domenica 29 ottobre 2017

Cronachette di un viaggio in Italia. Mentana * Tempietto sul Clitunno * San Salvatore di Spoleto * San Gemini * Mentana

29 ottobre 2017
Mentana * Tempietto sul Clitunno * San Salvatore di Spoleto * San Gemini * Mentana


Ci svegliamo intorno alle 4 per la prima poppata di Giulia, ci riaddormentiamo e ci risvegliamo intorno alle 7 ora legale. Papà Claudio protesta perché Mamma Valentina non ha preso in considerazione che per l’ora solare sarebbero le 6, Giulia dorme satolla. Ci prepariamo, carichiamo il Book 51 sulla Ford Focus e partiamo alla scoperta del sito seriale UNESCO I Longobardi in Italia. La prima tappa è il Tempietto sul Clitunno a Campello sul Clitunno, pochi chilometri a Nord di Spoleto e pochi metri dalle fonti del Clitunno. Arriviamo ma il sito è ancora chiuso al pubblico, diamo uno sguardo, ci sembra particolare ma non riusciamo ancora ad avere un’idea chiara dell’immaginario longobardo, d’altronde neanche storici e archeologi sono concordi nel datare la costruzione che ha notevoli caratteri classici. Per arrivare attraversiamo maree di alberi colorati dall’autunno con sfumature che passano dal verde al giallo fino al rosso più acceso e al marrone in tutte le sue possibili sfumature. Ci soffermiamo a guardare le costruzioni rurali, molto suggestive con la vite americana che si annoda all’edera in un tripudio di bellezza naturale messo in risalto dal candore delle pietre e dell’argilla. Macine di marmo sono sparse sulle rive del limpidissimo fiume, la musica del bosco sembra raccontarci storie di un futuro remoto mediante elementi del passato. Una strana coppia, donna steampunk con elegante canide bianco attraversano la nube di foglie e raggi luminosi, ci saluta scrutando curiosa il telaio del Peg Pérego. Giulia reclama un po’ di latte caldo che le viene prontamente fornito dal seno di Mamma Valentina. I custodi del tempietto arrivano poco dopo, aprono il cancello, la biglietteria e i portali, ci forniscono un opuscolo informativo, poche parole in un luogo che sembra racchiudere in sé l’essenza di un’epoca arcaica e avvolta nella nebbia dell’ignoranza. Ci stupiamo nel vedere la foggia decisamente classica del tempio, vi sono differenze rispetto a quelli che siamo abituati ad osservare nella provincia di Roma, all’interno vi sono affreschi recuperati a fatica di un gusto che è difficile immaginare in quell’architettura. I confini temporali e stilistici sembrano molto labili in questo luogo di culto. Pare che i Longobardi abbiano, in effetti, cominciato a costruire edifici monumentali e duraturi dopo essere entrati in contatto, in modo piuttosto brusco, con la civiltà romana ma lo stile che contraddistingue i segni territoriali delle gentes Langobardorum è caratterizzato da una semplicità formale assai differente dalla purezza classica. Il tempietto ci sorprende notevolmente, sembra racchiudere in sé tutte le contraddizioni e le differenti spinte culturali del tempo. Riprendiamo la Focus, non partiamo subito per poppata e cambio pannolino e ripartiamo verso la seconda tappa della nostra gita: San Salvatore a Spoleto. Il santuario è visitabile soltanto dall’esterno, causa lavori di restauro, riprendiamo la via di casa riservandoci di visitare Foligno un altro giorno. Riattraversiamo il fiume frondoso di luci e colori, ci fermiamo per una sosta a San Gemini, il paesino ci accoglie e ci fa pensare ad elfi e personaggi fiabeschi, il cielo è grigio e il vento piuttosto freddo, torniamo verso Mentana senza aver mangiato. 

sabato 21 ottobre 2017

Cronachette di un viaggio in Italia. Mentana * Bagno Vignoni * Mentana

21 ottobre 2017

Mentana * Bagno Vignoni * Mentana


Dopo la prima poppata di Giulia intorno alle cinque Mamma Valentina si alza e finisce di cuocere l’arrosto, Giulia si riaddormenta e Papà Claudio si rigira nel letto cercando di rimanere tra le braccia di Morfeo ancora un po’. Quando l’arrosto è cotto, il sole è sorto e l’aria si è scaldata ci alziamo tutti quanti, dunque Papà Claudio carica la Ford Focus con il Peg Pérego Book 51, il beauty case Samsonite, regalatoci dai Nonni Lucilla e Pietro, e tutto il necessario per una giornata fuori. Dopo un saluto a Nonna Enza e alla piccola Saretta lasciamo un pensierino a Gianluchino per il suo compleanno e partiamo infine verso la Val d’Orcia. L’aria inquinata sembra avvolgere la città di Roma mentre nella Sabina romana l’autunno si esprime nei caldi colori di un’ottobrata che sembra essere un inno alle belle giornate e al bien vivre italiano. Appena entriamo in autostrada ci fermiamo per una sosta poppata, poi proseguiamo tra pianti disperati, giochi musicali, tentativi di sonno e proteste da parte di Papà Claudio che afferma che non serve percorrere tanti chilometri per ‘un pediluvio’. Arriviamo a Bagno Vignoni dopo appena due soste che sfruttiamo per continuare a leggere storie di donne del Risorgimento. Il parco dei mulini ci accoglie nel silenzio rilassante della campagna toscana, con il ruscello di calda acqua solfurea e qualche mormorio a fare da colonna sonora allo splendido panorama, morbidamente brullo, della Val d’Orcia. Dopo un breve ‘pediluvio’ ci dirigiamo verso una specie di negozio di alimentari trasformato in osteriola con tavoli all’aperto. Papà Claudio mangia salumi, Mamma Valentina pecorini e Giulia il latte materno. Un delicato venticello rende più gradevole la tiepida aria autunnale, ci immergiamo nell’immensità della campagna, immaginiamo la pioggia di meteore di questa notte, pensiamo che forse potremmo fermarci da qualche parte per osservarla senza inquinamento luminoso ma ridiamo pensando che molto probabilmente non resisteremmo svegli fino a mezzanotte inoltrata. Facciamo una passeggiatina nella piazza con la vasca termale al centro del paesino tante volte utilizzata nei film per la sua unica bellezza e proseguiamo. Abbiamo voglia di stare ancora un po’ in quel silenzio, di goderci la bella giornata e ci fermiamo in un bar che sembra un pub newyorkese in piena Toscana. Chiacchieriamo brevemente con la persona che ci porta il succo di frutta e la birretta alla spina e riprendiamo la via di casa. 

domenica 8 ottobre 2017

Cronachette di un viaggio in Italia. Mentana * Abbazia di Farfa * Mentana

8 ottobre 2017

Mentana * Abbazia di Farfa * Mentana


Ci svegliamo abbastanza presto per la poppata di Giulia, Mamma Valentina prepara le ferratelle prima dell’alba, svolgiamo alcune attività casalinghe e decidiamo di andare a fare una piccola gita visto che la giornata è a dir poco splendida. Carichiamo il Peg Pérego Book 51 e tutto il necessario per una giornata fuori casa sulla Ford Focus SW e ci dirigiamo verso l’Abbazia di Farfa, in piena Sabina reatina. Papà Claudio trova una strada alternativa a quella solita e arriviamo velocissimamente, giusto in tempo per la visita guidata delle 12. Scopriamo quindi che è stata una delle due più importanti abbazie del Medioevo, insieme a quella di Cluny, che è l’unica costruzione in Italia con un particolare fregio carolingio e che, nel periodo di massimo splendore, contava circa cinquecento monaci e deteneva il controllo su ben sei porti mediterranei, dislocati sia sul Tirreno che sull’Adriatico. La guida ci racconta dettagli e storie collegate a questo luogo e a Mamma Valentina viene immediatamente in mente l’interessantissimo libro ‘I dodici abbati di Challant’ di Laura Mancinelli allorché ci spiega che non è possibile visitare il refettorio piccolo perché occupato dalla veglia funebre di un monaco. Proseguendo nella ricchissima biblioteca il nostro cicerone ci racconta della genesi di un altro testo letterario, ‘Il nome della rosa’ di Umberto Eco, che pare sia stato estesamente ispirato proprio alle cronache medievali sulla fondazione dell’abbazia. Visitiamo velocemente la chiesa e poi ci rilassiamo nel baretto del monastero sotto l’ombra dei platani, allietati dal soave suono di una fontana. Nel piccolo borgo ferve l’attività con il mercatino della seconda domenica del mese affollato da turisti ed escursionisti. È presto l’ora di ripartire e torniamo verso Mentana con qualche piccola sosta. 

sabato 7 ottobre 2017

Cronachette di un viaggio in Italia. Mentana * Villa Torlonia * Colle Oppio * Mentana

7 ottobre 2017

Mentana * Villa Torlonia * Colle Oppio * Mentana


Ci svegliamo presto con l’idea di andare a Roma, ci prepariamo con una certa stanchezza accumulata durante la settimana e riusciamo a partire poco prima delle dieci. Papà Claudio carica il Peg Pérego Book 51 nella Ford Focus SW bianca la cui carrozzeria è stata pulita dal temporale notturno che ha rinfrescato l’aria lasciando dietro di sé nuvole ripulite da un vento persistente. Chiamiamo Fabrizio, cugino di Mamma Valentina, e ci diamo appuntamento a Villa Torlonia. Mentre Giulia sugge il latte materno in macchina lui, sua moglie Rosy e i loro figli ormai grandicelli Matteo e Andrea arrivano in bicicletta dalla loro abitazione, non lontana dalla Villa. Il vento continua a spirare, troviamo riparo accanto alla vetrata di un edificio nel parco, non distante dall’ingresso su Via Nomentana e lì incontriamo l’allegra brigata. Baci abbracci e poi ci dirigiamo verso il bar La Limonaia per un caffè. Chiacchieriamo e poi ci dirigiamo verso San Pietro in Vincoli, dove incontriamo un’altra parte di famiglia e amici. Roma è ammantata dalla dorata luce d’ottobre ma vediamo ben poco perché la Chiesa con il Mosè creato da Michelangelo per il sepolcro di Giulio II è chiusa e la città non è accessibilissima con il Book 51. Ripieghiamo verso un baretto a Largo della Polveriera che prende il nome dalla strada in cui si trova e conversiamo amabilmente, dunque riprendiamo la via di casa. 

sabato 30 settembre 2017

Cronachette di un viaggio in Italia. Mentana * Melfi * Benevento * Mentana

30 settembre 2017

Mentana * Melfi * Benevento * Mentana

Ci svegliamo prima delle cinque per provare ad andare in Basilicata, regione che ancora non conosciamo e che vorremmo esplorare da tempo. Giulia fa la poppata della mattina mentre Papà Claudio cerca di svegliarsi e, tra uno sbadiglio e l’altro, carica sulla Ford Focus SW il Book 51 Peg Pérego e tutto il necessario per una gita con eventuale sosta. Non sappiamo quanto tempo impiegheremo per raggiungere Melfi e Rionero in Vulture, mete della nostra gita, con le fermate intermedie per cambio pannolino e poppate. Alle 5.30 siamo sulla Focus pronti per una nuova avventura. Giulia si addormenta quasi subito mentre Mamma Valentina le accarezza i piedi e le manine, è ancora notte ma non troppo buio, non c’è traffico in giro e una splendida alba ci accoglie dalle parti di Pietravairano, paese della Campania dove è stato scoperto nel 2000 un interessantissimo teatro-tempio forse di epoca romana repubblicana, noto attualmente col nome di teatro-tempio del Monte San Nicola, caratteristico per la struttura più simile a quella greca, con le gradinate appoggiate su un colle, che a quella romana e per l’ipotetica, per ora, connessione spazio-temporale con altri templi disseminati sul territorio.
Il sole si fa spazio tra le montagne del Parco del Matese con la limpidezza di un fiume di luce che trova il suo naturale percorso tra le rocciose aspre morbidezze sacre ai Sanniti, i suoi raggi dorati si mescolano ad una lieve bruma che par quasi voler decorare gli splendidi vigneti del beneventano adagiati tra montagne non troppo alte e puntellati di grandi rocce solitarie. I filari della zona dell’Aglianico sono disposti in modo alquanto pittoresco, quasi a ricreare quei simboli che ritroveremo poi nel vasellame preromano custodito nel museo del castello di Melfi, dove giungiamo, dopo alcune soste per poppata e cambio pannolini, in tarda mattinata, passando in mezzo ad un impressionante parco per la produzione di energia eolica costruito in un territorio di rara bellezza, la Valle dei Lupi, che molto ci fa pensare alla Spagna e alla Scozia.
Melfi antica pare una colata di bianca lava che parte dal severo castello svevo per arrivare alla cattedrale in un insieme armonioso e gradevole di piccole case affastellate l’una accanto all’altra a creare un intrico di vicoletti e corti di semplice poesia. I portoni delle case in pietra bianca sono adornati da collane di rossi peperoncini e verdi ricci di castagne, la cui produzione è tipica di queste zone e il vento, seppur alleggerito della sua forza grazie all’irregolarità del reticolo stradale, pulisce l’aria portando lontano l’inquinamento degli stabilimenti situati nella moderna zona industriale. Parcheggiamo davanti al castello, ammiriamo la cittadella dall’alto e ci incamminiamo su quello che un tempo era un ponte levatoio all’interno della struttura dove sono state proclamate le Costituzioni Melfitane mentre l’averroista scozzese Michele Scoto e il matematico pisano Leonardo Fibonacci gettavano le basi della moderna cultura classica e scientifica.
La parte medievale del castello è chiusa, ci informano i cortesi custodi che contestualmente ci fanno accomodare in una sala per allattare Giulia, ma abbiamo comunque modo di vedere un impressionante sarcofago marmoreo ritrovato nel territorio circostante e un’interessante collezione di reperti antichi, tra cui un corredo funebre di una nobildonna che troviamo di particolare attualità. Tra i monili e le ampolle ce n’è una, infatti, che rappresenta i sette pianeti allora conosciuti con al centro il fulmine simbolo di Zeus e le indicazioni sulle scoperte scientifiche e astronomiche note all’epoca. Ci viene subito da pensare ad una Margherita Hack del passato e cerchiamo di immaginare, con le scarse conoscenze, causa una nostra decisa ignoranza in materia, delle usanze di quelle popolazioni nell’antichità, la vita di questa donna evidentemente appassionata di scienze e forse scienziata di cui poco sappiamo. Sembra quasi di vederla, coperta da caldi mantelli o avvolta in morbide tuniche estive mentre osserva il cielo e il moto delle stelle, annota nella sua mente i cambiamenti e cerca di comprendere le leggi per noi oggi basilari della matematica e delle cosiddette scienze esatte. Probabilmente anche lei avrà avuto le sue beghe e le sue difficoltà a far accettare la sua impertinente presenza femminile tra i dotti con cui probabilmente amava conversare di massimi sistemi e forse, chissà, potrebbe aver contribuito in modo consistente allo sviluppo progressivo dell’astronomia. Sicuramente i rapporti matematici sono una costante nel particolarissimo castello di Melfi, costruito da Federico II e poi restaurato dalla famiglia Doria in pieno Rinascimento, in cui le spigolose linee tipiche dell’architettura federiciana si incontrano con la purezza delle morbide curve rinascimentali a creare un insieme di geometrie dialoganti. Forse il paesaggio quasi ossimorico ha ispirato lo sviluppo e la proliferazione della conoscenza in questo che in antichità era un crocevia molto affollato e oggi è uno di quei segreti tesori ben custoditi della bellissima Italia. La sola presenza in questo luogo di Michele Scoto e Leonardo Fibonacci dovrebbe bastare a rendere l’idea di quali e quanti collegamenti tra Oriente e Occidente vi siano stati, ne parliamo mentre Mamma Valentina si appoggia su alcuni scalini per allattare Giulia e Papà Claudio sembra particolarmente rapito da un reperto in bronzo raffigurante una donna alata che tiene in braccio un uomo. Lo scozzese era uno tra i massimi esperti di Averroè, il dotto arabo nato a Cordova nell’attuale Spagna i cui commenti alla Poetica di Aristotele permisero la ridiffusione, la tutela e la conservazione del fondamentale testo greco mente Fibonacci era un matematico fine conoscitore del mondo arabo, ossia di quell’area del Mediterraneo che in quel momento era intellettualmente e culturalmente vivacissima, e della numerazione araba e indiana. Sembra quasi di sentire tra i rumori di bicchieri colmi di gustoso vino del Vulture o di Aglianico le loro voci intrecciare i fili di quello che sarebbe stato il sapere moderno in tante lingue diverse, ispirare la costruzione di luoghi di cui ancora non si conosce l’utilizzo e di cui non si sono comprese le funzioni.
Finiamo il nostro giro con le menti colme di stimoli intellettuali, salutiamo e all’uscita un gruppetto di giovani ci invita a vedere una mostra ma un refolo di freddissimo vento ci fa desistere e ci incamminiamo verso la cattedrale. Giulia ha bisogno di respirare un po’ d’aria fresca e, bardata con il piumino fiorato regalatole da Graziella, dalla copertina fatta a mano da Nonna Enza e dal bavaglino in tono regalatole dalla Prozia Anna, si incammina in braccio a Mamma Valentina per le stradine del borgo mentre Papà Claudio carica il Book 51 sulla Focus e trova parcheggio davanti al tribunale. Alla fine della discesa Mamma Valentina ha la sensazione fortissima di essere uscita non tanto dal castello di Melfi quanto dall’Alcazaba di Almeria, sensazione che viene rafforzata da alcune piazzette che ricordano in modo impressionante il quartiere arabo della città spagnola. Ripassiamo davanti alla statua in bronzo che ci aveva accolto entrando nel borgo raffigurante alcuni bambini intenti a giocare a ruba-bandiera. Passiamo davanti alla casa natale di Francesco Saverio Nitti, garibaldino e mazziniano Presidente del Consiglio del Regno d’Italia, economista di fama internazionale e politico liberale, liberista e libertario di rara intelligenza.

Ci fermiamo poi in una bottega per acquistare alcune ceramiche e facciamo giusto in tempo ad ammirare lo splendido campanile della cattedrale prima di ripartire verso Mentana. Il vento si fa sempre più freddo e il cielo sempre più grigio, qualche gocciolina di pioggia ci convince decisamente a riprendere la via di casa, facciamo una rapidissima visita a Benevento senza trovare il modo di fermarci e ripartiamo speditamente. Arriviamo a Mentana prima delle otto di sera, giusto in tempo per la cena e per alcuni acquisti. 

domenica 17 settembre 2017

Cronachette di un viaggio in Italia * Mentana * Allerona * Orvieto * Mentana

17 settembre 2017

Mentana * Allerona * Orvieto * Mentana


Ci svegliamo intorno alle sette per la prima poppata di Giulia, il tempo non sembra pessimo per cui decidiamo di andare a fare una gita. Papà Claudio preferirebbe forse restare a pigrare tutto il giorno ma Mamma Valentina ha tutta l’intenzione di esplorare i dintorni, fare una passeggiatina e prendere un po’ d’aria fresca e pulita dopo le recenti piogge. Il sito del meteo prevede bel tempo ad Allerona, Orvieto e Siena, brutto tempo a Spoleto, Perugia e Sperlonga. Ci prepariamo piuttosto velocemente, carichiamo il Book 51 sulla Ford e partiamo diretti verso Orvieto e Allerona. Il cielo è semplicemente meraviglioso, di un plumbeo grigio azzurro molto simile al colore degli occhi di Giulia. Attraversiamo velocemente la Sabina romana e la Tuscia, la campagna dell’orvietano è caratterizzata dall’alternarsi di vigneti, oliveti, macchia boschiva, calanchi e borghi abbarbicati accanto a oppure sopra isole di terra. Mentre ascoltiamo la soave voce di Philippe Jarrousky e le melodiose note dell’Arpeggiata ci troviamo immersi in un temporale, immediatamente prima di arrivare all’uscita autostradale di Orvieto. Pensiamo sia il caso di tornare indietro ma il cielo verso Nord sembra limpido e proseguiamo. Giungiamo ad Allerona attraversando i vigneti di questa parte dell’Umbria, affatto diversi da quelli della confinante Toscana, in cui intere colline sono ordinatissimamente coltivate soltanto a uva, senza lasciare spazio a boschi o altre piante. Il confine tra coltivato e incolto, selvaggio, è molto più labile nell’orvietano. I cumulonembi creano spettacolari giochi di luci mostrando immagini nascoste nelle fantasie di chi sa ancora leggere forme e disegni tra le scenografiche formazioni di goccioline d’acqua. Ci addentriamo in un bosco alla ricerca di Villa Cahen che dista circa quattro chilometri dalla strada principale, già piuttosto dissestata per i naturali smottamenti del terreno argilloso, su percorso escursionistico. Ne percorriamo uno all’interno della Selva di Meana e torniamo indietro verso il borgo, inserito tra i Borghi più belli d’Italia. L’atmosfera è surreale, un silenzio d’altri tempi viene riempito soltanto dal vociare di bimbi e persone che parlottano e si salutano. Sembra di essere in una piccola parte del centro storico di Mentana, ristrutturata e con fiorellini a finestre e balconi, senza nient’altro intorno se non un panorama decisamente bello, tra calanchi, dolci colline, vigneti e uliveti da una parte e il pressoché incontaminato Parco di Monte Peglia e Selva di Meana dall’altra. Una piccola piazzetta ci porta verso la pieve di Santa Maria Assunta in Allerona, una chiesa con battistero, plebana appunto con una struttura medievale del XII secolo a navata unica. Troviamo molto bello un affresco nell’abside realizzato dal pittore senese Arturo Villigiardi in epoca recente, nel 1896, che ci sembra coniugare lo stile preraffaellita di Dante Gabriele Rossetti con ispirazioni giottesche. Usciamo e torniamo verso la Focus anche se ci fermiamo per un prosecco e un succo in quello che ci sembrerebbe l’unico bar di un paesino in cui salutarsi è consuetudine, cui ci adattiamo all’istante. Chiacchieriamo un po’, passeggiamo intorno alle mura, vorremmo andare al locale museo ma ci viene fame, è troppo presto per pranzare quindi decidiamo di dirigerci verso Orvieto, cittadina in cui ci sentiamo a nostro agio. Facciamo un giretto per il centro e finalmente proviamo una gelateria e un ristorantino che da tempo ci avevano ispirato. Durante la gravidanza non era possibile fermarci in luoghi di ristoro per cui abbiamo approfittato della bella giornata per concederci qualche momento di gustoso svago. Giulia si sveglia appena arriviamo al ristorante, con un tempismo perfetto per una poppata comodamente seduti. Mentre mangiamo conversiamo amabilmente con due donne torinesi, una madre e una figlia, che vengono dalla Campania dove hanno visitato la Costiera Amalfitana e Pompei. Conversiamo amabilmente spaziando su argomenti vari, dal turismo alla pedagogia, dalla religione ai danni causati dai Savoia durante il glorioso Risorgimento italiano. Papà Claudio va a riprendere la Ford, parcheggiata dall’altra parte di Orvieto, cambiamo il pannolino, e ripartiamo. Sull’autostrada di fermiamo un paio di volte per fare rifornimento, per cambio pannolini e poppate. Torniamo a Mentana verso le cinque del pomeriggio, una discussione tra Papà Claudio e Mamma Valentina conclude non amabilmente la gita. 

sabato 9 settembre 2017

Cronachette di un viaggio in Italia * Mentana * Orvieto * Arezzo * Mentana

9 settembre 2017

Mentana * Orvieto * Arezzo * Mentana

Ci svegliamo prima delle sei per la poppata mattutina di Giulia, ci alziamo, litighiamo, incartiamo e impacchettiamo confetti e ciammelle a cancellu per il personale dell’ospedale di Orvieto. Carichiamo il Peg Pérego Book 51 sulla Ford Focus e tutto il necessario per star fuori circa una giornata. Ultima poppata prima di partire e poi via verso l’ospedale Santa Maria della Stella di Ciconia, Orvieto. Il cielo è grigio azzurro, grossi nuvoloni minacciano di guastare la giornata. Prima di entrare in autostrada un aereo sembra salutarci con volteggi e avvitamenti acrobatici. Arriviamo giusto in tempo per l’appuntamento, nel reparto ci accolgono con allegria. Finita l’incombenza che ci conferma che il corpo di Mamma Valentina ha ripreso appieno le funzioni biologiche andiamo verso l’autostrada e arriviamo ad Arezzo prima della chiusura del ristorante con qualche sosta in piazzole e autogrill per le poppate di Giulia.
Papà Claudio si dirige velocemente verso il punto di ristoro, il duomo con gli affreschi di Piero della Francesca sarebbe aperto ma il suo stomaco suggerisce di proseguire senza indugiare oltre. Troviamo subito la strada dell’antica trattoria dove avevamo festeggiato il compleanno di Mamma Valentina con Nonni Lucilla e Pietro e gli amici più familiari, c’è da aspettare un po’ e abbiamo l’acquolina in bocca al ricordo di quanto avevamo mangiato tre anni prima. A parte il tartufo sui pici, niente per cui sarebbe valsa la pena percorrere tutti quei chilometri, tornando verso la Ford passiamo nuovamente davanti al duomo aperto ma per vedere gli affreschi, nonostante sia vuoto, è necessario attendere un’ora. Andiamo via sperando di mangiare un gelato ma non ci sembra una buona idea e partiamo di nuovo, non senza aver fatto un giro per vedere la facoltà di pedagogia, che non troviamo. Riprendiamo l’autostrada e impieghiamo parecchie ore per tornare tra soste allattamento e ricerca di qualcosa da mangiare per Mamma Valentina, notevolmente affamata, che nel frattempo decide di non iscriversi all’università senese con sede distaccata ad Arezzo. Sul percorso ci saluta una splendida poiana con un’apertura alare davvero impressionante.

Arrivando a Mentana troviamo le strade tutte chiuse per una festa con processione ma alla fine riusciamo ad arrivare.