficiente, la città caotica, disordinata e un po’ pericolosa, movimentata e danzereccia, un po’ trucida forse ma unica ormai è un ricordo per turisti. Botteghe sporche e case adorne di antichi fregi borghesi anneriti dalla sciatteria si trovano soltanto nelle vie affollate di stranieri della città vecchia e fanno pensare ad una cartolina ingiallita dal tempo in un negozietto di souvenir spagnoli fatti in chissà quale Paese del lontano Oriente o di un qualche Sud di un mondo tanto remoto quanto il suono di ventagli e i richiami delle baiadere ai marinai del porto. La rambla ha l’aria un po’ malinconica di antiche scorribande da non raccontare oggi cristallizzate in una patina plasticosa e molto poco poetica. La prima tappa della nostra gita è la Sagrada Familia, i biglietti per entrare sono esauriti e in cuor nostro ne siamo quasi contenti, la calca che affolla il luogo sacro ci ispira a cercare la città altrove. Camminiamo verso il centro antico e ci imbattiamo in un negozietto di frutta e prodotti biologici dove possiamo assaporare un melone dalla buccia verde molto gustoso e dove compriamo dolciumi e bevande a base di frutta. I nostri corpi sembrano reclamare vitamine e vegetali freschi. Sulla strada ci fermiamo anche in una botteguccia alimentari dove troviamo patatine aromatizzate al tartufo o al caviale e dove possiamo usufruire del bagno, bere una birra e un succo di frutta e ripartire. La città sembra cominciare ad avere un significato, le voci si mescolano in un’armonia musicale e arriviamo un po’ stanchi ma non troppo accaldati, nonostante la temperatura sia decisamente alta e l’umidità si tagli col coltello. Il primo monumento che incontriamo dopo la chiesa in eterna costruzione è Monumental, Claudio riesce subito a capire che è un’arena per la corrida ora trasformata in museo, con buona pace di tori e toreri. Proseguiamo verso l’Arco di Trionfo dove i pappagalli ciarlano e chiacchierano senza sosta, divertendosi a guardare e commentare gli altrui affanni e il creatore di bolle di sapone con cui i bambini dialogano in una danza eterna fatta di piccoli attimi di poesia in movimento. Claudio ha un piccolo malore che passa subito, quindi entriamo in un parco pubblico dove c’è una splendida serra Ottocentesca pressoché abbandonata. Pensiamo con gran dispiacere alle piante e alla bellezza di quel caffè-serra nella bella Venezia dove più volte abbiamo trovato refrigerio e ristoro. Le piante sembrano gridare tristezza ma la loro capacità, la loro intrinseca resilienza le fa comunque continuare a vivere e a darsi manforte. Certo è un vero peccato, che una serra di tale bellezza in un parco tanto importante sia in quelle condizioni, una vergogna che non si addice all’immagine rinnovata e giovanile, proiettata in un arcaico futuro di Barcellona, tanto ricca di strade, mezzi pubblici, grattacieli e panchine quanto povera di aree verdi e luoghi per riossigenare i polmoni degli abitanti. Proseguiamo verso la città vecchia e ci inoltriamo in vicoli e vicoletti che sembrano lasciati alla trasandatezza più per far contenti i turisti che per effettiva necessità. Le facciate di palazzi e botteghe scrostate con l’aria di essere lì per caso, nel centro nevralgico della memoria cittadina. I barcellonesi non vivono più là, si vede, si capisce e si comprende da tanti piccoli dettagli, i balconi polverosi e la puzza di urina per le strade è un modo per ricordare un passato bohemienne che la capitale della Catalogna vorrebbe dimenticare per andare avanti e affermare il proprio ruolo di città moderna, vivace e attiva. Ci perdiamo lo stesso tra i vicoletti e ci troviamo davanti al Municipio sovrastato da un’immagine di San Giorgio con due spade, per poi arrivare alla Cattedrale degli Angeli e quindi davanti alla Chiesa di Maria del Pi, splendido esempio di architettura religiosa e del carattere focoso degli spagnoli. Siamo contenti di non aver visto la Sagrada Familia, il quartiere antico ha delle chicche imperdibili. Entriamo pagando un biglietto che serve a ricostruire l’edificio letteralmente devastato da un gruppuscolo di anarcoidi inferociti che, negli anni ’30 del XX secolo, hanno dato fuoco al luogo di culto con furia iconoclasta e, col senno di poi, forse, un po’ come spesso accade coi terroristi di qualunque inclinazione, alquanto pilotati da quel Soccorso Rosso di cui faceva parte Tina Modotti e che, pare, molte responsabilità ebbe nella distruzione effettiva del movimento rivoluzionario e libertario spagnolo a favore dell’instaurazione del regime franchista per ragioni di cosiddetta realpolitik tanto assurde quanto dettate soltanto dall’odio e dall’avidità personale di qualche dittatorucolo di cui la Storia avrebbe potuto tranquillamente fare a meno. La chiesa ha una struttura a navata centrale con volte a crociera con al centro cammei di pietra finemente scolpiti e cappelle laterali con un coro altare maggiore e annesso reliquiario. Quello che si è salvato dalla distruzione, protetto da eroici volontari che hanno sfidato l’imbecillità della folla inferocita per salvaguardare il ricco tesoro artistico della chiesa, è di rara bellezza. Il rosone centrale è stato restaurato con vetrate colorate e decorate, cercando di riprodurre fedelmente la variegata complessità dell’originale. Anche le vetrate sono state ricostruite e l’organo ora lascia intravedere un piccolo rosone laterale di grande bellezza. Ammiriamo i pezzi del tesoro recuperato ed entriamo in un giardino interno da cui si vede la torre e alcune abitazioni completamente ristrutturate che ci confermano l’impressione iniziale sul centro storico, quindi che gli spagnoli che vivono nel centro amano la comodità della vita moderna e non vanno troppo per il sottile quando c’è da ristrutturare. Nella corte interna troviamo un gatto tigrato, un bel soriano grigio e nero con cui chiacchieriamo un po’, senza soffermarci a lungo. Riusciamo verso l’animata piazzetta su cui affaccia un negozio di coltelli che ci fa pensare con una risata a Mariagrazia non senza aver scambiato due chiacchiere con l’addetta alla biglietteria che ci racconta alcune cose, ridiamo con lei di cliché e di caratteri italo-franco-iberici, ci troviamo in perfetta sintonia con lo spirito del proverbio catalano che riguarda caproni e tonti. Proseguiamo il nostro giro, nei vicoli troviamo persone carine e taluni che cercano di approfittare, quindi troviamo un bus dopo aver scambiato qualche frase con un turista che vive a Barcellona per imparare lo spagnolo, anche se noi sospettiamo che sia lì perché innamorato di una non troppo precisata ‘amica’. Torniamo in albergo, riprendiamo la macchina, ci rinfreschiamo in un bagno accanto alla reception e ripartiamo, sbagliando strada, cosa che ci permette di scoprire il quartiere in cui abbiamo dormito, un po’ borgata con casette basse e un po’ zona residenziale resistente all’avvento di grattacieli e palazzoni d’ogni sorta. Prendiamo l’autostrada e ci troviamo immersi in una distesa di vigneti di grandi dimensioni, le case coloniche spagnole si stagliano nelle campagne, protette da mura, portici e piante dalla calura e da eventuali malintenzionati. I Pirenei ci salutano con le loro cime frastagliate e aguzze e noi lasciamo Barcellona con la sensazione di essere stati in America più che in Europa. Ci avviamo velocemente verso Valencia ma la nostra esperienza valenciana è più uno stress-test che una visita. Lasciamo la città senza avervi soggiornato e la notte con la luna quasi piena ci ricompenserà della serata problematica.   

martedì 16 agosto 2016

Cronachette di un viaggio in Europa. Mentana * Civitavecchia * Mar Mediterraneo * Barcellona * Saint Just Desvern

15 * 16 agosto 2016

Mentana * Civitavecchia * Mar Mediterraneo * Barcellona * Saint Just Desvern * Barcellona * Saint Just Desvern


Ci svegliamo non troppo tardi, l'aria è frizzante e iniziamo a sistemare casa senza troppi intoppi. La strada è deserta, o quasi, anche se nella notte c'è stato un urlatore che se l'è presa con i Carabinieri o con il semaforo, non s'è ben capito, evento che sarà elemento di conversazione tra Claudio e il vicino di casa, il mitico Eolo, negli auguri ferragostani. Finiamo di preparare le valigie, è quasi tutto pronto ma continuiamo ad aggiungere oggetti indispensabili, assolutamente indispensabili per una partenza tanto serena. Siamo agitati, un po' emozionati e tutto quello che facciamo sembra l'attesa della prima volta di qualcosa di bello, qualcosa che vorremmo fortemente essere piacevole, meraviglioso. È il nostro viaggio, l'abbiamo pianificato per quasi un anno, abbiamo guardato le mappe centimetro per centimetro fino allo sfinimento, fino quasi a decidere di non andare più via. La notte è trascorsa in una specie di dormiveglia, con il desiderio di avventura che ci faceva brillare negli occhi piccoli lampi di felicità. Facciamo finta di essere seri, quasi non ci guardiamo per non abbracciarci e cominciare a canticchiare. È tanto che non proviamo un sentimento di felicità allegra e spensierata, per noi viaggiare è un'esigenza vitale, una forma di libertà e un modo per ritrovare forza, energia, voglia di fare. Mamma Enza e Papà Giancarlo sono partiti la mattina presto per andare a trascorrere il Ferragosto al Lago di Bolsena con i nipotini, li avevamo salutati la sera prima, ridendo e scherzando sulla quantità di borse e valigie che affollano il decisamente capiente bagagliaio della Ford Focus SW. “Ti stai portando mezza casa!” “No, no, direttamente tutta Mentana” e giù a ridere di quelle risate che tolgono la preoccupazione di una traversata in nave e di un lungo viaggio in macchina. “Attenti alla strada”, si sono lasciati sfuggire, salutandoci e assicurandoci che si prenderanno cura di annaffiare le piante sulle scale, sul terrazzo, nell'orticello. Le piante sono molto più numerose rispetto all'anno scorso e fanno fatica a stare tutte sulle scale. Un po' le abbiamo portate da Mamma Lucilla e Papà Pietro, cui affidiamo temporaneamente anche la capelvenere e le orchidee. Prima, però, c'è da finire di pulire, stendere i panni, ritirare quelli puliti, far andare la lavastoviglie, lavare per terra, rifare il letto. Rigorosamente senza guardarci troppo negli occhi, altrimenti lasceremmo perdere tutto e ci metteremmo a controllare la mappa ancora una volta, a ripercorrere l'itinerario, e ci confesseremmo che non stiamo più nella pelle dalla voglia di partire e di fare questo benedetto viaggio. Sbrighiamo le ultime faccende, andiamo a mangiare da Mamma Lucilla e Papà Pietro, che non sono troppo felici di doversi occupare delle orchidee e della capelvenere, temono di non riuscire a far resistere il fiore bianco, giallo e tigrato da poco sbocciato anche se Claudio aveva precedentemente reciso un ramo. Lei non s'è persa d'animo, anche quando l'altra piantina aveva fiorito contestualmente a quando avrebbe dovuto fiorire lei ed è riuscita a produrre un altro fiore, orgoglioso e fiero. Ci abbracciamo forte forte. Tigra ci saluta a modo suo e ci fa capire che le mancheremo, forse. Ci facciamo la doccia e ultimiamo i preparativi per la partenza. Non ci sarebbe molto da fare ma i nostri movimenti sono rallentati da quell'attesa quasi infantile delle vacanze. Sulla strada uccelli allegri sembrano volerci augurare una bella traversata e una coppia di aerei acrobatici volteggia sulla nostra strada, a Valentina escono le lacrimucce, è tutto talmente bello. Arriviamo a Civitavecchia molto prima dell'orario previsto per il check-in, la nave è più grande delle altre. Ci guardiamo e ci stringiamo le mani, sarà splendida come ci hanno descritto al telefono, pensiamo. Poi, pian piano che stiamo per imbarcarci l'atmosfera cambia. Il porto di Civitavecchia è abbastanza squalliduccio, senza posti di ristoro carini, senza luoghi per aspettare la nave al di fuori della strada che costeggia la banchina. Saliamo separatamente e ci ritroviamo sul ponte. Il corridoio con le cabine fa prevedibilmente venire una sensazione di claustrofobia a Valentina, il ponte è ampio e troviamo subito posto vicino ad una simpatica famigliola di spagnoli, che andranno via per il baccano prodotto da un animatore un po' buffo che canta con un microfono e un Mac. Saliamo su, nel ponte più alto, a turno a vedere la luna e il porto che si allontana o che dovrebbe allontanarsi e Valentina ha una sensazione bellissima, uno spiritello teatrale si insinua nella sua mente e nel giro di pochi minuti l'umor non propriamente brillante della sala freddissima si trasforma in gioiosa felicità. Un boccone di pizza certamente aiuta nell'impresa. Il viaggio tanto agognato sembra proprio voler iniziare nel modo sbagliato. La nave è molto carina, non è forse quello che ci aspettavamo e che ci era stato descritto, lo spettacolo non è un granché, nonostante la buona volontà e la nostra voglia di cantare e stare bene, i bagni inutilizzabili per gran parte del tempo perché “c'erano 2500 persone”, ci spiegano imbarazzati i lavoranti che cercano di tener pulito, in ordine e in armonia un salone pieno di gente. Un senso di squallore ci pervade, cerchiamo di far finta di niente. Claudio riesce a dormire quasi tutta la notte, Valentina un po' meno. Andrà meglio domani, pensiamo, un po' delusi. Arriviamo a Porto Torres, lo scalo previsto dove la nave si svuota parzialmente e si riempie di nuovo. I bagni non vengono puliti, a Valentina sale un'incazzatura di dimensioni montalbaniane, è fortemente tentata di sfogarla sul capitano, che certamente non passerebbe un bel quarto d'ora, siamo intirizziti e con la vescica gonfia, non ci godiamo l'alba né tantomeno la visuale sulla Sardegna, sirena del Mediterraneo, isola stupenda con cui abbiamo, diciamo così, un rapporto complicato. La navigazione è ancora lunga, riusciamo ad andare al bagno, dormiamo ancora un po', mancano almeno nove ore prima di sbarcare. La traversata è lunga, ci soffermiamo a guardare le persone che si riuniscono nel Ponte 10, le differenze di suoni e rumori ci fanno pensare a quanto velocemente si creino i gruppi 'sociali'. All'istante si creano segnali di pericolo o di rilassamento riconoscibili ascoltando e mettendosi in collegamento con gli altri, si costituiscono insiemi e gruppetti, ci si guarda e basta un nonnulla per capirsi, anche tra persone che non si sono mai incontrate prima. La voglia di far andar bene questo viaggio è tantissima e la delusione svanisce appena arriviamo a Barcellona. Una nube di gabbiani avvolge la nave, due di loro hanno il piumaggio talmente colorato da sembrare poiane, cercano cibo, che puntualmente i passeggeri lanciano dai ponti. Tutto dalla nave sembra più piccolo, ci accorgiamo che quelli che sembrerebbero piccole scatoline altro non sono che container e treni veloci, i grattacieli, degni di uno skyline americano, somigliano a giocattolini visti dal mare. Viaggiare fa bene e certamente aiuta a ridimensionare problematiche e bellezze. Ci abbracciamo, contenti, alfine di aver navigato su comodi divanetti, Claudio ha dormito molto e questo ha attutito alquanto lo stress dell'allontanamento da casa. Salutiamo con la mente le persone che hanno reso possibile questo viaggio senza troppi intoppi e, appena arriviamo nella macchina, siamo contenti di poter ritrovare un ambiente familiare non eccessivamente condiviso. Abbiamo qualche difficoltà nello sbarco ma poi Barcellona ci accoglie con i suoi 30°C e il traffico di una città di mare proiettata in un futuro antico. Troviamo subito l'albergo grazie al TomTom e ci possiamo rilassare. Il mare lo portiamo dentro e il lento rollio delle onde culla dall'interno i nostri corpi. L'hotel ci accoglie in un'ampia camera con un lettone grande e un'atmosfera tranquilla. Facciamo la doccia, ci vestiamo e usciamo alla scoperta della città. Le strade sono pulite, i mezzi pubblici funzionano e della Barcellona che Valentina ricordava da bambina non è rimasto molto. Tutto è ordinato, carino, tranquillo, fa pensare alla Svizzera o alla Francia, posti in cui tutto funziona, in cui è normale che le cose funzionino abbastanza bene e si cerca di migliorare. I quartieri nuovi sono organizzati con cortili, panchine, tram, l'architettura fantasiosa, con le case ampie e luminose ci fa immaginare scuole e servizi all'avanguardia. Il confronto con Roma è difficile però l'amor patrio risente della oggettiva buona organizzazione di trasporti e spazi urbani in una città che dovrebbe essere tanto simile a Napoli e che invece fa pensare a Zurigo. Ci consoliamo con una pizza italiana in un ristorantino che è tutto ciò che può far pensare all'Italia dall'estero, un luogo con libri, cultura, luci soffuse, personaggi della Commedia dell'Arte, la Torre di Pisa e i monumenti principali, l'amore per il cibo. Nel ristorantino Valentina comincia a provare un fortissimo mal di terra, il mal di mare di quando si sbarca dalle navi e decidiamo di andare a dormire. Ci addormentiamo senza difficoltà, abbracciandoci nell'assolutezza del nostro amore.   


domenica 7 agosto 2016

Cronachette di un viaggio in Italia. Itinerari mentanesi. Mentana * Autogrill di Carsoli * Santo Stefano di Sessanio * Fonte Vetica * Campo Imperatore * Castel del Monte * Rocca Calascio * Santo Stefano di Sessanio * Autogrill L'Aquila * Mentana

7 agosto 2016

Mentana * Autogrill di Carsoli * Santo Stefano di Sessanio * Fonte Vetica * Campo Imperatore * Castel del Monte * Rocca Calascio * Santo Stefano di Sessanio * Autogrill L'Aquila * Mentana


Ci svegliamo presto, mentre Valentina cerca di far finta di essere in piena attività Claudio ronfa ancora per un'oretta poi ci prepariamo e usciamo velocemente. Portiamo da mangiare ai gatti e via verso l'Abruzzo, arriviamo all'Autogrill di Carsoli mentre Mariagrazia e Massimiliano stanno per uscire a chiamarci, partiamo insieme verso Santo Stefano di Sessanio. Mentre arriviamo zaffate di elicriso riempiono il nostro spazio olfattivo mentre il Gran Sasso e i Monti della Laga si esprimono in tutto il loro splendore, tra piccole nubi e nuvoloni carichi di pioggia. Il vento è freddo e la temperatura decisamente bassa, intorno ai 15°C. Intirizziti e un po' preoccupati scendiamo sul piazzale di Santo Stefano di Sessanio dove ci viene incontro Papà Pietro. Prendiamo un caffè nel loro piccolo nido vacanziero e ci dirigiamo verso Campo Imperatore. La nebbia nasconde la visuale, la temperatura scende e decidiamo di cambiare strada, verso Fonte Vetica che Fosco Maraini, intellettuale ticinese e collaboratore di Giuseppe Tucci, definì 'Il piccolo Tibet'. Pensare a Maraini e Tucci insieme fa un certo effetto, due persone tanto diverse tra loro eppure unite da un amore profondissimo per la conoscenza, Fosco mondano, abituato a frequentare il bel mondo, l'aristocrazia, gli artisti e gli industriali, Giuseppe abruzzese testardo e montanaro, con un'intelligenza e una capacità di comprensione molto al di sopra della media delle persone. Il ticinese aristocratico, affascinante, innamorato di una donna ribelle e intellettuale, la pittrice Topazia, cresciuta nella nobiltà siciliana, persona sofisticata e avventurosa. Tucci raffinatamente elegante grazie alla sua straordinaria capacità di libertà e di libero pensiero, è riuscito a farsi notare perché talentuoso ai limiti dell'incredibile. Tucci scalava montagne ritenute inaccessibili per il gusto puro del sapere, andando di fatto a salvare quei tasselli della conoscenza e dello scibile umano distillato in secoli di meditazioni intellettuali e spirituali che stavano per essere spazzate via dall'odio imbecille dell'ignoranza, un attimo prima che venissero distrutti. Un Averroè dell'epoca moderna. Chissà cosa si sono detti la prima volta che si sono incontrati, chissà se hanno avuto bisogno di parlare oppure, come in un noto film di Kurosawa, si sono seduti in un cantuccio e hanno parlato per ore senza profferir parola oppure se non hanno avuto neanche bisogno di scriversi perché guardarsi e incontrarsi e capirsi era un tutt'uno. La Storia è fatta di eventi, di grandi uomini che non valgono niente e di persone straordinarie, Federico II, Averroè, Tucci, Maraini. E poi ci sono le donne, coraggiose e geniali, ma questa è un'altra storia. In realtà se un fine conoscitore del Tetto del Mondo ha parlato del Tetto degli Appennini descrivendolo come 'piccolo Tibet' ci dev'essere stato un motivo. Il Gran Sasso è un luogo un po' particolare, o lo si capisce e si prova un'emozione enorme ogni volta oppure potrebbe sembrare una montagna come tante, simile in alcuni punti alle Dolomiti e alle Alpi in altri agli Appennini, un po' più alta, un po' più brulla, un po' meno appuntita di altri luoghi. Chi ama la montagna ama incondizionatamente il Gran Sasso, che sa conquistare, lentamente o all'istante, chiunque vi si avvicini, anche soltanto per una gita domenicale. Camminiamo nel vento freddo, la circolazione sanguigna sembra riattivarsi, le nuvole corrono velocissime lasciando che le ombre giochino ad acchiaparella in una danza infinita che fa inevitabilmente pensare alle coreografie minimaliste di Lucinda Childs, alla musica di Philip Glass e alle immagini create da Godfrey Reggio nella trilogia prodotta da Francis Ford Coppola. Lo scenario è fantastico più che fiabesco, perfetto per film diversissimi o per videogiochi innovativi. L'aria fredda pulisce i nostri polmoni e le vie respiratorie, stuzzicando, non c'è che dire, l'appetito. Proseguiamo il nostro giro e andiamo verso Campo Imperatore, Castel Del Monte e Rocca Calascio. Cerchiamo invano un ristorante ma torniamo a Santo Stefano di Sessanio con la voglia di mangiare qualcosa in casa e così facciamo. Cuciniamo un risotto irripetibile con gli ingredienti locali, pomodori dell'orto in padella, pane e companatico, quindi il cocomero e il dolce fatto da Mamma Lucilla con la ricotta freschissima delle pecore abruzzesi, il miele di Acacia del Parco e i Brasil Gentilini sbriciolati. Usciamo quindi a fare una passeggiatina verso quello che dovrebbe essere un lago ma che ci fa pensare più ad uno stagno, data la conformazione del terreno e dunque la presenza di molte doline carsiche. Torniamo verso l'appartamento un po' infreddoliti, facciamo merenda con il dolcetto creato da Mamma Lucilla, caffè e tisane, quindi ci salutiamo e torniamo verso casa, fermandoci per individuare l'elicriso e poi per un caffè in Autogrill con la voglia di rivederci presto. Mentre arriviamo verso Mentana la temperatura sale a 29°C e poi a 30° e arriva a 31°C alle 8 di sera. Mangiamo, sbrighiamo alcune faccende e andiamo a dormire.  

sabato 6 agosto 2016

Cronachette di un viaggio in Italia. Itinerari mentanesi. Mentana * Marina di Alberese * Mentana

6 agosto 2016

Mentana * Marina di Alberese * Mentana


Ci svegliamo presto, la giornata è gradevole e decidiamo di andare al mare. Ci alziamo, laviamo, vestiamo col sonno ancora negli occhi, prepariamo panini, borsone e zainetto termico, usciamo. Appena in macchina proviamo il nuovo TomTom e scopriamo con amara sorpresa che non segnala gli autovelox, lo spegniamo arrabbiati, per fortuna Claudio conosce la strada. La Sabina Romana, la Tuscia e poi la Maremma sono illuminate dai caldi e seccamente pieni colori estivi, il giallo oro della paglia, la terra che riposa prima della prossima semina, la natura preme per rinascere indossando i panni del sole. Facciamo colazione in Autogrill e arriviamo ad Alberese senza trovare traffico, il parcheggio è ancora libero, compriamo i biglietti giornalieri dell'autobus, soluzione comodissima e decisamente più economica del parcheggio a ridosso del mare, e corriamo a prendere la navetta. Appena arriviamo in spiaggia troviamo i paletti per costruire la nostra casetta di parei e legni argentati di salsedine, ci si avvicina un venditore con un telo arancione pieno di farfalle, ne acquistiamo uno bianco, rosso e nero che ci fa pensare ai mosaici cosmateschi con un prezzo, frutto di una lunga trattativa, maggiorato di due euro. Un paio di venditori ambulanti si avvicina a noi e in men che non si dica crea un bazaar, naturalmente pian piano si aggregano altri venditori che propongono merce differente, siamo affascinati dalla luminosità del sorriso di una donna di origine africana e vestita in abiti tradizionali, con quelle stoffe che incuriosiscono tanto Valentina, coloratissime, all'apparenza resistenti quasi come un jeans e presumibilmente freschi. Il primo bagno ci tonifica, l'acqua è fredda, non gelida ma freddina, la superficie increspata da vento e onde lievi che fanno issare al bagnino la bandiera rossa. Ridacchiamo sulla possibilità che sia l'unico colore, insieme al bianco, delle bandiere toscane, cerchiamo di ricordare 'L'Internazionale' ma ci viene in mente soltanto il ritornello di 'Bandiera rossa', reminiscenze ormai antiche di ideali e idee che han creato dittature invece di costruire la libertà seppure, per quanto concerne almeno la Prima Internazionale di grande interesse per lo sviluppo di moderne società democratiche, aperte e libere fondate sulla giustizia, la libertà l'inclusione sociale e non sulla ghettizzazione classista, ingiusta e irrispettosa dei diritti fondamentali. Mangiamo qualcosa e ci rilassiamo addormentandoci nella nostra capannina da spiaggia, il sole è caldo. Facciamo altri due o tre bagni, commentando la vita sulla spiaggia, creata da tante, piccole o grandi meraviglie, da storie uniche e universali. È ora di tornare, arriviamo alla fermata dell'autobus quasi contemporaneamente alla navetta, riprendiamo la macchina, non senza aver fatto una necessaria sosta carnivora a Rispescia, dove acquistiamo ottima carne nel solito supermercato alimentari. Torniamo verso casa cantando per tenerci svegli, intontiti dal rilassamento marittimo.   

venerdì 29 luglio 2016

Cronachette di un viaggio in Italia. Itinerari mentanesi. Mentana * Giulianova * Santo Stefano di Sessanio * Avezzano * Mentana

Parco Nazionale
Gran Sasso e Monti della Laga
29 luglio 2016

Parco Nazionale 
Gran Sasso e Monti della Laga
Mentana * Giulianova * Santo Stefano di Sessanio * Avezzano * Mentana

Ci svegliamo presto, Claudio deve andare a lavoro e Valentina ha alcune incombenze, ci alziamo, facciamo colazione, ci prepariamo e usciamo. 

Parco Nazionale 
Gran Sasso e Monti della Laga
Santo Stefano
di Sessanio
La mattinata si presenta irta di semplicità e in men che non si dica siamo di nuovo insieme per andare da un professore erborista che ha risolto le problematiche di colesterolo di Claudio in brevissimo tempo. 

In macchina cantiamo per la gioia di cantare e il tragitto sembra più lieve mentre le montagne di Lazio e Abruzzo si addolciscono fino ad arrivare al mare. 
Parco Nazionale 
Gran Sasso e Monti della Laga

Giulianova è molto più vivace d'estate, con le biciclette da mare, le casette basse, colorate e i balconi fioriti, le botteghe con gli articoli estivi, racchettoni, asciugamani con i beniamini del momento, palette, secchielli e tutti i giochi che non possono mancare in un'estate da trascorrere su spiagge grandi e accoglienti. 
Santo Stefano 
di Sessanio

Risaliamo in macchina e ci dirigiamo verso Santo Stefano di Sessanio carichi di buon umore, integratori alimentari e preparati erboristici. 

Parco Nazionale 
Gran Sasso e Monti della Laga
Ci divertiamo a ritrovare il Pisciarellone, una cascatella che parte dal lato orientale del Gran Sasso, di quella montagna che riesce sempre ad affascinarci con la sua naturale e imponente bellezza. 

Santo Stefano 
di Sessanio
Non senza difficoltà arriviamo a Santo Stefano attraversando i radi e morbidi pratoni immersi in una nuvola di profumatissimo elicriso, l'odore dolciastro con sentore di liquirizia, anice e finocchietto, unito alla frescura dell'aria di montagna, ci stuzzica l'appetito. 

Santo Stefano 
di Sessanio
Alfin giungiamo a Santo Stefano di Sessanio, splendido borgo incastonato nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga in pietra bianca, legno e ringhiere antiche. 

La distruzione del terremoto è stata devastante ma una gran parte del borgo è intatto e molte case costruite con pietre, sudore e materiali solidi hanno retto al sisma. 

Santo Stefano 
di Sessanio
Guidati da guide d'eccezione ci dirigiamo verso un bar alimentari in un'amena piazzetta in cui è presente un arco in cui risulta particolarmente evidente l'evoluzione, e l'involuzione storica dovuta ad una perdita di conoscenze in seguito alla dissoluzione dell'Impero romano, della tecnologia edilizia composta da un arco medievale centrale dritto, un arco ogivale verso l'esterno e un arco a tutto sesto. 

Santo Stefano 
di Sessanio
Mangiamo qualcosa di buono guardando l'attività nelle botteghe che riprende antichi mestieri, quello della tessitura con la lana esposta al sole per prendere l'aria secca dell'estate e i merletti al tombolo, antica arte che fa pensare alle leggende di fate e fatine che intrecciavano nottetempo code e crini di cavalli.
Santo Stefano 
di Sessanio

Quindi una bottega d'artista che dipinge legni statici ispirandosi forse a Paul Klee e Duchamp, addolcendone lo stile con la delicatezza di colori tenui e giustapposti a non comporre armoniosità disarticolate.
Santo Stefano 
di Sessanio

Salutiamo il paesino ma è tardi e dobbiamo tornare verso casa. Sulla strada non manca una deviazione pasticcera ad Avezzano, dove godiamo della deliziosa bontà di pastarelle create con sapienza e dedizione in un tripudio di sapori che ricordano antichi sapori e fragranze dell'infanzia e ci rimettono in pace con l'universo creato. 

Torniamo verso casa cantando e sentendo i Led Zeppelin con il nostro bottino di dolciumi e prodotti erboristici.



domenica 10 luglio 2016

Cronachette di un viaggio in Italia. Itinerari mentanesi. Mentana * Autogrill * Bagni San Filippo * Val d'Orcia * Monte Amiata * Rifugio Cantore * Parco dell'Uccellina * Mentana


Verso la Toscana
10 luglio 2016

Mentana * Autogrill * Bagni San Filippo * Val d'Orcia * Monte Amiata * Rifugio Cantore * Parco dell'Uccellina * Mentana

Val d'Orcia, Toscana
Ci svegliamo ad un orario decente ma non abbastanza per fare quello che ci eravamo ripromessi di fare, Valentina ha un groppo in gola e sente il bisogno di andare alle terme, in pochi minuti decidiamo dove andare e Claudio prepara le borse mentre Valentina si dedica alla toilette mattutina senza particolare felicità. 
Bagni San Filippo

Saliamo in macchina, nello stereo i Led Zeppelin, tra di noi parole e pensieri. L'estate scorre sulle colline sabine con tanto di dorate rotoballe d'ordinanza e rettangoli di fieno messo ad asciugare al sole. 

Erbe marroni e bianchi ciuffi di fiori si alternano a verdi e frondose querce che si stagliano fiere sui campi ondosi. 

Val d'Orcia
Arriviamo a Bagni San Filippo, località termale toscana molto suggestiva con un fiume caldo che scorre in mezzo ad un bosco creando pittoresche formazioni calcaree, piscinette naturali, vasche e torrentelli di acque curative, con una concentrazione di zolfo alquanto variabile, vista la quantità di vegetazione acquatica che si è adattata a crescere in quell'ambiente acquatico. 

L'acqua è davvero calda, probabilmente oltre i 40°C e l'abitudine che da qualche tempo si sta diffondendo in luoghi termali liberi di portare animali da compagnia a godere di bagni nelle medesime piscine in cui si immergono i bagnanti ci dissuade prontamente dall'immergerci nel torrente. 

Verso il mare
Torniamo verso la macchina non senza qualche lamentela da parte di Claudio e ci dirigiamo verso il mare. 

Verso il Monte Amiata
Il Tomtom continua a non funzionare, per fortuna abbiamo le mappe, che però non ci evitano di sbagliare strada anche grazie alla segnaletica italiana che è notoriamente poco leggibile per chi non conosce già la via da percorrere. 

Attraversiamo la ricca e molto fotogenica Val d'Orcia, passiamo accanto a Pienza, Valentina vorrebbe prendere un po' di formaggio ma Claudio prosegue sulla strada senza intenzione alcuna di fermarsi, sbagliando strada ci troviamo sul Monte Amiata, l'aria è fresca e ci viene voglia di fermarci presso il Primo Rifugio Amiatino, dove c'è un'osteria che sembra niente male ma è al completo e un'area pic-nic che ci ispira. 
Monte Amiata, Toscana

C'è qualcosa di indefinibile che non ci piace, guardiamo e passiamo. 

Proseguiamo e arriviamo al Rifugio Cantore, dove c'è il Bar Marsiliana, una vallata piena di iperico di montagna, alberi, uccellini, un gruppo di giovani esploratori che sta facendo un campo scuola. 

Ci piace subito, ci fermiamo e decidiamo di mangiare lì buoni panini con ottime salsicce toscane. 
Rifugio Cantore, Marsiliana
Monte Amiata, Toscana

Valentina ha una stranissima sensazione, si rilassa e si sente a casa per la prima volta dopo moltissimo tempo. Crollerebbe addormentata sulla panchina di legno se non ci fosse da mangiare, gustiamo con piacere i panini, chiacchierando ne mangiamo cinque tra i sorrisi dei gestori preoccupati per la pioggia. 

Ci rifocilliamo al Bar Marsiliana,
Rifugio Cantore, Monte Amiata
Senza quasi dircelo ci prepariamo un 'letto' con il plaid, ci copriamo con gli accappatoi e gli asciugamani e ci addormentiamo in quel sonno profondo e riposante di quando ci si sente al sicuro, a casa appunto. 

Toscana, Italia
Non ci poniamo il problema di non essere mai stati in quel luogo prima, godiamo il momento e soprattutto la soporifera rilassatezza del ritorno a casa dopo un lungo, lunghissimo viaggio. 
Dormiamo forse qualche ora, cullati dai rumori del bosco, quindi raccogliamo un po' di iperico, salutiamo e andiamo verso il mare con la voglia di tornare in quel luogo che ci ha accolti in modo tanto naturale, spontaneo, ovviamente giusto.

Ripartiamo, attraversiamo le colline con i vigneti del Brunello a creare elegantissimi tappeti di succulenta verzura e pregiatissime uve per uno tra i vini più noti e, oggettivamente, più buoni del Pianeta.
Verso la Maremma

Claudio non ha tantissima voglia di andare verso il mare ma appena comincia ad intravedere le pinete e le strade che portano verso l'Uccellina cambia radicalmente umore. Vorrebbe anche fermarsi a Rispescia per comprare un po' di carne ma la domenica l'alimentari dove ci riforniamo sempre quando siamo lì in vacanza è chiuso. 
I vigneti del Brunello di Montalcino

Salutiamo mentalmente la Signora Paola e l'Agriturismo Redipuglia, entriamo nel Parco con negli occhi la gioia di tornare in un luogo a cui siamo particolarmente affezionati.

Bagno al mare nel
Parco dell'Uccellina
Maremma Toscana
Parcheggiamo e in men che non si dica ci tuffiamo nel mare caldo, limpido, perfetto, sguazziamo felici, ridiamo, ci abbracciamo, nuotiamo e poi ci rituffiamo tra le onde e i fluttuanti raggi del sole prima del tramonto coccolati dalla luna che in trasparenza danza con la sua stella. Felici e affamati torniamo in macchina, ci vestiamo e mangiamo frutta e formaggio che Claudio aveva preparato la mattina. 

Per evitare il traffico sulla Roma-Civitavecchia sbagliamo strada più volte ma alfin giungiamo a casa.  

sabato 9 luglio 2016

Cronachette di un viaggio in Italia. Itinerari mentanesi. Mentana * Parco del Treja * Trevignano * Mentana

9 luglio 2016

Mentana * Parco del Treja * Trevignano * Mentana


Ci svegliamo presto dopo una lunga notte di caldo e chiacchiericcio da strada in un paese tranquillo. Siamo assonnati e avremmo voglia di dormire ancora un po' ma abbiamo promesso ai nipotini di portarli al Parco avventura del Treja quale premio promozione, per Saretta a pieni voti e per Gianluca con un po' di affanno. Li chiamiamo e sono già prontissimi, con tanto di zainetto e capelli perfettamente acconciati, la voglia di scoprire qualcosa di nuovo. La piccola Sara ha studiato con attenzione tutti i percorsi su internet, sa cosa vuole fare e si è informata prima di uscire. Nell'orto Papà Giancarlo in tuta da lavoro e falcetto sta sistemando la vigna. Saliamo in macchina, nello stereo un disco dei Led Zeppelin, i nipotini conoscono almeno una delle canzoni del disco e questo ci riempie di gioia e soddisfazione. Anni di indottrinamento musicale modello Noriega hanno sortito qualche effetto. Sulla strada guardiamo assonnati i campi dorati dalla mietitura e arricchiti dai colori pastello delle resilienti fioriture selvatiche. Arriviamo, troviamo parcheggio e ci incamminiamo verso il Parco avventura, attraversiamo il ponte sul limpido fiume Treja, popolato di pesci e ragni d'acqua, all'arrivo ci accoglie un gatto molto simile a Tigro, che effettivamente si chiama Tigre, incede elegante e immediatamente si fa avvicinare da Valentina, quindi da Claudio, dai Nipotini e dagli altri. Quando arriviamo un addetto al parco porta con sé un cesto di fichi, ce ne offre uno che Valentina accetta con molto piacere. Aspettiamo l'apertura quindi paghiamo il biglietto, entriamo e comincia l'avventura per i piccoli, che vengono imbragati con apposite dotazioni di sicurezza per farli volare tra gli alberi ad alto fusto e far loro scoprire il meraviglioso sapore della libertà, non senza un saluto da parte di un bel rospo che passava di là. Tra qualche passo falso condito da un paio di lacrimucce e voglia di andar via, scendere da quelle cavolo di impalcature e non salire mai più su qualcosa di frondoso con le foglie, superano le prove non sempre facilissime per ragazzini di paese non abituati a sbucciarsi le ginocchia tra prati e rovi colmi di spine, raramente prodighe di prelibate more. Trascorriamo nel parco più di tre ore, poi stanchi e affamati andiamo verso Trevignano, dove mangiamo ottima pizza e dolcetti nel forno-pizzeria 'scoperto' da Mamma Lucilla e Papà Pietro. Ci rifocilliamo quindi andiamo a fare una passeggiatina sul Lungolago, dove incontriamo cigni, cignetti e uno splendido cigno nero che si fa fotografare e guardare in tutta la sua splendida bellezza. Le sue piume intrise d'acqua lacustre, non cristallina come ricordavamo, formano sulla sua fronte, sul piumaggio color pece, piccolissime perle di rara beltà, celebrazione assoluta della maestosa eleganza della Natura. Incontriamo poi altri cigni, che sembrano voler creare una coreografia sul bagnasciuga del Lago di Bracciano. Gianluca e Sara saltellano sulle rocce nere senza restrizioni con l'unica indicazione di non farsi male. Torniamo quindi verso Mentana, cantando, o meglio i Nipotini cantano, Claudio guida e Valentina sonnecchia sorridendo contenta sotto i baffi. Dopo un'iniziale diffidenza Gianluca e Sara decidono di voler tornare anche l'indomani nel Parco avventura, si sono divertiti, finalmente lo possono ammettere, spieghiamo loro che non possono tornare al Parco avventura tutti i giorni ma solletichiamo la loro curiosità con una prossima gita in un museo, con quadri, statue e altre amenità, non sono troppo convinti che sarà divertente ma ricominciamo a cantare e la macchina scorre veloce verso casa.