venerdì 25 dicembre 2015

Cronachette di un viaggio in Italia. Massanzago * Valdobbiadene * Auronzo di Cadore * Lago di Misurina * San Candido * Innsbruck * Stubaital * Shoenberg * Massanzago

25 dicembre 2015

Massanzago * Valdobbiadene * Auronzo di Cadore * Lago di Misurina * San Candido * Innsbruck * Stubaital * Shoenberg * Massanzago


Dolomiti
Ci svegliamo tardissimo, la voglia di pigrare nella mattina di Natale cullati dalla nebbiolina è forte ma la voglia di esplorare nuovi territori prevale. 
Valentina sistema i panni mentre Claudio indugia sotto le coperte, prepariamo cibi e vestiti adatti al freddo, carichiamo i doposci in macchina, auguriamo buon Natale a genitori e nonni e poi via verso le montagne. 
La nebbiolina si dirada fino a farci vedere una befana con lunghi capelli fucsia incollata su un lampione, ironia locale. Raggiungiamo Valdobbiadene in pieno sole, aperitivo d'auguri al Caffè Roma, il giro per cantine è rimandato a giornate meno festive. 
Dolomiti

Ci dirigiamo verso le Dolomiti appena spolverate di neve con le piste da sci imbiancate artificialmente. La meraviglia rocciosa delle Alpi patrimonio UNESCO ci lascia senza fiato. Ci fermiamo tra bianche nubi di alberi, cespugli e torrenti ghiacciati nella strada che collega Auronzo di Cadore e il Lago di Misurina per raccogliere un po' di legna nel bosco, il freddo umido della Pianura Padana non è il nostro clima preferito e non abbiamo intenzione alcuna di congelare durante la notte per cui ci organizziamo. 


La raccolta della legna è forse il momento più divertente di tutta la giornata, saltelliamo sul manto muschioso e ci sentiamo parte di quel mondo incantato di boschi e montagne, per qualche istante un senso di libertà e di fanciullesca avventura ci pervade, ridiamo come bambini. Risaliamo in macchina con gli occhi felici e la voglia di giocare. Cominciamo a prendere dimestichezza con le montagne anche se non ci è molto comprensibile il criterio che ha ispirato l'edificazione di alcuni paesini in zone in cui il sole non raggiunge mai le finestre delle case. Ipotizziamo che siano luoghi abitati da strani esseri con le medesime abitudini di funghi e simili. Ridiamo per scacciar via questa idea balzana e proseguiamo il nostro viaggio tra cime non innevate, boschi e glaciali nuvole bianche. 


A Misurina non riusciamo a capire quali siano le Tre cime di Lavaredo, a noi sembrano tutte cime rocciose molto belle, ci incamminiamo timidamente verso il negozio di souvenir che al nostro arrivo comincia a far suonare nell'aria silenziosissima un'assordante musica tirolese. Il lago è ghiacciato ma alcune crepe sulla superficie ci fanno desistere dal cedere alla inevitabile tentazione di camminare sull'acqua allo stato solido, poco più in là paperelle nuotano paciose aspettando i tozzetti di pane che un bambino lancia dalla sponda. In un negozietto acquistiamo gli slip per Claudio che avevamo scordato di mettere in valigia e poi ripartiamo verso San Candido, paesino molto pittoresco e gelido, che visitiamo brevemente per poi ripartire verso l'Austria, l'idea è di andare verso Lienz ma Innsbruck non è poi così lontana ed è ancora giorno. Mentre arriviamo la luna piena sorge tra le Alpi al confine ormai inesistente tra Austria e Italia, uno spettacolo di straordinaria bellezza. Il capoluogo del Tirolo settentrionale è molto carino con i palazzi affrescati sulle piazzette, giostre a misura umana, enorme pupazzotti lignei pronti a muoversi al segnale di un qualche invisibile direttore d'orchestra. 


Ci sentiamo personaggi in un enorme presepe, abitanti di una fiaba fantastica. Nel mercatino di Natale Claudio beve birra e mangia wurstel arrostiti mentre Valentina sorbisce una bevanda calda per bambini. 


Ci spostiamo poi verso un baretto molto carino, dove Valentina mangia di gusto una zuppa di pomodoro e Claudio si avventa su una tazza fumante di cioccolata calda con panna densa e corposa. 


Torniamo verso l'Italia dopo esserci rifocillati e facciamo una piccola deviazione verso Stubaital e Shoenberg, il paesino che fa tanto pensare al cognome di Mamma Lucilla. La luna piena illumina a giorno le montagne, campane in lontananza cercano di tener lontane le streghe in base ad un'antica leggenda, ma noi abbiamo la sensazione che sia più che altro un modo per richiamarle a danzare un vivace ballo con gli abitanti di boschi e monti. Arriviamo stanchissimi e incantati da tanta meravigliosa bellezza. Mangiamo velocemente e ci addormentiamo all'istante.




giovedì 24 dicembre 2015

Cronachette di un viaggio in Italia. Mentana * Ferrara * Massanzago * Venezia * Massanzago

24 dicembre 2015

Mentana * Ferrara * Massanzago * Venezia * Massanzago


Piazza San Marco, Venezia
Ci svegliamo tardi, intorno alle otto, prepariamo pigramente la valigia, carichiamo la macchina e ci avviamo verso casa di Mamma Lucilla e Papà Pietro per la colazione. Li troviamo assonnati per la notte precedente, ci prendono in giro e ci coccolano con prelibatezze dolciarie casarecce. 
Bacetti, auguri e partiamo, forse faranno l'albero oggi, forse no. 
Partiamo, passiamo a Mentana e ci fermiamo per prendere alcuni oggetti che abbiamo dimenticato. 
È tardissimo, ci baciamo buon viaggio per l'ennesima volta, l'odore di aglio da rimedi avezzanesi contro influenze e raffreddori persiste. 

La nostra scaletta di viaggio, che prevedeva sosta a Bologna, Modena, Mantova con pranzo nella città di Mantegna o in quella di Romeo e Giulietta, si modifica con una tappa a Ferrara per un pasto veloce e un giretto nel castello che a Capodanno verrà simbolicamente incendiato da fuochi d'artificio e giochi pirotecnici spettacolari. 

Arriviamo a Massanzago poco prima delle cinque, l'appartamento è carino anche se un po' freddo. 

Scarichiamo le valigie, paghiamo la quota prevista con un supplemento per le pulizie che non era indicato e poi via verso Venezia. Guidiamo sull'acqua lungo il ponte che attraversa il mare, parcheggiamo e ci incamminiamo. 

Claudio scorge una pasticceria che ha tutta l'aria di essere ottima, in effetti è sublime, con ricette tramandate dal XVIII secolo. 

Piazza San Marco, Venezia
La luna è quasi piena e la città lagunare è uno spettacoli senza eguali nella vigilia di Natale. Svuotata dalla calca e piena di sé, della sua incredibile bellezza. Calli e campielli si schiudono davanti ai nostri occhi incantati dalla magia di una delle città in assoluto più suggestive del Pianeta. Ripensiamo a Cagliostro e alla sua aiutante, pagine di libri si concretano nella nostra passeggiata notturna, ci sentiamo un po' felini e un po' curiosi, ci lasciamo incantare dal teatro naturale che ha ispirato Goldoni, diventiamo parte attiva di quella commedia che sembra rinnovarsi in eterno.Giungiamo a Piazza San Marco deliziandoci con frittura e polenta. 

La serata è limpida, di primo inverno tiepidamente sereno, la luna gioca vivace con la rotonda sobrietà della ricchissima basilica, le gondole riposano tra onde leggere, cullate dalla risata meravigliata di un bambino. All'orizzonte emergono gli isolotti nella loro costante ricerca del compromesso tra le forze della Natura e l'ingegno umano. Venezia ci stordisce, ci smarriamo e ritroviamo nel ritmo lento del camminare tra fiori e finestre illuminate a festa, nelle vetrine maschere pronte a colmarsi di vita carnevalesca. Torniamo verso la macchina con i piedi doloranti e una profonda gioia nel cuore.  

martedì 22 dicembre 2015

Cronachette di un viaggio in Italia. Itinerari mentanesi: Mentana * Roma * Avezzano * Capranica * Mentana

Martedì 22 dicembre 2015

Itinerari mentanesi: Mentana * Roma * Avezzano * Capranica * Mentana


Ci svegliamo presto, Claudio si prepara per andare a Poggio Mirteto per un lavoro, Valentina cuoce dolcetti, una doccia veloce, carica la lavastoviglie e si avvia verso Roma. Dopo qualche telefonata a vuoto si accorge che è una bellissima giornata, l'ideale per celebrare l'inizio dell'inverno. Se i parenti non sono raggiungibili fisicamente, è sempre possibile pensarli e arrivare in luoghi non lontani per un saluto immaginato e pensato. L'autostrada per Avezzano è vicina, ci vuole circa un'ora per arrivare. Il Gran Sasso canta la sua melodia di sirena marmorea ma la voglia di ritrovare il ricordo di Nonna Antonina che raccoglie erbette di montagna sul Monte Salviano è più forte. La strada per il Santuario della Madonna di Pietracquaria è animato da persone che colgono l'occasione della bella giornata per una passeggiata o una corsetta salutista. Nonna Antonina amava moltissimo questi luoghi, il suo luminoso sorriso, la sua gioia coinvolgente sembrano diffondersi ancora tra i prati rasi. L'asfalto si snoda in un paesaggio paradisiaco, il misticismo del momento è accentuato dalla forza vivace delle montagne. Il Santuario è semplice e accogliente, due presepi in attesa del bambinello disposti davanti all'altare e in una cappelletta verso destra. Dietro all'altare vetrate mosaicate con colori accesi, in stile moderno, rimandano a simboli di gioia, con la celebrazione della musica e dell'amore divino. È ora di scendere verso Avezzano e di fare il pieno di gasolio, un giro a Via Nova, tanto per ricordare, per tenere a mente qual è la potenza dell'amore sincero, un salto nella pasticceria del Duomo, ritrovando i negozietti e le botteghe dove andavano Nonna Antonina e Zia Egle per la preparazione di lunghissimi pranzi natalizi, un forte senso di nostalgia di qualcosa da cui Valentina è stata sempre esclusa per un motivo o per l'altro e che però sente parte di sé. È ora di tornare, c'è la recita di Saretta e la voglia di essere con lei. Il lavoro di Claudio a Poggio Mirteto si prolunga e non fa in tempo ad essere lì per la rappresentazione scolastica della nipotina. La giornata è davvero splendida e può essere una buona occasione andare finalmente a Capranica per acquistare le nocciole nella fabbrica Cimina. Ci sono anche i noccetti zuccherati che preparava Zia Egle, è ora di tornare a casa.   

martedì 8 dicembre 2015

Cronachette di un viaggio in Italia. Itinerari mentanesi: Mentana * Piccola Svizzera * Ovindoli * Rocca di Mezzo * Rocca di Cambio* Fonte Avignonese * Monte Salviano * Avezzano * L'Aquila * Mentana

Martedì 8 dicembre 2015

Itinerari mentanesi: Mentana * Piccola Svizzera * Ovindoli * Rocca di Mezzo * Rocca di Cambio* Fonte Avignonese * Monte Salviano * Avezzano * L'Aquila * Mentana


Ci svegliamo pigramente, con ritmi vacanzieri, carichiamo la lavatrice, facciamo colazione lentamente, prepariamo tè caldo col miele e cubetti di formaggio da portar via e poi ci decidiamo a partire verso l'Abruzzo. L'idea è quella di andare a vedere il festival cinematografico aquilano, un po' per voglia di stare in un turbine di immagini in movimento, un po' per testimoniare l'importanza di esserci, di essere là dove tutto sta ricominciando a vivere, nonostante il terremoto, nonostante le torture che gli abitanti di questa testarda città hanno dovuto subire da parte di politicanti e imprenditori corrotti e corruttori. Non prendiamo l'autostrada, cogliamo l'occasione per conoscere ciò che vediamo soltanto da lontano quando percorriamo la A24, la giornata non è delle più belle ma non è freddo e non c'è ghiaccio per terra. Ci dirigiamo verso Tivoli e da lì superiamo il confine tra Lazio e Abruzzo non senza arrabbiarci per un meraviglioso castello lasciato alla più assoluta desolazione, in provincia di Roma, nel giorno in cui il Giubileo della Misericordia mette in moto il suo meccanismo di visibilità globale. L'odore inconfondibile del mosto si spande tra le stradine sassose. Proseguiamo con la voglia di tornare indietro, se dobbiamo girare per innervosirci tanto meglio starsene al calduccio a casa a preparare un pranzetto festivo e a fare l'albero di Natale. Percorriamo la Piccola Svizzera, ameno luogo tra le montagne abruzzesi in cui la speculazione edilizia degli anni in cui era normale avere una casetta in montagna e una al mare, per le vacanze, ha lasciato segni non indelebili; il territorio mantiene la sua selvaggia bellezza. Non ci fermiamo ma andiamo avanti fino a raggiungere Capistrello. Arriviamo ad Avezzano da Monte Salviano, dove ferve, come tradizione, un'attività sportiva e religiosa, tra pellegrini che vanno a pregare la Madonna di Pietracquaria e chi cerca di smaltire un po' di tossine e calorie in previsione delle laute mangiate festive. Valentina fa vedere a Claudio la casa paterna, quella dove ha imparato ad assaporare il mosto di uva fragola e ha litigato innumerevoli volte con Nonna Antonina che voleva costringerla a farsi il segno della croce. Dolci ricordi di momenti trascorsi coi cugini più grandi, alambicchi e pietre. Il sapore del sale da cristalli grandi quanto un melone, il marmo del tavolo nella cucina sbilenca e l'odore del legno di mobili solidi, scuri custodi di prelibati nocci caramellati, sottili crostate con la marmellata di uva fragola, ferratelle ripiene di miele, mandorle, noci e nocciole, soffici amaretti, deliziosi parrozzi e rustiche sagnette condite con sughi zeppi di cipolla e dell'immancabile aglio, che fa bene a tutto e che, per il principio di cui sopra, veniva messo anche nel caffè di chi, incautamente, lamentava mal di testa da freddo umido e freschissima acqua gelata. Ci lasciamo alle spalle il palazzetto, memento dell'importanza dell'amore e del rispetto reciproco e ci dirigiamo verso la piazza del Duomo, vestita a festa con i mercatini natalizi. La Pasticceria Risorgimento non tradisce le nostre aspettative e in men che non si dica trangugiamo freschissime pastarelle col sapore originale di dolci artigianali. Lo sguardo scanzonato della pasticcera ci fa capire che forse non siamo gli unici a compiere veri e propri pellegrinaggi del gusto in quella bottega dove il tempo sembra, per fortuna, essersi fermato qualche anno prima dell'epoca delle paste preconfezionate e delle creme da frigorifero preparate con uova e latte liofilizzati. Facciamo una bella scorta di pastarelle e riprendiamo la via verso l'Aquila, attraversiamo Ovindoli, Rocca di Mezzo, Rocca di Cambio e Fonte Avignonese, posti che ci incantano nel loro splendore. Una grande spianata, paesini arroccati e montagne tutto intorno a creare un'atmosfera mistica dove l'orizzonte è in un altrove elevato verso il cielo, mutevole abbraccio di nuvole e raggi di sole. Non c'è molta neve ma decidiamo di tornare presto, magari per imparare finalmente a sciare. Il fuoco autunnale degli alberi si esprime in un dialogo luminescente tra gialli, arancioni, rossi e un'incredibile varietà di verdi, messo in risalto dai rami spogli che si preparano all'inverno Il Gran Sasso e i Monti della Laga ci emozionano oltre qualunque razionalità, ormai sappiamo che ci hanno stregati con la loro magnificenza e ci deliziamo nel sentimento di familiarità pian piano che ci avviciniamo. Il capoluogo abruzzese sembra più piccolo, visto dall'alto. Il terremoto da questo lato ha lasciato segni ma non devastazione come dall'altro versante. Cerchiamo subito Colle Maggio, dove c'è la prima Porta Santa, è il nostro modo di partecipare all'apertura del Giubileo straordinario della misericordia e ricordare, forse con un po' di malizia, la pratica della simonia e dell'indulgenza plenaria ripresa da Bonifacio VIII, fine giurista e conoscitore della tradizione ebraica del corno giubilare che ogni sette anni prometteva appunto una indulgenza plenaria. La misericordia cui si ispira l'Anno Giubilare indetto da Papa Francesco per noi parte da qui, da Celestino V, da San Bernardino da Siena e soprattutto dal Caffè Fratelli Nurzia, che proprio oggi festeggia il sesto anniversario della riapertura dopo il sisma che ha sconvolto e imbrigliato la città dolente ma non arresa, sofferente e fieramente, dignitosamente, testarda come soltanto gli abruzzesi sanno essere. Se il Giubileo parla di misericordia, il festival cinematografico aquilano esprime rabbia e cerca la vendetta nei film, nel centralissimo caffè si respira aria di festa, si addobba l'albero con scatole di prelibati torroni preparati con la ricetta che prevede miele, mandorle, cacao e non sottoprodotti industriali, si ricomincia daccapo senza dar troppo peso alle sofferenze. Anche a L'Aquila “ha da passa' 'a nuttata”. Andiamo via non senza aver apprezzato l'albero addobbato dalle mamme con stelle prodotte con bottigliette di plastica trasparenti, aver presenziato alle prime iniziative festivaliere. Torniamo abbastanza presto, in tempo per preparare anche noi il nostro alberello di Natale, tra le proteste infondate di Claudio che accusa Valentina di non saper mettere le palline perché atea, Valentina si arrabbia e gli spiega che essere atei non vuol dire non celebrare ma partecipare alle celebrazioni di credenti in varie religioni, senza per questo credere nella fondatezza delle stesse.   

sabato 5 dicembre 2015

Cronachette di un viaggio in Italia. Itinerari mentanesi. Mentana > Rifugio Montecristo > L'Aquila > Mentana

5 dicembre 2015

Itinerari mentanesi. Mentana > Rifugio Montecristo > L'Aquila > Mentana

Ci svegliamo di buon mattino senza troppa voglia di andare via. La giornata promette bene, ci rimettiamo a letto con pigro gusto vacanziero. Il sole irrompe nella stanza e ci invita a godere della calda mattinata dicembrina. Ci facciamo una doccia calda, ci vestiamo bene e ci copriamo per andare sulla neve, direzione: Gran Sasso. L'acqua bolle, il tè è subito pronto per il thermos, tagliamo a dadini un po' di cacio lombardo acquistato al Passo del Tonale, prepariamo gli zaini e via, pronti per una bella gita.
Saliamo in macchina, bacetto del buon viaggio, l'autostrada non promette bene e sembra proprio che mezza Roma e dintorni abbiano deciso di seguirci verso l'Abruzzo, o che comunque la nostra sia stata una di quelle originalissime idee sulla falsa riga di una capatina al centro commerciale in un sabato pomeriggio uggioso. Arriviamo a Fonte Cerreto, dove pensiamo di acquistare panini ma preferiamo proseguire verso Campo Imperatore, o almeno finché si riesce ad arrivare. Ci fermiamo al Rifugio Montecristo, dove ci accolgono due bellissimi cagnoloni che hanno tutta l'aria di essere maremmani paciosi e dolcissimi. Cambiamo le scarpe e ci incamminiamo verso la cima, o almeno cominciamo ad inerpicarci su una pista da sci con qualche centimetro di neve e gli impianti di risalita fermi. Prendiamo come riferimento i pali della funivia per non perdere l'orientamento. L'impressione che abbiamo è quella di una scalata in cordata dell'Everest, ci fermiamo di frequente per riprendere fiato anche se non abbiamo il coraggio di ammettere che siamo decisamente fuori allenamento. Alfin giungiamo in vetta, forse sarebbe più appropriato affermare che abbiamo percorso qualche centinaia di metri in leggera pendenza e ci siamo seduti, stremati e soddisfatti, vicino al capo opposto della seggiovia. Intorno a noi la meravigliosa varietà dei Monti della Laga e del Massiccio del Gran Sasso. C'è poca neve e Valentina riesce finalmente a comprendere il concetto di trasformazione dell'idrogeno con due basi di ossigeno dallo stato liquido a quello nevoso. Rimaniamo molto sorpresi dalla forza straordinaria della natura che riesce ad esprimersi nello spazio di pochi centimetri quadrati tra forme vitali all'apparenza diversissime tra loro. Ci beiamo nella bellezza ondosa di monti che si rincorrono tra loro in una corsa infinita verso il cielo e il mare. Siamo in profonda meditazione, il modo giusto per salutare un amico e per godere il piacere vivace dell'amenità del luogo. Riscendiamo verso il rifugio correndo sulla neve, ridiamo, sembra di volare. Piccola sosta al Montecristo per succo di frutta e caffè al ginseng. Vorremmo mangiare lì ma forse la prossima volta. Una chiacchierata sui luoghi di montagna opposti a quelli di mare ci fa sorridere: a quanto pare i montanari trovano il mare monotono. Andiamo via con la voglia di tornare. Arriviamo a L'Aquila, città massacrata ingiustamente dall'inettitudine e dalla corruzione. L'imponenza della Procura ci strappa un amaro sorriso.
Nella Piazza del Duomo ci deliziamo tra squisitezze e sapori autentici nel Caffè dei Fratelli Nurzia. Torniamo verso casa tra le vie della città dignitosamente sofferente, fantasmagoricamente testarda. Attraversiamo paesini deliziosi, Antrodoco, Sella di Corno, per giungere fino a Rieti, dove non ci fermiamo.

La Salaria ci riporta verso casa con il desiderio di ricominciare il lavoro. Ci aspetta il sagrato della chiesa per un'iniziativa commemorativa.

domenica 22 novembre 2015

Cronachette di un viaggio in Italia: Itinerari mentanesi. Mentana > Abruzzo > Ascoli Piceno > Acquasanta Terme > Mentana

Domenica 22 novembre 2015

Itinerari mentanesi. Mentana > Abruzzo > Ascoli Piceno > Acquasanta Terme > Mentana


Siamo partiti tardi, verso le nove, dopo aver cotto al forno arancini con gorgonzola e pere, lessato patate, preparato il tè e il borsone con gli indumenti adatti alla montagna. Ci dirigiamo verso il Gran Sasso, che ci riempie di un meraviglioso sentimento di maestosità. Sull'autostrada incontriamo pioggia, nevischio, neve e venti forti, per cui decidiamo di proseguire verso Ascoli Piceno. L'Adriatico ci svela la sua bellezza aprendosi davanti ai nostri occhi in una immensità di sole, cielo terso e mare blu cobalto increspato da onde capricciose, qua e là qualche campanile, matite in resta in un disegno che è al contempo realtà e rappresentazione di sé. Ascoli ci accoglie nelle sue ritmiche vie e piazze, il romanico piceno si espande fino a raggiungere un'umanistica forma di rapporto tra i cittadini e i luoghi del vivere. Nella piazza, che sarebbe dechirichiana se non fosse decisamente romanica, scompostamente fiorata, vivacemente abitata, prendiamo l'aperitivo in uno tra i bar più belli che abbiamo mai visto, sembra di essere in una assoluta compresenza di epoche e tempi. Il Risorgimento, gli ideali novecenteschi e il nuovo umanesimo di questi primi decenni del ventunesimo secolo si intrecciano tra suggestioni liberty, sapienza artigianale, innovazione e mondanità eterna. Dalle vetrine si vede la piazza, si fa guardare fanatica con elegante nonchalance popolare, e la vita pigramente attiva della domenica mattina. L'aperitivo è spettacolare e ci avviamo soddisfatti verso il nostro giro tra le architetture religiose. Non ci sono molte chiese visitabili, o c'è la messa o sono chiuse, ma riusciamo comunque a vedere il Battistero e il Duomo. Vi entriamo mentre una fanfara intona l'inno italiano. La cattedrale principale è frutto di una serie di aggiustamenti successivi, segno inequivocabile di una vivacità culturale che si esprime nella costruzione e nella modificazione graduale del tessuto urbano. Non ci sono mastodontici edifici a testimonianza inequivocabile del potere temporale di questo o quel nobile, di questo o quel vescovo, di questa o quella religione, piuttosto una graduale evoluzione partecipata. Ascoli Piceno ci piace moltissimo, rispecchia in tutto e per tutto il nostro ideale di cittadella a misura di persona, in cui la vita civile non è e non deve essere opprimente per chi la abita. Ci sorprende in modo molto positivo anche l'alternanza e il bilanciamento tra luoghi di culto e le istituzioni pubbliche. Evidentemente il dialogo tra i due poteri c'è e c'è sempre stato, ma è altrettanto palese che non si tratta di sottomissione acritica, piuttosto di un incastro costruito in secoli di trattative, una specie di mercanteggiamento costante che a poco a poco ha creato una coscienza civica e un tessuto sociale all'apparenza molto coeso e solido. La vivacità di questo incessante colloquio in una terra che ha l'abitudine di tremare di quando in quando si evidenzia nella commistione ben armonizzata di stili all'interno del Duomo, il quale era originariamente orientato diversamente, avendo virato di 90° la navata centrale. Anche la cripta sottostante la chiesa a livello strada è un esempio molto interessante di incontro tra linguaggi artistici temporalmente molto distanti. Un mosaico della seconda metà del novecento illumina un insieme marmoreo settecentesco, dando respiro alle colonne romane, riadattate alla meglio e collocata in forma ecclesiale poco prima dell'inizio del Medioevo. Nella parte superiore Oriente e Occidente tramano dialoghi possibili, i confini temporali e spaziali si ampliano. Pregevoli le ventisette formelle di argento di mastri artigiani abruzzesi, i cori lignei e alcune opere di rilievo ma quello che veramente stupisce in questo luogo è il lavorio costante che sembra rispecchiare appieno il carattere vivace di Ascoli Piceno. Andiamo via non senza aver assaporato la squisitezza delle olive ascolane originali e averne portato un po' con noi. Prendiamo la Salaria, i Monti della Laga e i Sibillini sono le nostre ali in questo percorso che ci porta a fare una piccola sosta a Acquasanta Terme. Un albergo in ristrutturazione molto bello, in perfetta armonia con la natura, ci fa avventurare verso il fiume gelato dell'acqua di montagna e caldo di acqua solfurea. Ci innamoriamo per l'ennesima volta del territorio marchigiano, stiamo cominciando a conoscerlo, sembra volerci sempre più svelare la sua profonda bellezza. Torniamo verso Mentana con il desiderio di tornare presto ad esplorare le Marche e l'Abruzzo.   

domenica 15 novembre 2015

Itinerari mentanesi. Mentana – Appia Antica – Mentana

Domenica 15 novembre 2015

Itinerari mentanesi. Mentana – Appia Antica – Mentana

Ci siamo svegliati presto e abbiamo iniziato a gingillarci per casa con la voglia di fare qualcosa di particolare, abbiamo cotto supplì e arancini, che abbiamo portato a Mamma Enza e Papà Giancarlo e poi siamo andati da Mamma Lucilla e Papà Pietro. Dopo una ricchissima colazione abbiamo deciso che una bella giornata di caldo autunno era perfetta per una gita all'Appia Antica, loro sarebbero state le nostre guide d'eccezione.
In effetti ci hanno illustrato con molta competenza le varie tappe del percorso e ci hanno fatto scoprire alcuni gioielli della cultura romana.
Passeggiare senza fretta sull'antica strada costruita sulla colata lavica del Vulcano Albano è un piacere da Grand Tour o una di quelle gite che chi vive a Roma e provincia dovrebbe concedersi almeno una volta.
È un modo per ripercorrere i passi degli antichi romani, per scoprire meraviglie archeologiche e ville leggendarie e per riappropriarsi di uno spazio culturale, modificato nel corso degli anni da abusi edilizi che ormai costituiscono un'attrazione turistica.
In realtà, più che un museo a cielo aperto, è un cimitero allegro. Nell'antichità i romani abbinavano a quella che ancor oggi è la tradizionale 'gita fuoriporta' alla commemorazione gioiosa di defunti.
Le ricche famiglie, o comunque i familiari di chi poteva permettersi di venir seppellito al lato della grande arteria di comunicazione con più o meno imponenti monumenti funebri, avevano l'abitudine, dopo onoranze funebri che duravano anche due o tre giorni, di banchettare sulle tombe, che erano costruite su piani diversi.
Al piano inferiore della costruzione, che poteva essere tanto grande quanto la tomba di Cecilia Metella, utilizzata nel Medioevo come forte militare, c'era le urne o la cassa marmorea, al piano superiore i familiari erano soliti rendere omaggio alla memoria con veri e propri banchetti.
Per quanto possa sembrare macabra, è un'usanza che ancor oggi si ritrova in alcune aree della Sicilia, e quindi ha forse radici antichissime.
Da vedere assolutamente il Capo di Bove, una villa di proprietà di un inglese, acquistata dalla Soprintendenza, nel cui giardino è emersa una domus romana con addirittura la zona termale privata con mosaici, calidarium e riscaldamento a pavimento.
Proseguendo nel cammino ecco che si giunge alla Tomba di Cecilia Metella e al Castrum Caetani, una faraonica tomba circolare in marmo bianco sulla cui struttura è stata costruita nel Medioevo una fortificazione con funzione protettiva e di dazio, dedicata ad una signora di cui non si sa praticamente nulla. Di fronte i resti della chiesa dedicata a San Nicola da Bari che si trovava all'interno del castrum.
Dopo qualche metro ecco apparire la maestosa Villa di Massenzio, lo sfortunato imperatore che perse la battaglia contro Costantino per un errore di strategia. Imperdibile punto di osservazione in questo viaggio nel tempo.

Oggi l'Appia Antica ha mantenuto il carattere allegro e festoso in un luogo che sembra una strada in cui il dialogo tra la vita e la morte assume forme impensate di gioiosa socialità.