giovedì 6 agosto 2015

Cronachette di un viaggio in Europa * Francia e Svizzera * Annemasse * Lago Lemàno (Lac Léman) * Thonon-les-Bains * Évian-les-Bains * Saint Gingolph * Montreux * Losanna * Vigneti UNESCO di Lavaux * Saint Prex * Nyon * Ginevra * Annemasse

6 agosto 2015

Annemasse * Lago Lemàno (Lac Léman) * Thonon-les-Bains * Évian-les-Bains * Saint Gingolph * Montreux * Losanna * Vigneti UNESCO di Lavaux * Saint Prex * Nyon * Ginevra * Annemasse

Ci svegliamo ad un orario decente ma, tra una cosa e l'altra, non usciamo prima della tarda mattinata.

Prendiamo la macchina dopo essere passati dalla reception, dove c'era aria di festa grande, per riattivare la chiave del parcheggio.

Andiamo dunque verso il lago Lemàno, area francese. Per la strada incontriamo alcuni ipermercati e ci fermiamo a comprare spugnette, piatti, bicchieri e posate di plastica.

Thonon-les-Bains è un posto molto carino ma non ci fermiamo perché non troviamo parcheggio, facciamo in tempo a notare che qui ci sono bacheche pubbliche nelle piazze principali dedicate alla pubblicità delle attività delle associazioni locali. Altri pianeti.
 
C'è un castello medievale, un borghetto grazioso dove si sta svolgendo il mercato settimanale.
  
Ad Évian-les-Bains rimaniamo incantati dalla bellezza delle strutture, palazzi quasi tutti in stile liberty e fin-de-siècle che emanano ricchezza e opulenza elegante, un centro culturale da far invidia al Teatro Ariston di Sanremo.
 
Non saranno però questi i motivi per cui ricorderemo la città che imbottiglia una delle acque più costose del Pianeta.

Parcheggiamo sul lungolago e non resistiamo alla tentazione di mangiare una crepe appena fatta in un chioschetto tra le aiuole perfette, il ragazzo, molto gentile, prende le ordinazioni e prepara le crepes con maestria, con il prosciutto cotto per Claudio e con la marmellata di fragole per Valentina.
 
Le mette sui piatti e ops quella con la marmellata cade su un vassoio sporco, poco male, siamo in Francia 'désolé', dice, e gentilmente la rimette sul piatto prendendola rigorosamente con le mani.
 
Claudio guarda Valentina con terrore immaginando una litigata franco-italiana da incidente diplomatico, lei con nonchalance chiede al ragazzo di rimetterla sulla piastra.

Lui non capisce e pensa di averla cotta poco.

Dopo qualche minuto le chiede se ora la cottura va bene e lei con una tranquillità che fa ricominciare a respirare normalmente Claudio risponde 'non era per la cottura, è per disinfettarla'.
 
Il francese si sente colpito nel suo orgoglio gallico ma non lo fa vedere se non con un 'oh' che esprime il disappunto di un transalpino che non è riuscito a soddisfare una cliente, e tanto meno ad ammaliarla col fascino un po' cupo di questa parte d'Europa.
 
Capiamo che il concetto di pulizia è molto diverso da una parte all'altra di queste frontiere che non ci sono più, all'apparenza.
 
Proseguiamo e ci fermiamo a Saint Gingolph, troviamo una comoda panchina dove apparecchiamo per mangiare qualcosa che avevamo preparato nell'appartamento.
 
Valentina studia diligentemente un po' di chitarra mentre persone lì intorno fanno il bagno o pescano.
 
Anatre, passerotti, cigni e gabbiani pasteggiano con i pezzi della costosissima e gommosa baguette svizzera pagata ben 3,70 CHF a fronte dei 0,85 €cent di quelle francesi, croccanti e soffici.
 
Due giapponesi, in questo settantesimo anniversario di Hiroshima e Nagasaki, si siedono accanto a noi e registrano Claudio che prova una canzone dei Led Zeppelin e una dei Pink Floyd mentre Valentina si è appisolata sotto il suo cappello verde.
 
Ripartiamo e scopriamo un parco giochi acquatico fantastico, è tardi, mancano meno di due ore alla chiusura e non avremmo neanche il tempo di esplorarne un quarto per cui decidiamo di tornarci, forse, un'altra volta.
 
Sosta a Montreux nei luoghi che hanno ispirato le note di uno tra i brani più famosi dei Deep Purple e della storia del rock.
 
Intoniamo Smoke on the Water proprio davanti al Casinò e dal lago un traghetto a vapore con la ruota sembra risponderci con un suono.

Foto alla statua di Freddy Mercury che è proprio davanti alla statua dinamica dedicata al fondatore del Festival di Montreux e ad una rotonda di legno dove bambini lasciati liberi da costrizioni sociali si divertono ridendo come soltanto i bambini sanno fare e lanciandosi in pericolosi tuffi, Santa Pupa non ha frontiere.

Acquistiamo ben 3 cioccolatini alla modica cifra di 4,70 CHF, chiediamo alla commessa come facciano le persone normali a vivere in Svizzera e scopriamo che è molto semplice, vivono in Francia.
 
Montreux e un po' tutte le città del Paese degli orologiai è piena di arabi e di arabe truccatissime ed equipaggiate di hijab, veli e altre prigioni portatili per donne.
 
Ripartiamo per arrivare a Losanna, più grande di quanto ci aspettassimo anche se molto poco accogliente.
 
Riusciamo a vedere una cattedrale dall'esterno, nella città vecchia.

Da lì arrivano note di organo e voci ma i cantori e i musici sono tappati dentro e così ce ne andiamo, impressionati soltanto dalla grandezza e varietà didattica della locale università.

Proseguiamo il nostro giro del lago Lemàno fino ai vigneti di Lavaux, molto suggestivi, a picco sull'acqua e disseminati di costruzioni basse in pietra.
 
Ci stupiamo parecchio nell'apprendere che sono stati dichiarati Patrimonio UNESCO, in confronto ad altri meno blasonati luoghi italiani sono 'carini' ma decisamente niente di più, non raggiungono neanche minimamente gli standard applicati in Italia per il medesimo riconoscimento internazionale.
 
Ci inoltriamo a piedi tra le stradine che portano in paese in mezzo alle vigne da cui emana un piacevole sentore di zolfo. I grappoli sono ancora acerbi, i chicchi piccoli e tondi.

Stanchi e affannati giungiamo in un baretto dove chiediamo un tè freddo e un bicchiere di vino locale, non male ma, nota Claudio, Giovannino 'lo sa fa' meju'.

In altre parole, il vino è buono anche se manca un po' di carattere e di corposità, forse anche per il poco sole, potrebbe essere più gradevole abbinato alla locale Gruyere.

Di certo 30 euro a bottiglia sono più che eccessivi soprattutto se comparato al vino delle Cinque Terre o ad altri vini italiani più conosciuti, molto più buoni e anche piuttosto più economici.
 
Torniamo verso la macchina e Valentina riesce finalmente a mettere i piedi nel lago, continuiamo la nostra esplorazione arrivando a Saint Prex, un borgo medievale scoperto da Claudio grazie alla sua capacità innata di scovare strade e luoghi.
Semplicemente bello.
 
Stradine e casette, spiagge piccole, pulite e ordinate da cui emana una sensazione di armonia.

Finalmente.

Ci ripromettiamo di tornare per un pic-nic.
 
Per arrivare a Nyon attraversiamo vigneti e qualche campo di girasoli sparsi qua e là, tanto per dare un po' di colore al verde imbiancato dallo zolfo da cui fanno capolino scuri grappoli ancora acerbi.
 
La cittadina è fiera del suo passato imperiale e su una collina campeggiano ben due colonne romane con architrave in marmo bianco illuminate a giorno, sicuramente è molto graziosa ma purtroppo non troviamo parcheggio e ci avviamo verso Annemmasse.  
 
Passiamo per Ginevra, illuminata da giostre e luminarie per la festa cittadina, unica occasione per sfoggiare l'opulenza e la ricchezza che si cela dietro ai grigi palazzi senza fronzoli, scatole imbruttite dalla ruvidità di banchieri senza scrupoli.
 
Non ci ispira molto.

Stanchi e contenti per una bella gita mangiamo un po' di pasta, una doccia e a letto.

mercoledì 5 agosto 2015

Cronachette di un viaggio in Europa * Francia * Annemasse

5 agosto2015


Annemasse


Dopo una notte quasi insonne per Valentina e di sonno profondo per Claudio usciamo dalla stanza verso le 11.
 
Alla reception una simpatica signorina bionda con splendidi occhi azzurri ci trae d'impaccio facendoci capire che parla inglese.
 
Le spieghiamo che vorremmo poter utilizzare un aspirapolvere e lei ci dice che sta aspettando le indicazioni per sapere se dobbiamo cambiare stanza.
 
Casa con i segni delle carte ad Annemasse
Parlare francese di prima, si fa per dire, mattina è complicato.
 
Usciamo per le vie di Annemasse alla ricerca di croissant francesi, la disinvoltura con cui una fornaia prende i cornetti a mani nude per poi smanettare alla cassa e quindi maneggiare vari bacilli ci fa desistere dall'acquisto e continuiamo a gironzolare.
 
Claudio individua subito un negozio di musica con varie chitarre e, girato l'angolo, un liutaio con scatole piene di violini.
 
Un'emozione lo pervade... più che semplici strumenti gli evocano luoghi magici in cui si compiono azioni fiabesche tra folletti, gnomi e creature dei boschi. In una città così piccola tanti violini tutti insieme sembrano atipici.
 
Continuiamo a girovagare nel centro cittadino, incrociamo una tavola calda che potrebbe essere una buona fonte di cibo, sembra abbastanza pulita anche se il più lindo pare il ristorantino giapponese.
 

Annemasse
Andiamo verso l'Ufficio del Turismo dove si scusano per non avere neanche un museo in città, ci toccherà percorrere qualche chilometro fino a Ginevra... a tal proposito ci forniscono  orari e costi dei biglietti del trasporto pubblico nella città svizzera, con tanto di piano orario dei bus urbani, poco importa se è in un altro Paese, potrebbe essere un'utile informazione per il turista.
Elementare Watson.
 
Usciamo dall'Ufficio costernati per la nostra incapacità di realizzare simili posti in Italia e sorridendo per le scuse per la mancanza di un museo anche perché ovviamente la cittadina è fornita di Centro culturale, Auditorium, Centri ricreativi, Maison delle Associazioni, c'è persino un Centro della cultura spagnola, oltre ad un Ufficio del Turismo che Roma Capitale può soltanto immaginare nelle più rosee speranze di sviluppo ragionato.
 
Andiamo a fare la spesa, compriamo baguette, vino, birra, formaggi e uova, invano cerchiamo spugnette di costo inferiore ai 7 euro, sghignazziamo commentando malignamente che da quelle parti forse sono considerate un prodotto di nicchia.
 
Lungo la via incontriamo un pastore tedesco che scorrazza libero e felice.
Non ripassiamo nella viuzza in cui i pali della luce sono impacchettati in copertine fatte a mano.



Torniamo verso l'appartamento, ci propongono di cambiare stanza ma è un posto caldo e rumoroso, tra l'altro la doccia è 'pulita' nella stesso modo.
Decidiamo di restare dove siamo e otteniamo che vi sia una pulizia della moquette nel pomeriggio.
 
Sistemiamo le valigie, mangiamo dopo quasi 24 ore di semi-digiuno e finalmente riusciamo a fare una doccia.
 
Trascorriamo il pomeriggio tra pigrizia, lezioni di chitarra e qualche esercizio di francese, ceniamo e andiamo a letto.  
 


martedì 4 agosto 2015

Cronachette di un viaggio in Europa * Italia, Svizzera, Francia * Passo del Sempione * Montreux * Annemasse

4 agosto 2015

Mentana * Passo del Sempione * Montreux  * Annemasse

Dovremmo partire alle 4:30 ma prima delle 5 non c'è verso di svegliarci, ieri è stata una giornata lunga e i festeggiamenti per i compleanni di Valentina e Luciano si sono prolungati fino a tardi.
 
Pronti per partire
Si stava così bene in giardino a mangiare, ridere, chiacchierare. I regali, poi, sono sempre graditi ma a volte possono sorprendere fino alle lacrime di gioia.
Tra Italia e Svizzera
 
È bello sentirsi amati e coccolati, tra persone che fanno di tutto per fare qualcosa di gentile e carino, qualcosa di bello, un continuo abbraccio di gesti, sguardi, parole dette e taciute perché tanto a volte non c'è neanche bisogno di esprimerle.
 
Una fanatica luna color arancio ha anche fatto capolino tra i Lucretili di un bel blu quasi solsasse.
 
Il confine italiano
Sul tavolo candele e candeline, piatti e bicchieri pieni di genuine prelibatezze.
 
Andiamo a dormire non senza aver prima steso i panni in piena notte e aver finito di preparare quasi tutto.
Il confine svizzero
 
Ovviamente tre o quattro ore di sonno non possono essere sufficienti per affrontare il viaggio per cui, tra una cosa e l'altra, alle 7.30 ci troviamo a casa di Mamma Lucilla e Papà Pietro a fare colazione, portare piantine e ringraziare per la bella serata.
 
Tra Italia e Svizzera
Un abbraccio, bacetti, crostata, limonata, qualche presa in giro per il bagagliaio in stile 'ma era tutto assolutamente necessario' e via! partenza.
 
Non incontriamo troppo traffico sull'autostrada, tranne qualche fila incolonnata di camion e proseguiamo quasi senza soste, se non per una breve pausa fisiologica in autogrill, fino a Saronno.
 
Passo del Sempione
Il confine tra Emilia Romagna e Lombardia è evidenziato da un uniforme grigiore che si avvicenda ad un celeste pallido. Sulla strada vola su di noi una cicogna, bellissima, con le sue lunghe ali e l'eleganza longilinea. L'albergo è una specie di motel squallido e mal frequentato per cui rimontiamo di corsa in macchina, appena fuori da quell'alberghetto a ore ci chiediamo cosa fare.
 
Riusciamo, con il provvidenziale supporto telefonico di Mamma Lucilla e al Servizio prenotazioni di Booking.com a risolvere la questione del dove trascorrere la notte e, con i corpi già indolenziti e stanchi, riprendiamo l'autostrada verso Annemasse.
Tra Italia e Svizzera
 
Ci lasciamo alle spalle brutture, squallori e grigiori per arrivare, non senza aver fatto una piccola sosta benzina e vignette a Domodossola dove finalmente capiamo a cosa si rifersca la 'D' nella sillabazione italiana, alle Alpi Occidentali che si schiudono in fiabeschi paesaggi di maestosa bellezza.
 
Scure rocce frastagliate scolpite da Madre Natura racchiudono la forza del vento, la
Passo del Sempione
leggerezza dell'aria e la durezza dell'ardesia, l'eleganza degli alberi che si innalzano fieri mentre cascate e cascatelle si incuneano in forre e crepacci molto suggestivi. Il sole accarezza coni suoi caldi raggi le nuvolette che sembrano emanare dalla pietra stessa danzando l'eterna meraviglia del movimento perpetuo.
 
Qualche casetta sparsa qui e là, come giochi di bambini in una cameretta disordinata, svela graziosi paesini che si inseriscono briosamente nell'ameno paesaggio.
 
Tra Italia e Svizzera
Le risate sincere e un po' canzonatorie di un gruppetto di avventori della locale osteria e di un trio di ragazze ci fa capire che la confusione dei navigatori satellitari da queste parti è piuttosto normale e i paesani sembrano divertirsi molto al terzo o quarto passaggio della stessa macchina in cui i viaggiatori si chiedono perplessi dove possa mai essere il traghetto tra quelle montagne che sembrano abitare il cielo.
Tra Italia e Svizzera
 
Attraversiamo la frontiera che c'è ma non si vede, chiediamo spiegazioni sulla strada ai doganieri che ci svelano l'arcono del traghetto, a volte è attivo un treno merci che 'traghetta' le auto attraverso la Svizzera. Svalichiamo il Sempione.
 
Tra Italia e Svizzera
Siamo oltre i 2000 metri e le montagne intorno a noi sono immense, giganti con cui si può instaurare un dialogo ma che è meglio non sfidare troppo. E se cominciassimo ad allenarci per riuscire a scalarle queste montagne? Si vedrà, per il momento pensiamo ad arrivare.
Tra Italia e Svizzera
 
I 41 anni di Valentina sono per ora caratterizzati da grandi 'scoperte', ieri i Led Zeppelin oggi le Alpi Occidentali e il Cervino.
 
Non riusciamo ad individuare il Monte Rosa.
 
Tra Italia e Svizzera
La Svizzera è molto graziosa, nel giro di pochi chilometri, o quasi, si passa da paesaggi d'alpeggio con le casette in legno, le tipiche scritte gotiche e le bandierine applicate direttamente sulla facciata, quelle che si vedono nei film insomma, a vallate austere e collinose in cui tutto semba avere una sua esatta collocazione in un ordine che può essere mutato soltanto razionalmente, ad allegri vigneti collinari nella parte francofona dove colorati cartelloni turistici contrastano con la sobrietà delle insegne di attività commerciali, artigiane e produttive.
Tra Italia e Svizzera
 
Ci chiediamo per quale motivo non abbiamo mai sentito parlare del vino svizzero, ci viene spontaneo pensare che, visto che 3 chili di albicocche nei chioschetti, molto ordinati carini con le tendine bianche e rosse, dei coltivatori diretti costano, in offerta, 20 CHF (quindi quasi 20 euro) forse potrebbe non essere idoneo al mercato italiano.
Tra Italia e Svizzera
 
Accendiamo la radio, le canzoni sono quasi tutte in francese, anche nelle radio multinazionali, pensiamo in coro che noi italiani, con la nostra esterofilia, complesso di superiorità che si esprime in una delle più evidenti forme di complesso di inferiorità, siamo proprio tonti, un po' d'amor proprio e patrio ci farebbe bene.
Tra Italia e Svizzera

La lingua francese è sempre più familiare, riconoscibile, ma c'è tanto da studiare.
Brig
 
Alterniamo la radio ai CD del corso di francese, alla musica rock e progressive.
 
Appena avvistiamo le indicazioni stradali per Montreux accendiamo a tutto volume Smoke on The Water dei Deep Purple, aspettavamo da giorni di poter cantare questo pezzo di storia del rock a squarciagola proprio nel luogo in cui è stata creata per una casualità dopo l'incendio causato da un fan di Frank Zappa.
Stiamo arrivando a Montreux....
 
Il lago è grande, frastagliato e alcuni scorci sono fantastici con vigneti a picco sull'acqua, le Alpi a proteggerlo e le casette ordinatissime disseminate nel verde delle colline. Il cielo è quasi viola, non viola profondo ma rosa, grigio plumbeo, violaceo, blu polveroso, gli ultimi raggi della giornata si infiltrano nell'aria fino a raggiungere la superficie dell'acqua. Sconfiniamo di nuovo e arriviamo finalmente ad Annemasse.
...il disco è pronto...
 
Il posto è OK, niente di che ma va bene come base per visistare i dintorni, personale cordiale e gentile, un paio di cambi di stanza per problemini di pulizia, per fortuna abbiamo con noi lo spray detergente, lenzuola e cuscini, risolveremo in qualche modo dopo una bella dormita.
...cantiamo: Smoke on the water...
 
Usciamo ad esplorare il paesino, carino, pieno di localini con prezzi alti per le nostre tasche ma individuiamo comunque un paio di posticini.
 
...and fire in the sky!
I binari ferroviari sono proprio attaccati alla struttura ma il rumore dei treni è minore di quello delle macchine in una qualunque strada urbana.
 
Crolliamo in un sonno profondo senza neanche cenare, Valentina si sveglia più volte sperando in cuor suo che i francesi capiranno prima o poi l'utilità del bidet.

sabato 30 maggio 2015

Cronachette di un viaggio in Italia § Gita a Urbino, Rimini, Senigallia, Recanati

Sabato 30 maggio 2015

Urbino § Rimini § Senigallia § Recanati


Dopo una notte pressoché insonne a girarci nel letto senza trovare la necessaria pace per dormire un sonno ristoratore, ci alziamo prima delle 5, stendiamo i panni, prepariamo la borsa, prendiamo un caffè e ci mettiamo in macchina, destinazione: lo studiolo del Duca di Urbino completo di tutti i dipinti degli uomini illustri, per la prima volta dopo che parte di essi è stata trasferita al Louvre. La città universitaria marchigiana ci stupisce con la sua semplice grandiosità, sembra di essere all'estero, sia per la pulizia e manutenzione delle strade, sia per l'architettura a mattoncini chiari. Facciamo colazione in un bar dove, durante la notte, avevano girato un episodio di una fiction tedesca, entriamo per un rapido giro nella cattedrale. Appena mettiamo piede nel Palazzo Ducale ci accorgiamo che la cultura in quel luogo non è stata soltanto un'affermazione del potere temporale di qualche nobile ma un interesse effettivo, reale. Gli ideali dell'umanesimo si concretano in una forma tangibile, piccoli particolari fanno immediatamente intuire che vi è stato un momento in cui il buongoverno, nei limiti del possibile, era un valore morale, intellettuale e formale. Le costruzioni non troppo alte, ben solide, con porticati e ampie piazze a misura d'uomo, i colori tenui, la sobria sfarzosità che si manifesta in delicati e preziosissimi intarsi lignei più che in monumentali costrutti pieni di statue, ori, marmi e stucchi fanno intuire una certa delicatezza d'animo e di spirito. L'atmosfera nel Museo è rilassata così come in tutta la cittadina, addormentata dopo una probabile notte di bagordi studenteschi prima di un lungo ponte. Il percorso espositivo è molto interessante, sia perché la figura del Duca di Urbino è oggettivamente molto particolare nella storia del tempo sia perché le opere esposte sono di pregio e con quadri di artisti non facilmente ammirabili fuori dal territorio marchigiano. L'ampia selezione di dipinti del padre di Raffaello Sanzio ci introduce alla effettiva vitalità della corte urbinate. In un'annunciazione ravvisiamo infatti dei tratti molto simili a quella osservata agli Uffizi e dipinta da Leonardo. Chiediamo all'addetta alla sala che ci spiega che effettivamente il genio di Vinci aveva lungamente soggiornato presso il ducato e che quindi possibili influssi avrebbero potuto essere ravvisabili. Immaginiamo una corte in un paese piuttosto isolato ancor oggi in cui il popolo viveva decentemente per gli standard del periodo e in cui il sovrano si occupava del benessere del ducato e di circondarsi di uomini illustri per poter apprendere e capire, anche i principi del buongoverno, che gli erano stati insegnati nella corte mantovana dei Gonzaga. Arriviamo nello studiolo, oggettivamente emozionante, piccolo e perfetto, e proseguiamo il percorso espositivo fino a raggiungere lei, la 'Muta' di Raffaello Sanzio restaurata da pochissimo. La donna e il quadro che hanno aperto al pittore marchigiano le porte del Vaticano di Giulio II, permettendo a noi posteri di ammirare i capolavori assoluti che si celano nelle stanze vaticane e nelle chiese romane. Lo sguardo assorto, la perfezione dell'incarnato, la meraviglia del vestito e dei lineamenti, la sensualità dirompente e pudica, gli occhi di una donna destinata alla propria sorte che accetta con un tratto di triste ribellione la sua condizione di donna, migliore di quella della maggioranza delle donne dell'epoca ma non paragonabile a quella della duchessa di Urbino, considerata dal marito a tutti gli effetti una sua pari, non facile combinazione in quei secoli e forse nemmeno oggi. Andiamo via da Urbino con una sensazione di pacato benessere e ci avviamo verso le terme tra tornanti e strade piene di curve. Ci fermiamo per un momento nella casa bottega, anch'essa umanista di un umanesimo contemporaneo, di Piero Guidi, ammiriamo le opere d'arte, le bellissime e, per il nostro budget, inaccessibili borse, scarpe, capi di abbigliamento dello stilista marchigiano e mentre stiamo andando via lo incontriamo intento in una sua passeggiatina. Nel paese delle terme ci dicono che forse le terme sono chiuse e decidiamo di dirigerci verso la costa, verso strade più dritte e meno tortuose. Il paesaggio è decisamente meraviglioso, colline e montagnole di un intensissimo verde scuro fanno intravedere il mare blu e si scorge all'orizzonte il picco su cui è arroccato uno degli Stati più piccoli del mondo, San Marino. Il mare vuol dire Rimini, Riccione, Cattolica, optiamo per Rimini, che ha un centro storico interessante e la cui memoria è indissolubilmente collegata, nel nostro immaginario, ad un altro Federico, non Duca d'Urbino, bensì Maestro indiscusso dell'arte cinematografica, Federico Fellini. Entriamo in città dalla porta principale, un arco romano di dimensioni notevoli con una targa che commemora i martiri della Resistenza contro il fascismo, passando dal villaggio Primo Maggio, cosa che ci fa sorridere e ci palesa l'orientamento politico della patria di Mussolini. Il corso è ampio e frequentato ma non eccessivamente a quell'ora. Giungiamo nella piazza del municipio dove c'è il mercato, con la guida telefonica di Mamma Lucilla, mangiamo una piadina e ci rendiamo conto che nonostante la targa e il nome del villaggio i prezzi riminesi non sono affatto popolari. Chiediamo ad una donna dove sia l'albergo e il villaggio Fellini, lei ci risponde candidamente che dovremmo cercare a Riccione, perché a Rimini a lei non risulta niente di questo Fellini. Ci viene il dubbio che ci abbia indirizzato verso un villaggio turistico o una discoteca e chiediamo ad un vigile, che ci indica il lungomare. Riprendiamo la macchina e ci troviamo in pochi minuti su un viale che costeggia una spiaggia enorme zeppa di ombrelloni e lettini. Immaginiamo cosa possa essere in agosto, pensiamo alla quantità di gambe, ormoni e persone che abitano quelle spiagge e i tantissimi alberghi che si snodano sul litorale e finalmente raggiungiamo l'albergo felliniano che ci delude, era meglio, ma molto meglio, nel film. Riprendiamo la macchina e proseguiamo sulla litoranea tornando verso le Marche. Approdiamo a Senigallia, che oggettivamente ci piace moltissimo. L'atmosfera è molto umanistica, a misura di persona, la gente allegra e cortese, si respira una certa serenità e le case sono molto carine, basse, in colori chiari. Esploriamo la rocca e ci troviamo in un bellissimo festival dello street food, del cibo 'a portar via' e ci deliziamo con una squisita porchetta di tonno, delle olive ascolane degne di questo nome e con un piatto di bruschette al tartufo. Andiamo via con la voglia di tornare in questo luogo del ben vivere e tornando verso casa arriviamo a Recanati, la patria di Leopardi nei luoghi dell'Infinito e del Sabato del villaggio. Il posto ci affascina e decidiamo di tornare nelle Marche per scoprirne i tesori in un altro momento. Nella via verso Mentana incontriamo il Gran Sasso illuminato dalla luna. L'emozione è talmente forte da farci dimenticare i pessimi umori che hanno caratterizzato questa gita e da farci comprendere la passione per le montagne.

sabato 16 maggio 2015

Cronachette di un Viaggio in Italia § Gita alle Grotte di Frasassi


16 maggio 2015

Gita alle Grotte di Frasassi

Ci svegliamo presto e cominciamo a pensare a dove andare, la giornata sembra uggiosa ma decidiamo comunque di uscire. Nuvole scure sembrano voler minacciare il fine settimana e noi ci mettiamo in macchina per esorcizzare il maltempo.
 
Dopo una breve consultazione Claudio propone di andare a Frasassi, ci vestiamo adeguatamente e prepariamo un borsone con cinque paia di scarpe, asciugamani, accappatoi, costumi, pigiami, maglioni, felpe, giacchetti impermeabili, calzini e quant'altro possa servire per una settimana in montagna, poi, hai visto mai decidessimo di fermarci da qualche parte, e, sai com'è, magari incontriamo delle terme lungo il percorso, comunque nelle grotte è bene andare con le scarpe da trekking, altrimenti c'è il rischio di scivolare e poi magari ci potrebbe sempre cadere inavvertitamente una stalattite sul piede. Senza pensare che in effetti se cadesse una stalattite forse non la racconteremmo.
 
Pronti? Si parte!
 
Prima iniziale discussione tra Claudio e il navigatore satellitare per poi fare pace e ristabilire una certa armonia in macchina, armonia che è destinata a durare poco in questa giornata dedicata all'esplorazione speleologica, insomma ad un giretto turistico tra formazioni calcaree millenarie.
 
Prima di arrivare alle Grotte, sulla strada, ci premuriamo di mangiare un panino, in un posto in cui sembra che i panini siano particolarmente buoni. Effettivamente è così, un po' cari, forse però la qualità del companatico è ottima. Proseguiamo rimpinzati di salumi e formaggi verso le Grotte di Frasassi.
 
Intorno a noi si schiude un'ambientazione fantasy delle più fantasiose. Ci aspetteremmo di vedere elfi, gnomi e fatine intorno a qualunque albero, creature fantastiche e magiche in foreste misteriose e profonde. Le selvagge montagne striate violentemente da scure rocce sono ricche di alberi in pieno vigore, puntute e morbide, perfette per racchiudere un favoloso universo. Nel piazzale antistante la biglietteria per le grotte veniamo immediatamente assaliti da una pacifica folla di segnalatori di luoghi dove mangiare squisiti piatti.
 
Purtroppo c'eravamo già organizzati, sarà per la prossima volta. Premurosi, ci spiegano quali scarpe indossare, Valentina opta per quelle che aveva deciso di indossare, da trekking estivo e aperte, destando il disappunto di una delle segnalatrici di luoghi di ristoro, evidentemente non è quello che lei ritiene essere il giusto abbigliamento. Il concetto di libertà di scelta qui è evidentemente molto soggettivo: puoi liberamente fare ciò che gli altri ti suggeriscono gentilmente di fare.
 
In biglietteria ci dicono che dovremo aspettare un'oretta, per cui andiamo a fare un giretto nella vicina San Vittore, un minuscolo paese in pietra con fiume, ponticello da cui si possono osservare carpe e altri pesci che sguazzano felicemente nella riserva naturale.
 
Ci sarebbe da vedere una chiesetta ma è chiusa per l'ora di pranzo. Valentina non resiste alla voglia di addentrarsi nel bosco e un senso di pace e unione con la natura la pervade. Claudio è troppo impegnato a litigare col navigatore satellitare per poter apprezzare la perfetta melodia maggenga delle goccioline di acqua piovana che si fanno strada tra le foglie in piena rinascita e il cinguettio degli uccellini che pervade lo spazio uditivo, tra profumi di terra bagnata, boccioli, fiori e germogli.
 
Torniamo, facciamo un giretto tra le bancarelle, acquistiamo alcune pietre e fossili in un chiosco con meravigliosi cristalli, fossili e geodi. Valentina ha un po' di claustrofobia e si è premunita di cristalli per modificare l'eventuale energia negativa.
 
Prendiamo una navetta che ci porta all'ingresso delle Grotte, la Guida è lì e capisce in brevissimo tempo il disagio di Valentina e la tiene vicina a sé così da evitare eventuali disagi, ci chiarisce che non è possibile fare foto all'interno delle grotte.
 
Dopo le prime spiegazioni di rito entriamo nell'Abisso Ancona, così chiamato in onore dei fortunatissimi giovani escursionisti che le scoprirono nel 1971, una sala enorme che potrebbe contenere facilmente il Duomo di Milano e che a noi sembra una stanzetta. Nelle grotte, ci spiega, il senso della dimensione è completamente alterato, è altamente improbabile che si possa soffrire di vertigini ed è molto difficile capire la grandezza o la distanza. Alcune stalattiti e relative stalagmiti a terra ci sembrano non più alte di quattro o cinque metri e sono invece alte oltre diciotto e anche venti metri.
 
Due in particolare ci danno il senso della nostra totale mancanza di senso di orientamento dimensionale nella grotta, in cui non filtra luce naturale, la cosiddetta 'Madonnina', una stalagmite alta oltre due metri e che sembra non più alta di cinquanta centimetri, e la 'Spada di Damocle' una bianchissima stalattite di oltre sette metri che ci appare come un leggerissimo drappo grigiastro di stoffa non più grande di un canovaccio o di un pareo appeso al soffitto.
 
Proseguiamo nel percorso esplorando laghi purissimi di oltre venti metri che ci sembrano pozzanghere di un meraviglioso color azzurro luminescente e purissimo e foreste di calcare, sonorità armoniche si sviluppano nella grotta al solo sfiorare alcuni punti nella 'Sala dell'Organo' da parte della Guida. Concrezioni si sviluppano in giardini, creando fiori, candele, sculture, foreste di animali e architetture fantastiche.
 
Arriviamo alla fine delle sale con gli occhi pieni di meraviglia, emozioni umidicce e torniamo indietro.
 
Ripercorrendo la strada, ovviamente su pedane non particolarmente scivolose e con corrimano in acciaio, cominciamo ad abituare gli occhi e riconosciamo alcune stalattiti, stalagmiti, le 'fette di pancetta' o 'di lardo', stalattiti sottilissime che si sviluppano accanto alla roccia, i 'bucatini', stalattiti nate da poco, di appena quaranta o cinquant'anni, le concrezioni eccentriche che sfidano la forza di gravità, i fiori di cristalli che galleggiano sull'acqua, l''Orsa'. I 'Giganti' ci sembrano davvero grandi, avremmo voglia di esplorare un po' di più, salutiamo la nostra bravissima Guida e usciamo all'aria aperta.
 
Valentina si lancia verso il cielo aperto, scatenando l'ilare e sorridente reazione del gruppo.
 
La pioggerellina ci accompagna in questa gita, sul percorso di ritorno facciamo una breve sosta a Fabriano e andiamo via senza neanche un foglietto di carta, ci dirigiamo verso Perugia, dove incontriamo una coppia di ragazzi che ci forniscono alcune indicazioni su dove e quando acquistare i tartufi, andiamo verso il centro e compriamo un po' di salse tartufate che vengono proprio dal paesino che ci avevano indicato.
 
Torniamo verso casa la sera, stanchi e nervosi ma con la meraviglia negli occhi di luoghi incantati e posti fiabeschi.

domenica 5 aprile 2015

Pasqua a Tuscania e Lago di Vico


Domenica 5 aprile

Gita a Tuscania e Lago di Vico

La domenica di Pasqua si fanno migliaia di programmi su cosa fare, dove andare, se andare o restare e noi avevamo deciso di fare le tradizionali pulizie pasquali. Quando ci svegliamo il cielo è grigio, la pioggia sottile sferza l'aria fredda in un clima decisamente poco favorevole al buon umore.

Di stendere lavatrici non se parla, tenere le finestre aperte neanche, sarebbe forse il caso di rimanere a letto a dormicchiare, leggere e pigrare, ma la forza primaverile della natura è troppo invitante e decidiamo di sfidare il maltempo e uscire per una gita, programmata e rimandata da tempo.

Saliamo in macchina verso le dieci convinti di tornare a casa per pranzo, i riscaldamenti accesi nell'abitacolo picchiettato dalla pioggerellina d'aprile, le nuvole nere rincorrono i grigi cumuli adagiandosi su una buriana che smuove il cielo in tutte le direzioni.

I germogli si fanno prepotentemente strada pensando forse di aver sbagliato stagione, il verde chiarissimo si alterna al rosso carminio e al rosa pallido dei peschi, strisce colorate trasformano placide colline in vivacissimi quadri in movimento, tra onde erbose e morbide rotondità sabine. In poco meno di un'ora arriviamo a Viterbo, passiamo davanti alle Terme dei Papi e ci fermiamo a prendere due fangonette, ripartiamo subito con una piccola sosta nelle pozze gratuite davanti alla caserma, le cui vasche naturali fa pensare ad una Pamukkale in miniatura.

Appena fuori dalla città ci immergiamo in un paesaggio bucolico con alcune casette basse, aziende agricole e fattorie dal sapore antico su un ritmo ondoso di terra e orti, ancora qualche chilometro e ci troviamo immersi nella zona dei noccioleti con i Cimini resi blu e blu solsasse da questa grigia giornata a fare da cornice al verde chiarissimo degli alberi preferiti dagli scoiattoli.

In men che non si dica siamo a Tuscania, troviamo subito parcheggio davanti a Santa Maria Maggiore, una splendida chiesa del VII secolo, ampliata nei secoli successivi con struttura medievale nella pietra scura tipica della zona con bianchissimo rosone marmoreo e un interno che emoziona per la sua semplice meraviglia. La cosa che ci incuriosisce maggiormente è la costruzione dell'ingresso della chiesa di fronte ad una torre, ad una distanza molto inusuale, soprattutto visto e considerato che non vi sono altri edifici nelle aree circostanti.

All'interno un volontario cui chiediamo informazioni ci spiega che la chiesa venne edificata su un pre-esistente mitreo che era stato costruito su un antico tempio etrusco. Il fonte battesimale che si trova a circa metà della navata destra indica che la chiesa in origine era con impianto ad unica navata e non a tre navate e che l'ingresso doveva essere circa a metà dell'attuale lunghezza della croce latina su cui è impostata la pianta.

Non era infatti permesso l'ingresso nel luogo sacro a chi non fosse stato battezzato e il fonte, della stessa epoca della torre, era solitamente posizionato all'esterno. La nostra 'guida' ci racconta anche che, dopo il terremoto del 1971 che ha semi-distrutto l'edificio e ha irrimediabilmente rovinato gli affreschi, è stata scoperta la parte sottostante il piano attuale, dove c'era un tempio e un fonte a 12 lati con acqua calda termale proveniente da una falda che tuttora passa sotto il pavimento.

Questo fonte è probabilmente da considerare come un fonte per la fertilità, in quanto al centro era posizionato un fallo marmoreo, una semicolonna in marmo, che è stato spostato durante i secoli accanto all'altare immediatamente sotto ad un affresco che raffigura una testa di drago o una fiera, probabilmente posta a simbolizzare le fiamme della dannazione eterna, che inghiotte gli esseri umani. Ironia della sorte o dialogo mai interrotto tra sacro e profano non è dato sapere.

L'interno di Santa Maria Maggiore di Tuscania è ricchissimo di riferimenti longobardi, con capitelli di evidente origine nordica e i simboli celtici che si ritrovano anche nelle chiese abruzzesi ed in particolare in Santa Maria in Pulcraneta a Rosciolo dei Marsi e nella Chiesa di San Pietro immediatamente sopra l'area archeologica di Alba Fucens, ma anche in Toscana ed in particolare in Val d'Orcia.


Il pulpito affrescato è emozionante nella sua semplicità arrivata sino a noi durante i millenni.


Nella navata sinistra si possono ammirare dei frammenti considerevoli di affreschi che presentano dei colori davvero impressionanti, in abbinamenti che sembrano ripresi in pieno dalla cultura etrusca e che ricordano fortemente quelli della tradizione romana, in abbinamenti che uniscono il blu cobalto al rosso pompeiano.

Nella chiesa incontriamo dei turisti padovani che si mettono a discutere della Cappella degli Scrovegni e iniziano una disquisizione su Giotto e la scuola giottesca mentre la guida si slancia in spiegazioni sui significati misterici del luogo sacro dove si evidenziano i solstizi d'inverno e d'estate in meravigliosi giochi di luce naturale nell'incontro con le architetture costruite dall'uomo.

Usciamo intirizziti dal freddo e divertiti, ci viene forse voglia di vedere la Cappella degli Scrovegni, un altro giorno, un'altra volta, chissà.

In macchina ci dirigiamo verso la vicinissima Chiesa di San Pietro, sul breve tratto di strada incontriamo un gruppo intirizzito di turisti che cerca come può di difendersi da freddo, pioggia e vento con il risultato un po' comico di una mandria di meduse colorate che camminano su gambe umane.

Paghiamo il parcheggio nel chioschetto davanti alla chiesa, dove un ragazzo ha ripreso l'antica arte delle ceramiche etrusche e crea ninnoli a mano.

Dall'esterno Claudio si accorge che c'è “la mano dei Cosmati”, evidente ad un primo sguardo al bianco rosone intarsiato da colorate tessere musive. Appena entriamo ci accoglie una chiesa davvero emozionante, semplice, a tre navate, a croce latina e con un pavimento creato, come leggiamo nella scheda informativa, da maestranze lombarde dei Cosmati.

Il contrasto tra la semplicità della chiesa e la ricchezza del mosaico ne rende ancor più forte l'impatto visivo, con un risultato sorprendente. Ad osservare in un'immobile serenità questa meraviglia delle statue che sembrano etrusche adagiate su quelle che hanno tutto l'aspetto di essere delle tombe romane.

Non indaghiamo perché entriamo nella cripta sottostante l'altare maggiore, forse il primo luogo di culto su cui si è ampliata la chiesa, anche su questo non chiediamo informazioni perché l'emozione e l'estasi mistica è talmente potente da farci scordare per un momento la curiosità artistica.

Ci abbracciamo in quel luogo così simile nelle dimensioni alla Cripta di Anagni e così diverso nella sua realizzazione, luminoso e pieno di colonne, senza una struttura tanto netta. Usciamo da lì con la mente e il cuore appagati da una sensazione di pace e infreddoliti come pulcini.

Appena in macchina accendiamo i riscaldamenti e ci dirigiamo verso casa. È Pasqua, è mezzogiorno passato e la voglia di mangiare qualcosa si fa sentire in modo prepotente. Pensiamo di provare a Sutri, ma a Valentina viene in mente che non ha mai visto il Lago di Vico e Claudio gira lo sterzo nonostante le lamentele del TomTom che ci indicava la strada per Sutri.


Ci viene voglia di fermarci in un locale con affaccio sul lago, che, per quello che riusciamo a vedere, è davvero meraviglioso.

Abbiamo fortuna, ci fermiamo al Rivafiorita, c'è posto e la cucina non è niente male. Non è molto economico e nella veranda dove siamo noi non ci sono i riscaldamenti, evidentemente è un posto pensato per i climi caldi. Mangiamo ravioli ripieni di ricotta, noci e nocciole dei Cimini con una crema di tartufi, salsicce alla griglia con patate al forno a legna e ratatuille cotta nel forno a legna, carciofi fritti buoni ma che non hanno niente a che vedere con quelli di Nonna Augusta, una pizzottella che ci viene offerta e un paio di caraffe di tè caldo che scatenano la curiosità dei ristoratori.

Usciamo e con noi esce anche una coppia di impavidi ciclisti. Torniamo a casa con la voglia di rivedere il Lago di Vico magari in un giorno d'estate o almeno con clima primaverile più che col clima irlandese che ha caratterizzato questa Pasqua 2015.